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EVENOR o EVENORE

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EVENOR o EVENORE

Evenor o Evenore (Εὐήνωρ / medico e scrittore di materia medica greco, IV – III sec. a.C.).
Dalle poche fonti letterarie ed epigrafiche si evince l’esistenza di un medico greco di età ellenistica di nome Evenor.
Di un medico erborista di nome Evenor, il quale conosceva le proprietà terapeutiche delle piante, troviamo traccia nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, anche se non risulta evidente che si tratti della stessa persona richiamata nelle fonti epigrafiche, di cui diremo in seguito. Tale medico sembra essere quello richiamato anche da Diomede Bonamici (1823-1912) nella sua Raccolta di Opere Bibliografiche e Biografiche (1921), laddove cita la BIBLIOTHECA BOTANICA (1771) di Alberto von Haller, che scrive: “EVENOR medicus curationum libros scripsit, quibus facultates medicae plantarum traduntur. Anisi aegiptii radicem tusam ad epiphoras renumque morbos imponebat...& halicacabum laudavit.”, evidentemente richiamandosi a ciò che scrive Plinio. Difatti, leggiamo nella N.H. - 20.73 , 21,105:
20.73.
[187. Laudatissimum est Creticum, proximum Aegyptium. hoc ligustici vicem praestat in condimentis. dolores capitis levat suffitum naribus. epiphoris oculorum Euenor radicem eius tusam inponit, Iollas ipsum cum croco pari modo et vino, et per se cum polenta ad magnas fluctiones extrahendisque si qua in oculos inciderint. narium quoque carcinodes consumit inlitum ex aqua.]
[188. sedat anginas cum hysopo ac melle ex aceto gargarizatum, auribus infunditur cum rosaceo, thoracis pituitas purgat tostum cum melle sumptum. melius cum acetabulo anesi nuces amaras L purgata terer in melle ad tussim; facillime vero anesi drachmae tres, papaveris duae miscentur melle ad fabae magnitudinem et ternae diebus sumuntur.]
[189. praecipuum autem est ad ructus; ideo stomachi inflationibus et intestinorum torminibus et coeliacis medetur. singultus et olfactum potumque decoctum inhibet. foliis decoctis digerit cruditates. sucus decocti cum apio olfactus sternumenta inhibet. potum somnos conciliat, calculos pellit, vomitiones cohibet et praecordiorum tumores, et pectorum vitiis, nervis quoque, quibus succinctum est corpus, utilissimum.]
[190. prodest et capitis doloribus instillari sucum cum oleo decocti. non aliud utilius ventri et intestinis putant; ideo dysintericis et in tenesmo datur tostum. aliqui addunt et opium, pilulis in die ternis lupini magnitudine in vini cyatho dilutis.]
[191. Dieuches et ad lumborum dolores suco usus est, semen hydropicis et coeliacis dedit tritum cum menta, Euenor radicem et ad renes. Dalion herbarius parturientibus ex eo cataplasma inposuit cum apio, item vulvarum dolori deditque bibendum cum aneto parturientibus. phreneticis quoque inlinunt vel recens cum polenta; sic et infantibus comitiale vitium aut contractiones sentientibus.]
20.73.
[187] Molto pregiato quello di Creta (intendi: l’anice), e dopo quello egiziano. Questo serve nei condimenti al posto del ligustico. Aspirato dalle narici toglie i dolori di testa. Evenor suggerisce la sua radice pestata per le lacrimazioni degli occhi, Iolla lo stesso con zafferano e vino in pari misura, oppure da solo e mescolato con la polenta, per le grandi infiammazioni e per le cose da estrarre se alcune cose siano cadute negli occhi. Spalmato con acqua elimina anche i carcinomi delle narici.] ....[191] Dieuche usò il succo anche per la lombalgia, prescrisse il seme tritato con la menta agli idropici e ai celiaci, Evenor la radice anche per i reni. Dalion studioso di erbe applicò alle partorienti cataplasmi di questo con sedano, lo dette anche per il dolore dell’utero e da bere con l'aneto alle partorienti. Spalmano quello fresco con la polenta anche per i dementi a; così anche per i fanciulli attaccati dall’epilessia o dalle convulsioni.
21,105
[180. quin et alterum genus, quod halicacabon vocant, soporiferum est atque etiam opio velocius ad mortem, ab aliis morion, ab aliis moly appellatum, laudatum vero a Diocle et Euenore, a Timaristo quidem etiam carmine. mira oblivione innocentiae, quippe praesentaneum remedium ad dentium mobiles firmandos, si colluerentur halicacabo in vino, exceptionem addidere, ne diutius id fieret; delirationem enim gigni. non demonstranda remedia, quorum medicina maioris mali periculum adferat:] 
21,105
[180. Anzi anche un altro genere, che chiamano halicacabon, è soporifero ed anche più velocemente dell'oppio verso la morte, chiamato da alcuni morion, da altri moly, lodato in realtà da Diocle ed Evenor, anche da Timaristo poi con un carme. Con mirabile dimenticanza di innocuità, certo rimedio immediato per fermare le oscillazioni dei denti, se sono preparati colluttori con l'halicacabon immerso nel vino, ma allo stesso tempo si aggiunge la particolarità, che non deve essere conservato in bocca troppo lungo, che difatti si genera il delirio. Non bisogna segnalare i rimedi, la cui medicina porta il pericolo di un male maggiore:].
Dallo studio delle fonti iconografico-epigrafiche risulta invece sia esistito un Evenor medico ateniese del IV sec. a.C., originario della città di Argo in Acarnania, figlio di Evepio; di esso, d’altronde, troviamo traccia anche in un breve frammento di Ateneo di Naucrati – Libro II, 25 46d., laddove leggiamo:
“Πραξαγόρας..., Εὐήνωρ δέ τά λακκαῖα...”
[d. καὶ τὸν οἶνον ὀλίγον φέρειν οἷά τέ ἐστι, τόν τε χειμῶναdθερμαίνεται καὶ τὸ θέρος ψυχρά | ἐστιν. ἐπαινεῖ δὲ μάλιστα ὧν τὰ ῥεύματα πρὸς ἀνατολὴν ἡλίου ἔρρωγε καὶ μάλιστα πρὸς τὰς θερινάς· ἀνάγκη γὰρ λαμπρὰ εἶναι καὶ εὐώδη καὶ κοῦφα. Διοκλῆς δέ φησι τὸ ὕδωρ πεπτικὸν εἶναι καὶ ἄφυσον ψυκτικόν τε μετρίως ὀξυδερκές τε καὶ ἥκιστα καρηβαρικὸν κινητικόν τε ψυχῆς καὶ σώματος. Πραξαγόρας τε ταὐτά φησι· ἐπαινεῖ δὲ τὸ ὄμβριον, Εὐήνωρ δὲ τὰ λακκαῖα· χρηστότερόν τε εἶναι φάσκει τὸ ἐξ Ἀμφιαράου συμβαλλόμενον τῷ ἐν Ἐρετρίᾳ. ὅτι δὲ τὸ]
che tratta essenzialmente del parere di famosi medici greci – tra i quali Prassagora di Kos (fine del IV secolo a.C) - sulle proprietà nutrizionali delle acque: [d. ...Prassagora... (loda l’acqua piovana), Evenore quella di pozzo...(preferendo quella della sorgente di Anfiarao rispetto a quella di Eretria)...].
Più precisamente, nel merito delle epigrafi ateniesi, nel periodo del IV sec. a.C. (all’incirca l’anno 320 nel calendario ateniese) c’è traccia di un Evenore medico (“Εὐήνωρ ό ιατρός...”), al quale per la sua maestria nell’arte medica ma soprattutto per la sua benevolenza nei confronti del popolo venne concessa la cittadinanza della polis attica.
A questo medico Evenor (Εὐήνωρ) si richiama anche la “Bibliotheca classica latina...nella parte dedicata alla N.H. di Plinio”, curata da C. Alexandre (1827), il quale ne scrive: “Evenor... ubi cisterniam aquam caeteris anteponit. Curationum libros scripsit, quorum quintus laudatur a Caelio Aureliano, lib. III, Chron.  Cap. 8”.