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FILISTIONE di Locri (IV sec. a.C.)

FILISTIONE di Locri

Filistione di Locri (medico greco, Locri Epizephyrii, IV sec.  a.C.).
(Alcuni autori lo dichiarano nativo della Sicilia ma è più probabile che vi abbia svolto solo insegnamento nella città di Catania : “urbe Catanensi”).
Fu un valente medico e chirurgo, appartenente alla scuola dei "Phisiologoi Italiotie” e precisamente al coro dei medici d'Italia; più precisamente viene indicato quale il principale esponente della scuola medica siceliota.
Pare abbia esercitato medicina anche alla corte di Dioniso II di Siracusa e sia stato il maestro di Eudosso di Cnido (alcuni autori ritengono possa aver fatto parte della Scuola di Cnido).
Frammenti dei suoi scritti si ritrovano in Oribasio, Diossippo ed altri. Citazioni si trovano anche in Galeno. In particolare Oribasio gli assegna la paternità di una nuova tecnica per il trattamento delle lussazioni e ne sottolinea la competenza anche nella preparazione ed applicazione di rimedi naturali ricavati direttamente dalle piante.
Attribuiva grande importanza agli influssi degli elementi sulla vita e sui malanni degli uomini. Riprendendo la concezione di Empedocle delle Quattro Radici (Fuoco, Aria, Acqua e Terra) notò che ciascuna Radice si contraddistingueva per una qualità intrinseca. Fuoco ed Aria si dirigevano verso l’alto (ad esempio l’Aria poteva così provocare senso di pesantezza, perdita di conoscenza, afasia, ecc.) ed erano associati rispettivamente al Caldo e al Freddo mentre Acqua e Terra che si dirigevano verso il basso erano associate ad Umido e Secco. Inoltre tutti i fenomeni naturali così come tutte le malattie andavano rispettivamente interpretati e curate facendo ricorso al loro contrario (la ventilazione serviva a placare il calore naturale, le malattie dovute ad ascesso di calore andavano trattate con farmaci e cibi rinfrescanti, le febbri si spiegavano meglio con la qualità del freddo che non con la materia del fuoco, ecc.).
Nel corpo umano il cervello,  secondo Filistione di Locri, aveva solo una funzione di refrigerazione: esso faceva cioè parte di quell’apparato di “raffreddamento” cui spetta di compensare il calore cardiaco e che comprende anche i polmoni. Nei polmoni finivano poi le bevande e dai polmoni erano assorbite.
Ateneo lo cita affermando che scrisse anche un Manuale di cucina.
E sia in ambito medico quanto in quello più prettamente alimentare, le sue posizioni parvero differenziarsi da quelle religioso-filosofiche e dalle teorie vegetarianistiche di Empedocle. Al tempo, venne criticato da Pausania di Gela, in quanto parve simpatizzare per le posizioni della scuola empirica che Galeno avrebbe successivamente giudicato contraria alla filosofia medica di Empedocle, all’epoca maestro dello stesso Pausania. D’altronde, per il carattere religioso della sua filosofia, la figura di Empedocle sarebbe stata affiancata a quella di Pitagora, la cui dottrina – aggiungiamo noi – si era andata caratterizzando per il suo aspetto mistico-religioso consistente in un addottrinamento dogmatico. Leggiamo nel “De Republica” di Cicerone, III, 1, 19: “Pitagora ed Empedocle avvertono che tutti gli esseri viventi hanno eguali diritti, e proclamano che pene inespiabili sovrastano a coloro che rechino offesa a un vivente.”.
Alcuni autori (tra i quali Galeno) gli attribuirono la paternità di due trattati di dietetica inseriti nel Corpus Hippocraticum (il De salubri victus ratione e il De victus ratione).