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IGINO Gaio Giulio

Gaio Giulio Igino (in latino Caius Iulius Hyginus)  detto il Bibliotecario (scrittore latino di origine spagnola o alessandrina, 64 a.C. – 17 d.C.).
Nato in Spagna (secondo alcuni ad Alessandria d'Egitto) fu nominato dall’imperatore Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto direttore bibliotecario del tempio di Apollo.  I suoi nomen e praenomen (come d’altronde ci conferma anche Svetonio) tradiscono il suo passato di liberto, da cui fu affrancato da Augusto.
Amico di Ovidio, fu uomo di vastissima cultura ed interessi e contemporaneo del grammatico latino Verrio Flacco, anch’egli liberto, al quale contese il primato dell’erudizione.
Lo ricordiamo qui per le sue opere di agricoltura, anche se i suoi scritti, di cui ci sono pervenuti solo pochi frammenti (se non addirittura solo i titoli), spaziarono nei più vari campi delle scienze umane, dalla geografia, alla storia, alla critica, alla filologia, alla religione. Lo stile non è ricercato e nel suo linguaggio si ritrova – non è dato sapere quanto volutamente - una semplicità che lo rende adatto ad una divulgazione di tipo didattico e popolare.
Tra le opere ricordiamo qui:
- “De agri coltura”, un trattato sulla vita agreste;
- “De apibus”, un trattato in forma fantastica sulla vita delle api, successivamente ripreso da Columella.
Ricordiamo, inoltre:
- il commento al “Propempticon Pollionis” di Elvio Cinna e quello critico-esegetico all'Eneide (Commentarii in Vergilium, in 5 libri);
- il “De origine et situ urbium Italicarum”;
- il “De vita rebusque illustrium virorum”; il “De familiis Troianis” e l’”Exempla”;
- il “De Dis Penatibus” ed il “De proprietatibus deorum”.
Si è in generale concordi nel distinguerlo da Igino detto l'Astronomo (II sec. d.C.), al quale alcuni attribuiscono la paternità di una raccolta di 277 favole (“Fabulae”), di argomento mitologico, inizialmente attribuita ad Igino Gaio Giulio.