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GESIO di Petra (V sec. d.C.)

...A quella più antica (intendi: la sofistica) diede inizio Gorgia da Leontini, [...] alla seconda, invece, Eschine, figlio di Atrometo [...].” (Filostrato, “Vite dei sofisti”, I, 481).

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GESIO di Petra

Gesio o Gessio di Petra (in greco: Γέσιος / fonte Suida)  (in latino: Gesius/Gessius) (medico e filosofo greco, nato a Petra – attualmente in Giordania - V sec. d.C.).
Gesio fa parte di quella vasta schiera di medici greci la cui importanza scientifica può dirsi poco rilevante, in quanto poco o nulla scrissero o i lavori dei quali sono andati oramai perduti.
Viene citato dalla Suida e fu attivo ad Alessandria d’Egitto, dove studiò medicina e filosofia. Pare fosse stato allievo del Patriarca di Antiochia Domnus II (patr. tra il 442 ed il 449 d.C.).
La figura di Gesio rimanda direttamente a quella di Stéphanos, medico e commentatore di opere mediche, il quale fiorì nel VI sec. d.C.. Ma vogliamo qui distinguere tra Stéphanos di Atene [al quale viene attribuito un Commento agli Aforismi di Ippocrate, un commentario alla Terapeutica ad Glauconem (De methodo medendi ad Glauconem) e all’Ars parva di Galeno e scoli sui Prognostici ippocratici] e l’altro Stéphanos [detto il “φιλόσοφος” / “il filosofo”] - il quale insegnò ad Alessandria d’Egitto - generalmente ritenuto autore e commentatore di testi medici e indicato da alcune fonti religiose quale un sofista accusato di eterodossia dalla Chiesa monofisita di Alessandria nell’anno 581 d.C..

Gesio fiorì sotto l’impero di Zenone (Tarasis) (425 d.C. ca. / 491 d.C. - imperatore romano d'Oriente dal 474 al 475 e poi dal 476 al 491).

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A tal proposito, leggiamo in Elias Fridericus Heister: “GESSIUS. Medicus graecus secundum Suidam sub imperatore Zenone...” (Apologia pro medicis..., Amstelaedami, 1736), il quale si richiama espressamente a quanto riportato in F. Reimmannus, Historia universalis atheismi et atheorum falso et merito suspectorum (1725).

Fu un iatrosofista contemporaneo, tra altri, di:
- A. Lurius Geminius, il quale studiò medicina e retorica in Africa;
- Agapius, anch’egli alessandrino, il quale esercitò la professione di medico a Costantinopoli, dove venne lodato anche per le sue conoscenze nei campi della grammatica e della retorica;
- molto probabilmente anche di Severo (Severus), il quale è reputato essere stato un medico iatrosofista, anche se probabilmente fiorì in epoca di poco antecedente.
Al tempo delle invasioni vandaliche nella provincia d’Africa, viene ricordato tra altri intellettuali - tra i quali gli stessi Geminius ed Agapius – i quali formarono i propri discepoli secondo i fondamentali principi delle arti della grammatica e della morale nel solco della più rigida tradizione classica.
La figura di Gesio è posteriore – anche se non di molto – a quella del medico e filosofo greco-cipriota Zenone di Cipro, rettore ad Alessandria, considerato uno dei primi iatrosofisti, insieme a Magno di Nisibe e a Ionico di Sardi, i quali pure furono suoi discepoli, attivi nella seconda metà del IV sec. d.C..

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Ricordiamo qui che all’epoca i medici iatrosofisti (in realtà insegnanti di medicina) avevano la cattiva reputazione di essere molto carenti sul versante della pratica medica (anche se piuttosto bravi nella teoria). In età imperiale, detti intellettuali e medici greco-romani frequentarono spesso le corti e furono vicini alle famiglie reali, insegnando dietro compenso i segreti della medicina e dell’esercizio fisico, ma erano anche dediti all'insegnamento ed all'esercizio dell'oratoria, ritenendo che la concezione della medicina non potesse e non dovesse distaccarsi da quella della filosofia, in quanto entrambe servissero, sinergicamente, a guarire gli uomini dalle afflizioni dei mali del corpo e dell’anima. Quindi nella iatrosofistica, fedelmente al detto galenico “Hoti ho aristos hiatros kai philosophos”, confluirono da branche diverse sia medici che esercitavano l’arte secondo una concezione filosofico-speculativa sia filosofi che solevano dedicarsi al commento ed al compendio dei testi a carattere prevalentemente medico (prevalentemente testi ippocratici e galenici).
Sul finire del V secolo d.C. (tra gli anni 457/491) Gesio fu vittima di alcune sporadiche persecuzioni cristiane contro i pagani nella parte orientale dell’Impero Romano. Insieme a lui venne giustiziato - sempre per la sua religione - anche il medico-scienziato Jacobus.
A nome di Gesio ci sono stati tramandati dei “Commentari medici”, in cui il medico alessandrino, in tre storie, illustra e commenta come si generano i sogni ed il loro significato. Gesio sembra affiancare ad una traccia di derivazione divina – o meglio soprannaturale – anche una più realistica traccia fisiologica, che porta a riscontrare in colui che sogna alcuni difetti fisici e, in alcuni casi, anche danni fisiologici arrecati dai sogni stessi.
Il racconto dello studioso e traduttore arabo-cristiano Hunain ibn Ishāq (Abu Zayd ibn Ishaq Hunayn al-'Ibādī) (808/809 d.C. – 873 d.C.) nell’opera al-Risāla (in cui vengono enumerati 129 titoli delle opere di Galeno, tradotte in siriaco e successivamente in arabo) ci testimonia l’esistenza di una versione in lingua siriaca del Commento di Galeno sulle Epidemie di Ippocrate. La traduzione sarebbe stata opera del medico, traduttore e filosofo siriano Sergius di Reshaina (VI sec. d.C.) ed il testo di riferimento sarebbe appunto stato il Commentario ad opera del medico iatrosofista Gesio di Petra (conosciuto anche come Gesio l’alessandrino). [Ricordiamo qui che l’opera al-Risāla è stata oggetto di un lavoro del linguista e orientalista tedesco Gotthelf Bergsträsser (1886 – 1933) (v. “Hunain ibn Ishaq. Uber der syrischen und arabischen Galen-Übersetzungen - Leipzig, 1925) e successivamente di John Lamoreaux; mentre il Commentario di Gesio fu oggetto di studio da parte della filologa classicista tedesca Sibylle Ihm (n. 1965) nell’opera “Clavis Commentariorum der antiken medizinischen Texte”, Leiden, 2002].