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I BAKHTISHU

I Bakhtshua Gondishapuri (detti anche Bakhtīshūʿ, Bukhtishu e Bukht-Yishu) furono una famosa famiglia di medici siriani appartenenti alla setta dei cristiani nestoriani attivi per ben 6 generazioni nell’arco temporale di circa 250 anni, dal VII al IX sec. d.C..
Etimologicamente il nome Bakhtīshūʿ - secondo l’opinione dello storico del XII sec. Ibn Abī Uṣaybi῾a (h) nella sua opera “ʿUyūn al-anbāʾ fī ṭabaqāt al-aṭibbā” – avrebbe il significato di “servo di Gesù” [“...ishu” = “Gesù”, laddove invece "Bukht..." che lo precede sarebbe di derivazione medio-persiana (età sasanide) anziché siriana col significato di “colui che viene liberato”] (ricordiamo qui che nella su citata opera storico-medica si fa cenno ai membri della famiglia dei Bakhtshua, tra i quali viene citato ad esempio il medico Bakhtīshū 'ibn Jibra'il, noto per la sua "erudizione, lealtà, integrità, carità e della perfetta aderenza alla condotta virile" (Ibn Abi Uṣaybi'a, 'Uyun al-Anba', 201-9).
La famiglia, originaria di Ahvaz, aveva frequentato la pionieristica Accademia medico-filosofico persiana di Jundishapur durante l’impero sasanide di Anushirawan “il Giusto” (531 - 579 d.C.). Di poi si era trasferita prima a Baghdad - dove aveva istituito scuole mediche sul modello di Jundishapur ed era riuscita a mantenere di fatto il monopolio della pratica medica -  e successivamente a Nusaybin, allora compresa nel territorio siriano. Ogni membro della famiglia era stato educato sia ai principi delle arti mediche hindi e persiana che a quelli della civiltà greca sino ad arrivare agli insegnamenti di Galeno. In effetti lo sguardo di tutti gli scienziati e gli artisti del tempo – soprattutto di origine siriana - era rivolto al mondo greco ed a quei tempi risalgono le prime traduzioni di testi greci in lingua siriaca (ad opera di Sergius di Reshaina – VI sec. d.C.) e poi araba. Alla famiglia dei Bakhtīshūʿ va riconosciuto anche lo sforzo di aver voluto introdurre le tradizioni della medicina greca nel mondo siriaco e persiano, testi che vennero tradotti dalle famose scuole nestoriane di Edessa e Nisibi nella cultura arabo-musulmana del califfato abbaside.

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Membri della famiglia : Bakhtīshūʿ I (بختیشوع اول) (il Vecchio), Jibrāʾīl I (جِبرائیل اول) e Jurjis I (جرجیس) ibn Bakhtīshūʿ

La famiglia prende le mosse dal suo membro Giorgis (Jurjīs I) ibn Bakhtishu, il quale scrisse opere scientifiche e fu il fondatore dell’Accademia con annesso ospedale (bimaristan) di Giundēshāpūr in Persia. Questi nell’anno 765 d.C. fu convocato a Baghdad alla corte del califfo abbaside al-Manṣūr che lo accolse con grandi onori. Annotiamo comunque che in effetti i primi due membri della famiglia – dei quali però non ci è giunta alcuna notizia se non tramite citazioni dei figli e nipoti che seguirono - furono Bakhtīshūʿ I (بختیشوع اول) (il Vecchio), nonno di  Jurjīs I e Jibrāʾīl I (جِبرائیل اول), padre dello stesso Jurjīs I.
Come vedremo, successivamente molti altri califfi abbasidi nomineranno loro medici personali membri della famiglia Bakhtishu, assegnando loro uno status speciale ed importanti gratificazioni economiche (pare che già il califfo al-Manṣūr avesse assegnato ben 10.000 dinari a Jurjis figlio di Bukht-Yishu per averlo assistito durante la sua malattia allo stomaco). Pare che questi, allorché venne convocato dal califfo, avesse manifestato inizialmente la sua contrarietà a trasferirsi a Baghdad, lontano dalla sua Jundishapur, ma che vi fu costretto sotto minaccia di morte. Fu allora che, prima di allontanarsi, mise a capo dell’ospedale di Jundishapur il figlio Bakhtīshūʿ II (بختیشوع دوم). Dopo aver curato il califfo, seppur su invito di questi, rifiutò di convertirsi all’Islam e chiese di poter tornare alla sua terra, lasciando presso il califfo uno dei suoi assistenti, `Isa ibn Shahla.
La data di morte di Jurjis rimane sconosciuta.
I principali esponenti di tale famiglia furono:
-Bakhtīshūʿ I (بختیشوع اول)
-Jibrāʾīl I (جِبرائیل اول)
-Jurjīs (جرجیس)
-Bakhtīshūʿ II (بختیشوع دوم)
-Jibrāʾīl ibn Bakhtīshūʿ (جبرائیل دوم)
-Yuhanna ibn Bakhtīshūʿ
-Bakhtīshūʿ III (بختیشوع سوم)
-ʿUbayd Allāh ibn Bakhtīshūʿ III (عبیدالله اول)
-Jibrāʾīl III (جبرائیل سوم)
-ʿUbayd Allāh II (عبیدالله دوم)

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Bakhtīshūʿ II (بختیشوع دوم)

Figlio di Jurjis, fu messo a capo dell’ospedale di Jundishapur in assenza del padre, allorchè questi venne convocato dal califfo al-Mannūr, malato allo stomaco.
Fu padre di Jibrāʾīl ibn Bakhtīshūʿ (جبرائیل دوم).
Durante il califfato di al-Mahdi venne da questi convocato a Baghdad per curare i disturbi fisici del figlio, il califfo al-Hadi, gravemente ammalato.
Tornato a Jundishapur dopo che la madre di al-Hadi, Khayzuran, gli aveva preferito il suo medico Abū Koraish, venne nuovamente convocato a Baghdad allorché nell’anno 787 d.C. il principe ereditario Harun al-Rashid subì attacchi violenti di emicrania. Dopo che lo ebbe guarito, il califfo, in segno di riconoscenza, lo nominò medico capo di un ospedale da lui fondato a Baghdad, carica che ricoprì sino all’801, anno della sua morte.
Sotto il califfato di Harun al-Rashid servì anche Ja `far ibn al-Yamyā Barmaki , della famiglia dei Barmakids (in persiano : برمکیان ‎ , Barmakīyān), al quale raccomandò come medico personale il figlio Jibrāʾīl ibn Bakhtīshūʿ (جبرائیل دوم).

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Jibrāʾīl (II) ibn Bakhtīshūʿ (جبرائیل دوم)

Figlio di Bakhtīshūʿ II, è anche noto sotto i nomi di Jibrīl b. Bakhtīshūʿ, Jibrāʾīl ibn Bukhtyishu e Djabraʾil b. Bakhtishu.
Studiò medicina a Jundishapur, dove fu anche direttore del nosocomio e, a far data dall’anno 805 d.C., servì come medico e consigliere presso la corte di Jaʿfar il Barmecide, fratello del califfo Harun al-Rashid, succedendo nella carica al padre.
Su suo suggerimento, il califfo Hārūn al-Rashīd iniziò la costruzione di un ospedale, sempre sul modello di quello di Jundishapur, cui diede il proprio nome.
Allorché non riuscì a salvare il califfo dal progredire di una malattia fatale, venne condannato a morte da cui fu salvato solo grazie all’intervento personale di al-Faḍl b. al-Rabīʿ, uno dei più influenti funzionari del califfato abbaside nei regni di Harun al-Rashid (r. 786 -809) e del sesto califfo abbaside al-Amin (r. 809 - 813), del quale ultimo divenne poi medico personale.
Con l’avvento al potere del settimo califfo al-Maʾmūn (786 – 833) riuscì a sfuggire alla carcerazione nell’anno 817 solo grazie alle cure date ad al-Ḥasan b. Saḥl, consigliere personale del califfo.
Nell’anno 827 fu convocato nuovamente a Baghdad in sostituzione del genero, il medico Mikha'il, non in grado di curare adeguatamente il califfo.
Morì tra l’827 e l'829 d.C. e fu sepolto sulla riva orientale del fiume Tigri, nel Monastero di San Sergio in Ctesifonte.
Si calcola che durante l’esercizio della sua professione a Baghdad possa aver guadagnato ingenti somme (sino a 88.800.000 dirham).

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Yahyā (Yūhannā) ibn Bukhtīshū'

Figlio illegittimo di Jibra'il ibn Bukhtīshū`, anch’egli esercitò la professione medica a Baghdad, presso il califfo abbaside al-Muwaffaq bi-Allah.
Scrisse un’opera medica ed un’opera astrologica per uso dei medici, oramai andata perduta.
Presso la National Library of Medicine (U.S.) è conservato uno dei pochi manoscritti del libro farmacologico “Taqwīm al-adwiya FI-mā ishtahara min al-a'shāb wa-al-'Aqaqir wa-al-aghdhiya”, sui principi delle piante, che alcuni studiosi attribuiscono a Yuhannā.
Fu anche un noto traduttore di testi greci in lingua siriaca.
Yuhannā ibn Bukhtishu divenne vescovo di Mosul nell’893 d.C..

Bakhtīshūʿ III (بختیشوع سوم)

Figlio di Jibra'il II (Jibra'il ibn Bukhtīshū`), gli successe nell’anno 828 d.C..
Fu al fianco del califfo al-Ma'mun (786 – 833 d.C.) durante le sue campagne in Asia Minore.
Esercitò la professione medica sotto il regno del nono califfo abbaside, il mecenate al-Wathiq (al-Wāthiq bi-llāh). Momentaneamente esiliato a Jundishapur, fu sostituito presso il califfo da Mīkhā'īl, genero di  Jibra'il II. Ma dopo poco dovette tornare a Baghdad, convocatovi da al-Wathiq, gravemente malato, il quale però morì prima del suo arrivo nella città irachena.
Venne allora nominato medico di corte dal fratello di al-Wathiq, il califfo (Jaʿfar) al-Mutawakkil, il quale non mancò di ricompensarlo per le sue competenze mediche, tanto da permettergli una vita sfarzosa presso la sua corte.
Negli ultimi anni della sua vita venne esiliato nel Bahrain, dove morì nell’anno 870 d.C..

ʿUbayd Allāh ibn Bakhtīshūʿ III (عبیدالله اول)

Figlio di Bukhtishu III, non sembra sia stato un medico famoso essendosi più che altro affermato quale funzionario-economo di corte presso il califfo abbaside al-Muqtadir (Abū l-Faḍl Jaʿfar ibn Aḥmad al-Muʿtaḍid ovvero al-Muqtadir bi-llāh, 895-908 – 932 d.C.) il quale confiscò le sue proprietà alla sua morte.
Jibrāʾīl III (جبرائیل سوم), figlio di ʿUbayd Allāh (ibn Bakhtīshūʿ III / عبیدالله اول), seguì invece la tradizione dei suoi antenati affermandosi nel campo della medicina, materia che fu indotto a studiare soprattutto su sollecitazione della propria madre.

Jibrāʾīl III (جبرائیل سوم)

Jibrāʾīl III (جبرائیل سوم) [ibn ʿUbayd Allāh (ibn Bakhtīshūʿ III / (عبیدالله اول)] seguì le orme dei suoi antenati, spinto a studiare medicina soprattutto dalla propria madre, rimasta vedova dopo la morte di ʿUbayd Allāh ibn Bakhtīshūʿ III (عبیدالله اول).
Non sembra che abbia però avuto – almeno inizialmente - una vita agiata, soprattutto dopo la morte della propria madre.
Trasferitosi anch’egli a Baghdad, dove iniziò a professare presso l’`Akukī Hospital, agli inizi della sua carriera rifiutò di trasferirsi a Il Cairo quando gli venne fatta l’offerta dal califfo fatimide al-`Azīz, spostandosi invece solo per brevi periodi quando venne convocato per dei consulti medici da Buwayhid (da Buwayh / Buyeh) 'Akuk ( - 'Adud ) al-Dawla presso la città persiana di Shiraz (persiano: شیراز Shīrāz), che aveva conosciuto un’importante crescita sotto gli Arabi e le diverse dinastia locali, tra cui in primis la dinastia sciita dei Buwayhidi (o Buyidi, 945 – 1055 d.C.), i quali la avevano innalzata a loro capitale.
Solo verso la fine della sua carriera si trasferì presso la città mesopotamica del nord di Mayyafaraqin su invito della corte dei Marwanidi (i Califfi omayyadi). Vi morì nell’anno 1005 (- 1006) d.C..

ʿUbayd Allāh II (عبیدالله دوم)

ʿUbayd Allāh II (Ubeidullah II  / عبیدالله دوم) era figlio di Jibra'il III (`Ubaidullah II ibn Jibra'il III).
Amico del medico iracheno di fede cristiana Ibn Butlān (Abū al-Ḥasan al-Mukhtār ibn ‘Abdūn, 1001 – 1038/52/66, autore del Taqwin al Sihha, un trattato di igiene e dietetica), esercitò anch’egli la professione medica, seguendo le orme del padre, il quale esercitò nei suoi ultimi anni presso la dinastia sciita dei Buwayhidi, e degli antenati della scuola pionieristica di Jundishapur.
`Ubaidullah II fu, tra l’altro, autore di uno scritto medico dal titolo “al-Raw un al-ibbiyya”, una versione ridotta del Kitab Tadhkirat al-hādir wa-zad al-Musafir, contenente a sua volta all’incirca ben 50 capitoli su argomenti medici e filosofici (tra gli argomenti a carattere medico, ricordiamo qui, ad esempio, i capitoli sugli elementi e gli umori, gli organi, i sintomi, i rimedi, la salute e la malattia ma anche la rabbia, l’appetito e la lussuria, la ragione, la memoria, la vista, la voce ed il pensiero. Tra i capitoli di argomento filosofico ricordiamo quello sullo spirito e l’anima; in particolare sembra che l’ispirazione per il capitolo sull’anima gli sia stata data dalla lettura dei testi greci e delle opere di Galeno). Difatti, con ʿUbayd Allāh II si ha la prova dell’influenza del pensiero medico-filosofico greco sul mondo arabo nell’XI secolo (che si può apprezzare, ad esempio, anche nella lettura del capitolo del Tadhkirat sulla vista).
Come il padre, pare abbia vissuto nella città mesopotamica di Mayyafaraqin, dove morì nell’anno 1058 d.C..
Tra gli altri suoi lavori pervenutici, ricordiamo anche alcuni scritti sulla respirazione, il latte e la natura e le funzioni degli organi animali.

Bakhtīshūʿ IV

Generalmente, la dinastia la si fa terminare a Ubayd Allāh II (عبیدالله دوم). Dopo di lui è però possibile risalire all’esistenza di un ulteriore esponente della dinastia, vale a dire Bakhtīshūʿ IV, il quale nell'XI sec. d.C. fu medico presso la corte del califfo abbaside al-Muqtadir e del figlio di questi al-Rā ī.