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FENARETE (ostetrica greca, V sec. a.C.)

FENARETE

Fenarete (in greco Φαιναρέτη , Phainarétē) (ostetrica greca, V sec. a.C.).
Fenarete apparteneva probabilmente all’antica etnia degli Alopeka (Ἀλωπεκή) ed il suo nome – di  chiara origine attica - significa "Colei che porta la virtù alla luce" (ovvero “portatrice di virtù”), il che potrebbe indicarne un'origine aristocratica. Di Fenarete non sappiamo molto. Di lei sappiamo che fu moglie di Sofronisco e madre del celebre filosofo greco Socrate [e successivamente, alla morte di Sofronisco, moglie di Ceredemo, dal quale ebbe Patroclo, come si evince dal dialogo platonico dell’Eutidemo
(Εὐθύδημος , Euthydemus – Tav. 297E)].
Altre citazioni di Fenarete le troviamo nel Lachete e nel Gorgia di Platone, il quale parla di lei come discendente di Dedalo riallacciandosi al Γένος (Ghènos) degli Asclepiadi. In particolare nel dialogo platonico del Θεαίτητος (Teeteto), Socrate parla di sua madre come di una maia.
Ricordiamo qui che nell’antichità il termine maia (µαῖα) al pari di quello omphalētómos (ὀµφαλητόµος) definiva l’ostetrica (colei che taglia il cordone ombelicale) e che successivamente costoro, nella società greca, sarebbero diventate dapprima semplici aiutanti o soccorritrici (σώτειρα, sóteira) al fianco di medici uomini ed infine ἰατρίνη, iatrinè (il corrispettivo femminile dello ἰατρός, che significava “colei che guarisce, il chirurgo”). La figura di Fenarete ci viene presentata come l’antesignana delle levatrici. La figura professionale delle obstetrices a Roma avrebbe poi richiesto un vero e proprio apprendistato; costoro, chiamate in famiglia per i parti normali e le prime cure del bambino, erano destinate ad essere prese sempre più in alta considerazione. Lungo questo percorso – iniziato dapprima in Egitto e successivamente in Grecia ed in Asia Minore - si sarebbero distinte, tra le altre, le figure della mitica Agnodice (IV sec. a.C.) e di Antiochis di Tlos (I sec. a.C.).
E già in Platone ed in Socrate sembra prendere piede questo discorso dell’equiparazione della figura femminile con quella degli uomini, laddove si afferma che la differenza biologica tra i due sessi non deve essere una discriminante ponendo implicitamente il problema di come eliminare tutto ciò che avrebbe potuto rappresentare un ostacolo per le donne ai fini di uno sviluppo di una propria professionalità all’interno della società.
Socrate apprezzava il mestiere di ostetrica della propria madre come una tra le tanti arti in quanto richiedeva non solo abilità ma anche amorevolezza e responsabilità. La stessa applicazione che secondo Socrate doveva avere il filosofo nel portare i propri allievi ed i propri interlocutori, attraverso il dialogo, a dare sfogo e a partorire liberamente le proprie idee, secondo quello che Platone definì l’arte della levatrice, il metodo della maieutica [dal greco μαιευτική (sottinteso: τέχνη , téchne), da μαῖα “mamma, levatrice”, propr. “arte della levatrice”)].