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Fitoplancton

FITOPLANCTON

Etimologia : dal greco  φυτόν,   phuton  "pianta"  + plancton / dal greco  πλαγκτόν , plankton ossia “vagabondo”, neutro dell’agg.  πλαγκτός  , planktos “errante, instabile” (in Eschilo Agamennone πλαγκτός assume il sign. di “folle”), der. dalla voce verb.  πλάζω , plazo, “girovagare, andare errando”, da cui poi il tedesco plankton e, successivamente, per ultimo il francese plancton /.
Tale definizione fu data nel 1887 dallo zoologo tedesco Christian Andreas von Hensen (1835-1924) all’”insieme di organismi vegetali ed animali, solitamente di dimensioni molto piccole, che galleggia e si muove passivamente in acqua salata o dolce”.
L’insieme degli organismi animali viene chiamato più precisamente “zooplancton”.
Il fitoplancton è diffuso sia in acqua dolce che in acqua salata, negli ambienti marini, in cui lo si trova dalla superficie alle profondità sin oltre i 10.000 metri sotto il livello del mare. Il suo spostamento nell’acqua è generalmente legato alle correnti marine ed al vento in quanto gli organismi che lo costituiscono hanno scarsa capacità di movimento autonomo. Tutti detti organismi hanno la capacità di ottenere energia per mezzo della fotosintesi:  essi sono cioè in grado di sintetizzare sostanza organica a partire dalle sostanze inorganiche disciolte, utilizzando la radiazione solare come fonte di energia; essi sono capaci di produrre oltre la metà dell'ossigeno totale prodotto dagli organismi vegetali della Terra.
Una maggiore produzione di biomassa fitoplanctonica è legata, oltre che all’intensità delle radiazioni solari, anche alla temperatura, il cui aumento favorisce sia direttamente i processi metabolici sia la solubilità dell’ossigeno ed i movimenti delle masse acquatiche.
Una sovrabbondanza di sostanze nutritive (tra cui, ad es., nitrati e fosfati da scarichi civili o industriali) può dar luogo per eutrofizzazione ad un aumento, che può avere periodicità stagionale, della biomassa di fitoplancton ed allo sviluppo di specie tossiche di fitoplancton (fioriture dovute ad un aumento dei nutrienti algali) determinando seri problemi per lo sfruttamento delle risorse idriche utilizzate per scopi potabili, sportivi o ricreativi.
I principali organismi che lo costituiscono sono rappresentati da: cianobatteri, cloroficee, proclorofite,  diatomee, crisoficee, criptoficee, dinoflagellati.  Tra questi, le criptoficee e le crisoficee, per le loro ridotte dimensioni, risultano facilmente edibili dallo zooplancton erbivoro. Tra le specie non edibili, invece, ritroviamo alcune cloroficee coloniali (ad es. Volvox) e dinoflagellati (ad es. Ceratium) (ciò principalmente a causa delle dimensioni e dell'aggregazione in colonie). Infine, vi sono costituenti del fitoplancton che risultano essere resistenti alla digestione e vengono espulsi ancora vitali. A sua volta, lo zooplancton erbivoro viene predato dallo zooplancton carnivoro e da pesci planctivori, questi ultimi, a loro volta, preda dei grandi piscivori. Il fitoplancton riveste quindi un’importanza fondamentale nelle catene alimentari in quanto è alla base degli ecosistemi acquatici come produzione primaria seguito dallo zooplancton, anch’esso importante, come produzione secondaria.