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FILONIDE di Katane (I sec. a.C.)

FILONIDE di Katane

Filonide di Katane (Filonide, in greco  Θιλωνίδην ; Catania, in greco Kατάvη , Katane) (detto anche Filonide Siculo o Enneo) (medico greco, Katane, Sicilia, I sec. a.C.).
Durante la dominazione romana, in tutte le provincie fiorì la cultura medica. Ciò accadde anche in Sicilia ove troviamo, tra altri, Filonide di Katane.
Visse e fiorì a Roma, ove pare fosse famoso come medico oftalmico e ove fu precettore di Paccio Antiocheo (Paccius Antiochus), medico personale dell’imperatore Tiberio. Di Paccio sembra parlare Scribonio Largo, laddove scrive che “..(il medico) Paccio Antiocheo, discepolo del catanese Philonides...” aveva tenuto segreta sino alla morte una ricetta per un dolore al fianco, che trasmise infine “per libellum” al detto imperatore Tiberio.
E’ attribuito a  Filonide di Katane il libro “De coronis et unguentis”, citato da Ateneo e dallo stesso Paccio ed un libro sulla Farmacia (citato da Andromaco e da Marcello Empirico). Secondo quanto scrive Dioscoride, citando un Filonide di Enna, pare avesse scritto un trattato sulla droga che consigliava anche come emmenagogo.
Sempre in Ateneo troviamo una citazione di “Filonide” in relazione all’uso del vino [ἄχρατος (όίνος)] che risaliva ai Greci, i quali lo bevevano misto all’acqua (χεχραμένος). Così recita Ateneo: “...Filocoro dice che Anfizione (* 1497-1487 a.C.) re degli Ateniesi fu il primo che imparò da Bacco a temperare mescolandolo la forza del vino” (Ateneo, II, 38 c.). E ancora, (XV, 675 a.): “(Filonide dice che)...poiché Bacco ebbe trasportata la vite dal mar Rosso in Grecia, moltissimi si abbandonarono all’intemperanza bevendo il vino puro (* che si riteneva fosse uso dei barbari); per il che gli uni insanivano come presi dalle furie, gli altri istupiditi dal vino e dalla crapula cadevano come morti. Or avvenne che mentre alcuni banchettavano sulla spiaggia del mare, essendo sopraggiunta la pioggia, i commensali si disciolsero, e il cratere in fondo a cui era rimasto un po’ di vino, abbandonato lì sul luogo, si riempì d’acqua: di poi cessata la pioggia e serenatosi il cielo, i banchettanti ritornarono sulla stesso luogo, e gustando il vino diluito, ne provarono una mite e niente molesta voluttà. Per il che i Greci quando al banchetto vien portato in giro il vin puro, invocano acclamandolo, il buon genio che lo ritrovò, e che fu Bacco. Quando poi dopo cena vien ministrato il primo bicchiere di vino diluito coll’acqua, acclamano esultanti Giove salvatore, largitor della pioggia, siccome moderatore e autore della gioconda mistura...”.
Pietro Andrea Mattioli nei suoi “Discorsi...” lo cita fra i medici che per le loro cure facevano uso delle piante medicinali ed in particolare dell’elleboro bianco. In effetti le proprietà di tale pianta erano già note sin dai tempi antichi e veniva usata in medicina sia come calmante nella terapia degli stati eccitativi sia come purgante (δραστικός = drastico) sia ancora per le sue capacità di indurre il vomito.

Pare essere lo stesso Filonide citato dal medico di epoca neromana Erotiano (nel suo Gloss. Hippocr. P. 144) e da Galeno [il quale sembra riferirsi a lui nel suo De Medicina , Περὶ Ἰατρικῆς (L. XVIII , Galeno, De pulsibus, IV 10, vol. VIII, p. 748)]. Al riguardo, di altro parere sembra essere il Bar. V. Mortillaro, il quale scrive che Galeno aveva citato un Filonide Siciliano.
Si è infatti andata accendendo nel tempo la discussione sulla distinzione di Filonide di Katane dal suo omonimo Filonide di Dyrrachium, anch’egli vissuto e fiorito nella Roma imperiale del I sec. a.C..
Difatti, secondo alcuni studiosi [v. al riguardo il “Giornale di scienze lettere e arti per la Sicilia diretto dallo stesso Bar. V. Mortillaro” – vol. 71 -  (Palermo, 1840)] il Filonide di Katane, citato e lodato da Erennio Filone [il quale gli attribuì pure la paternità di ben 45 diversi libri sulla medicina (v. “Storia prammatica della Medicina di Curzio Sprengel – v. 2 – (Firenze 1840)], sarebbe la stessa persona di Filonide di Dyrrachium. Ad avvalorare la propria tesi, il Mortillaro cita alcuni medici antichi tra i quali, oltre al su citato Galeno, anche Dioscoride (il quale parla di un Filonide Siciliano da Etna) e Scribonio Largo (il quale parla di un Filonide di Catania). Nessuno di questi, però, sembra dire che questo Filonide fosse autore della su citata opera in 45 libri bensì di altri scritti. Gli unici ad affermarlo (pure citati nel Giornale del Mortillaro) furono l’Haller (“Bibl. Botanica” – t. I) e Johan Christian Fabricius nella sua “Biblioteca Graeca”. Tra altre fonti che parlano di Filonide Siciliano viene citato anche Daniel Leclerc [“Histoire de la médecine”, che nella prima edizione (1696) si occupava solo della medicina antica]. In tale opera, però, sembra che il nome “Filonide” venga storpiato in quello di “Filomide”. Il Mortillaro, però, cita anche quanto afferma Carl Gottlob Kühn, secondo il quale il Filonide di Catania é altra persona dal Filonide di Dyrrachium.