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EVELPIDE (medico romano, I sec. d.C.)

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EVELPIDE

Evelpide (in latino Euelpides) - (medico romano, I sec. d.C.).
Medico oculista (ocularius) romano, fu uno dei migliori medici del suo tempo nel campo dell’oftalmologia. Visse ai tempi dell’impero di Augusto ma il suo nome rimanda ad una nazionalità certo estranea a quella romana, forse originaria della Grecia o di quell’Alessandria d’Egitto così ben nota al grande Aulo Cornelio Celso, del quale fu contemporaneo.
A Roma l’arte della medicina era divisa in varie specialità. Tra gli oculisti, da una parte vi erano dei ciarlatani e dall’altra probi dottori, che non speculavano in alcun modo con artifizi sulla credulità dei Romani. Oltre che dalle iscrizioni, è possibile ricavare altre notizie su tali medici dai sigilli che ognuno di essi apponeva sui vasellini che contenevano le preparazioni ed i colliri. Evelpide (Euelpides) fu uno di quei medici che Celso nominò con maggior lode nel suo “De Medicina” ("...il più grande oculista della nostra epoca...": “[8a] Euelpides autem, qui aetate nostra maximus fuit ocularius medicus,…”) accennando anche al collirio ch’egli usava (τρυγῶιδες , trygoides , nominabat) ed alla sua composizione (“…, utebatur eo, quod ipse conposuerat: τρυγῶιδες nominabat: castorei P.*==; Lyci, nardi, papaveris lacrimae, singulorum P.*I; croci, murrae, aloes, singulorum P.*IIII; aeris combusti P.*VIIII; cadmiae et stibis, singulorum P.*XII; acaciae suci P.*XXXVI; cummis tantundem.", L. VI) (Castoreo P. * ij. licio, nardo, oppio ana P.  * j. croco, mirra, aloe ana P. * iiij. rame abbruciato P.  * VIII. cadmia, stibio ana P. * xij. Sugo d’acacia P. * XXVI. gomma altrettanto. E quanto maggiore è l’infiammazione (specifica qui Celso nella sua opera, al Libro VI) tanto più si deve mitigare col medicamento del collirio aggiungendovi o chiara d’uovo o latte di donna, che possono sostituire il collirio per mitigare il male anche isolatamente in sostituzione dello stesso collirio, instillate con un pennellino nell’occhio. Contro gli stessi mali, ad Evelpide venne attribuito anche un collirio liquido (il collirio liquido di cui si servì Evelpide), composto con verderame, p. *; vermiglione bruciato, vetriolo, cannella, ciascheduno p. III. *, zafferano, nardo d’India, oppio, ciascheduno p. I *: mirra p. II. *; rame bruciato p. III. *; di ceneri di sostanze odorifere p. IV. *, Pepe, fagioli XV. *. Mestando questi ingredienti nel vino austero, e poi bollito in in tre pinte di vino Passum, fino a quando il tutto abbia formato un solo corpo. Più gocce di questo collirio sono più efficienti.
Fra gli 88 scrittori di cose mediche citati dal grande Celso, oltre alcuni nomi di sovrani, eroi e poeti, come Agamennone, Tolomeo, Antigono ed Omero, Evelpide viene ad inquadrarsi fra i medici della Scuola greco-romana, insieme ad altri, tra i quali Asclepiade, Cassio, Evelpisto, Megete e Temisone.
Nel VII Libro del suo “De Medicina”, sempre tenendo presenti gli insegnamenti di Evilpiade, Celso trattò le numerose operazioni da eseguire sull'occhio e descrisse alcune parti dell’occhio.
Riportiamo qui di seguito alcuni dei colliri che furono attribuiti ad Evelpide:
Per il suo collirio μεμιγμένον, Evelpide aveva previsto una composizione a base di diversi ingredienti, tra cui papavero bianco, pepe e gomma.
Il collirio di Evelpide chiamato Phinon: Nelle ulcere si usa anche con successo: è preparato con lo zafferano p. I *; Oppio, gomma, ciascheduno p. II. *; rame bruciato e lavato, mirra, ciascheduno p. IV. *, pepe bianco p. VI. *. Prima dell'uso, deve essere fatta la cura per fornire le ulcere di un linimento adatto.
Il Collirio di Evelpide chiamato Smilion è fatto con verderame p. VI *, gomma altrettanto, ammoniaca, vermiglione, di ciascuno p. XVI. *. Alcuni di questi ingredienti si dissolvono in acqua ed altri in aceto, per renderli più attivi.
Il collirio di Evelpide chiamato Sphaerion, che è dello stesso oculista, ha le stesse proprietà. Nella sua composizione entra: pietra ematite lavata p. II. *, sei grani di pepe, cadmio lavato, mirra, oppio, ciascheduno p. III. *; zafferano p. IV. *; gomma p. VIII. *. Il tutto in vino d’Aminea. (Al riguardo riportiamo quanto specificò ancora Celso: Il collirio di Philete, di uno chiamato Sphaerion, la cui composizione abbiamo riportato in precedenza, è indicato per incarnare le ulcere cave. Il collirio Sphaerion è indicato perfettamente anche nelle ulcere inveterate, che sono difficili a cicatrizzarsi).
Seguono alcuni passi del De Medicina, con le citazioni relative ad Evelpide:
“L. VI – Cap. VI
…Euelpidis collyrium, trygodes nominatum…
Phynon collyrium Euelpidis.
Sphaerion collyrium Euelpidis.
Liquidum Euelpidis collyrium.

Μεμιγμένον, Euelpidis collyrium…
L. VI – Cap. VI - 17
[17] Ad idem Euelpidis, quod μεμιγμένον nominabat. In eo papaveris lacrimae /et albi piperis/ singulae unciae sunt; cummis libra /P./; aeris combusti P. /*/ I S. Inter has autem curationes post intermissiones aliqua prosunt balineum et vinum. Cumque omnibus lippientibus vitandi cibi qui extenuant, tum praecipue, quibus tenuis umor diu fertur. Quod si iam fastidium est eorum, quae pituitam crassiorem reddunt (sicut in hoc genere materiae maxime promptum est), confugiendum est ad ea, quae, quia ventrem, corpus quoque adstringunt.
L. VI – Cap. VI - 20 (+ 21)
[20] Id quoque Euelpidis, quod πυρρὸν[a] appellabat, huc utile est: croci P.*I; papaveris lacrimae, cummis, singulorum P.*II; aeris combusti et eloti, murrae, singulorum P.*IIII; piperis albi P.*VI. Sed ante leni, tum hoc inunguendum est.
[21] Id quoque eiusdem, quod σφαιρίον nominabat, eodem valet: lapidis haematitis eloti P.*I=; piperis grana sex; cadmiae elotae, murrae, papaveris lacrimae, singulorum P.*II; croci P.*IIII; cummis P.*VIII. Quae cum vino Aminaeo conterantur.
L. VI – Cap. VI - (25b) 25c
[25b] At si crassae cicatrices sunt, extenuat vel /z/milion vel Canopitae collyrium, quod habet: cinnamomi, acaciae, singulorum P.*I; cadmiae elotae, croci, murrae /papaveris lacrimae,/ cummis, singulorum P.*II; piperis albi, turis, singulorum P.*III; aeris combusti P.*VIII. [25c] Vel Euelpidis pyxinum, quod ex his constat: salis fossilis P.*IIII; Hammoniaci thymiamatis P.*VIII; papaveris lacrimae P.*XII; cerussae P.*XV; piperis albi, croci /Siculi,/ singulorum P.*XXXII; cummis P.*XIII; cadmiae elotae P.*VIIII. Maxime tamen tollere cicatricem videtur id, quod habet: cummis P.*=; aeruginis P.*I; croci magmatis P.*IIII.
L. VI – Cap. VI - 31a
[31a] Si vero scabri oculi sunt, quod maxime in angulis esse consuevit, potest prodesse rinion, id quod supra positum est; potest militare: id, quod habet aeruginis rasae, piperis longi, papaveris lacrimae, singulorum P.*II; piperis albi, cummis, singulorum P.*IIII; cadmiae elotae, cerussae, singulorum P.*XVI. Nullum tamen melius est quam Euelpidis, quod βασιλικὸν nominabat. Habet papaveris lacrimae, cerussae, lapidis As/s/ii, singulorum P.*II; cummis P. /*/ /III; piperis albi P. */ IIII, croci P.*VI; psorici P.*XIII.”.
Nicholas Francois Joseph Eloy, nel suo “Dizionario Storico della Medicina...” – T. II, Napoli, 1762, lo noma “Evelpisto” e lo dice “figlio di Flegete (in Le Clerc "Flege"), celebre Cerusico, che fiorì in Roma sotto Augusto...”.