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GAMGEE John

GAMGEE John

John Gamgee (medico veterinario, chirurgo ed inventore britannico, Firenze, 1831 - 1894 ).
Figlio del veterinario Joseph Gamgee e fratello di Joseph Sampson ed Arthur, anch’essi affermatisi in campo medico, si recò dapprima in Svizzera e poi in Germania per il completamento della propria formazione e per imparare le lingue francese e tedesco.
Conseguì la sua qualifica di veterinario nel 1852 presso il Royal Veterinary College di Londra.
Prima che si dedicasse alla termodinamica ed al campo delle invenzioni, in campo medico i suoi interessi avevano spaziato dalla veterinaria alla chirurgia. Aveva infatti aperto l’Edinburgh New Veterinary College, dove era stato professore di medicina veterinaria e chirurgia; ancora, fu membro della Pathological Society of London, riconosciuto anche membro della Society of Swiss Veterinary Surgeons nonché della Boston Veterinary Medical Association.
Nel 1863 si era premurato di stabilire norme comuni tra tutti i paesi europei nella lotta contro le epizoonie organizzando un incontro ad Amburgo. Il tema trattato fu la peste che colpiva i bovini ed il commercio degli stessi animali e la riunione fu un vero successo in quanto presero parte ben 103 veterinari provenienti da 10 paesi.
Nel 1868, però, allorché si trovava al Veterinary College Albert di Londra, aveva avuto due insuccessi: invitato negli Stati Uniti per spiegare un nuovo processo di conservazione delle carni, la dimostrazione pratica si era rivelata un vero e proprio fiasco; così anche quando fu invitato dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, nella sua veste di veterinario di fama, per studiare le cause dell’epidemia di febbre del Texas (su cui stilò un rapporto in dodici punti che si rivelarono tutti errati).
Scrisse un Vade Mecum del Veterinario (“Veterinarian’s vade mecum”) nel periodo in cui era chirurgo presso l’Edinburgh New Veterinary College. Il libro (Edimburgo, Sutherland and Knox. Londra, Simpkin, Marshall & Co., 1858) presenta numerose illustrazioni e tratta delle malattie degli animali domestici (cavalli, pecore, capre, maiali, cani e gatti). La parte I è dedicata alla farmacopea veterinaria. La parte II è dedicata ad un formulario veterinario, riguardante soprattutto le modalità con cui mescolare i vari farmaci (con ogni formula in lingua latina e corrispondente traduzione in inglese). La parte III contiene una “Memoranda toxicologica” che rimanda anche ad alcuni lavori di altre riconosciute autorità in campo medico e veterinario, tra le quali il fisiologo François Magendie (1783 – 1855)  ma soprattutto Mathieu Joseph Bonaventure Orfila (1787–1853), considerato il padre della Tossicologia (the "Father of Toxicology,"). La parte IV, infine, tratta, in ordine alfabetico, tutta una serie di patologie animali.
Nella sua opera J. Gamgee fece espresso riferimento alla Farmacopea del farmacista tedesco Eduard Geffcken (1801-1866).
Nel campo delle invenzioni, sviluppò il c.d. “Glaciarium”, brevettato nel 1870 (la prima pista di ghiaccio raffreddata in modo meccanico a mezzo di tubi di rame in cui scorreva una soluzione di glicerina, perossido di azoto ed acqua). Tale processo era stato scoperto da John Gamgee in un suo precedente tentativo di congelamento della carne. Le piste da lui aperte si trovavano in un piccolo edificio appena fuori dalla Kings Road a Chelsea, Londra, a Rusholme, Manchester e nel "Floating Glaciarium" al Charing Cross a Londra. Già però entro l’anno 1878 tutte le piste dovettero chiudere a causa degli alti costi e di nebbie che si alzavano dal ghiaccio.
Tentò inoltre, con il suo “Zeromoter” di ottenere il moto perpetuo.

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Nel XIX secolo, quasi in preda ad un’ossessione, si era cercato di ottenere dalle forze della natura l’energia capace a garantire il moto perpetuo. Un tentativo in questo senso fu fatto a partire dal 1880 dallo stesso J. Gamgee ed in ciò possiamo forse notare una scarsa comprensione dei principi basilari della fisica associata ad una smisurata fiducia nelle proprie capacità. L’unico lato positivo che si può notare, a posteriori, è dato unicamente da una certa conoscenza pratica della meccanica. Difatti, lo Zeromotor non ebbe successo. Gamgee era convinto che, sostituendo l’acqua con l’ammoniaca in un motore a vapore, quest’ultima sarebbe stata portata ad ebollizione (a meno di 33° C) dal calore ambientale e quindi allo stato di vapore che avrebbe prodotto 4 atmosfere di pressione sufficienti a spingere un pistone. Il gas, però, a causa della resistenza del pistone, non poté espandersi sino al punto di condensazione; né, d’altronde, sarebbe stata possibile la condensazione dell’ammoniaca senza il raffreddamento del cilindro al di sotto del punto di ebollizione del gas (processo che avrebbe richiesto addirittura più energia di quanto era possibile produrre con il motore stesso). Ciò in aderenza alla 2^ Legge della Termodinamica, formulata da Celsius, secondo cui il calore non può essere trasferito da un corpo più freddo ad uno più caldo. Infatti, col tempo, la comprensione di tale legge chiarì agli stessi scienziati che sarebbe stata assolutamente impossibile la realizzazione di tale tipo di macchina per creare dal nulla energia sufficiente a mettere in moto un motore.
Tra le opere, ricordiamo qui:
On the chemical composition, use and action of sheep-dipping mixtures (Edimburgo, 1859);
Our Domestic Animals In Health And Disease (1871)
Yellow Fever, a Nautical Disease: Its Origin and Prevention.