Crea sito

EURIDICE di Macedonia (IV sec. a.C.)

 ESCAPE='HTML'

EURIDICE di Macedonia

Euridice (in greco Εὐρυδίκη) (regina di Macedonia, IV sec. a.C.).
Figlia di Sirra (Hirra), un illirico, era sposata con Aminta III ed era madre di Alessandro (II), Perdicca (III) e Filippo (II). Già in età avanzata, si applicò nello studio della scienza al fine di dare una migliore istruzione ai suoi bambini.
Plut., De Liberis educandis, 14a:
Testo greco originale:
Πειρατέον οὖν εἰς τὸν τῶν τέκνων σωφρονισμὸν πάνθ' ὅσα προσῆκεν ἐπιτηδεύειν, ζηλώσαντας Εὐρυδίκην, ἥτις Ἰλλυρὶς οὖσα καὶ τριβάρβαρος, ὅμως ἐπὶ τῇ μαθήσει τῶν τέκνων ὀψὲ τῆς ἡλικίας ἥψατο παιδείας (Peiratéon oún eis tón tó̱n tékno̱n so̱fronismón pánth ' ósa prosí̱ken epiti̱dév̱ein , zi̱ló̱santas E̓v̱rydíki̱n , í̱tis Illyrís oúsa kaí trivárvaros , ómo̱s epí tí̱ mathí̱sei tó̱n tékno̱n opsé tí̱s i̱likías í̱psato paideías).
Εὐρυδίκη Ἱεραπολιῆτις τόνδ' ἀνέθηκε
Μούσαις εὔιστον ψυχῇ ἑλοῦσα πόθον
γράμματα γὰρ μνημεῖα λόγων μήτηρ γεγαυῖα
παίδων ἡβώντων ἐξεπόνησε μαθεῖν.
(E̓v̱rydíki̱ Ierapolií̱tis tónd » anéthi̱ke
Moúsais év̱iston psychí̱ eloúsa póthon
grámmata gár mni̱meía lógo̱n mí̱ti̱r gegav̱ía
paído̱n i̱vó̱nto̱n exepóni̱se matheín)
“Per una corretta educazione dei figli si devono dunque impiegare tutti i mezzi opportuni, prendendo a modello Euridice che, pur essendo illirica e tre volte barbara, si mise a studiare in età avanzata per seguire i figli nello studio. E l'amore che portò loro è ben espresso dall'epigramma da lei dedicato alle Muse:
Euridice di Irra consacrò questa offerta alle Muse,
colto nell'anima il desiderio di sapere.
Già madre di figli fiorenti, si sforzò d'imparare
le lettere, che serbano delle parole il ricordo.”
Conosciamo l'epigramma attraverso l'Antologia Planudea, che è conservata in tre manoscritti principali: il primo, autografo, risalente al 1299, presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia (manoscritto greco numero 481); gli altri due, scritti sotto la supervisione di Planude, si trovano a Londra (B.M. Add. 16409) e Parigi (Bibliothèque Nationale, manoscritto greco 2744), entrambi del 1300/1305; il manoscritto francese, frammentario, costituisce la versione definitiva dell'opera.
Vari autori, tra i quali Hammond (“A History of Macedonia”, II, 16, nota 1) riconoscono quasi sicura l’identificazione della Euridice di Plutarco con la regine macedone ancorché la stessa sia stata quasi sicuramente di stirpe non illirica bensì  lincestide. Quale fonte di Plutarco, si prende in considerazione quella dello storico greco antico Teopompo.
Un’altra fonte autorevole la troviamo in Eschine. Nella sua orazione, risalente al 343, rivolto a Filippo e di fronte ad un tribunale ateniese, viene offerta una rappresentazione della regina come persona attiva sul piano politico ma anche moglie e madre devota, preoccupata di tutelare i figli nel suo difficile ruolo di regina-vedova (era morto il marito Aminta e, nel 368, anche il figlio Alessandro II):
“…Allora tua madre, Euridice, lo mandò a chiamare [Ificrate] e, a quanto raccontano tutti coloro che erano presenti, pose tuo fratello Perdicca tra le braccia di Ificrate e te, che eri un fanciullo, sulle sue ginocchia. Poi gli disse: ‛Durante la sua vita Aminta, il padre di questi due bambini, ti adottò come figlio e sempre ebbe rapporti di amicizia con la città di Atene: sicché tu sei, per quanto riguarda la tua vita privata, fratello di questi bambini e, come pubblico ufficiale di Atene, nostro amico’. Poi gli rivolse una supplica accorata: per sé, per voi, per il regno: in una parola, per la salvezza. Dopo quel colloquio Ificrate cacciò Pausania dalla Macedonia e vi conservò la corona”.
Ma, nonostante questo racconto, su Euridice è ancora viva una c.d. “leggenda nera” che la vorrebbe autrice di una congiura contro il marito a favore del genero Tolomeo di Aloro, suo presunto amante. Il tutto aggravato dall’assassinio dei figli Alessandro e Perdicca, nonostante il perdono avuto dal marito. Ma ecco le parole di Giustino:
(VII, 4, 7: insidiis etiam Euridices uxoris, quae nuptias generi pacta occidendum virum regnumque adultero tradendum susceperat, occupatus fuisset, ni filia paelicatum matris et sceleris consilia prodidisset  (VII, 5, 4-5: Alexander insidiis Euridices matris appetitus occumbit, cui Amyntas in scelere deprehensae propter communes liberos, ignarus eisdem quandoque exitiosam fore, pepercerat) (VII, 5, 6 e 8: frater quoque eius Perdicca pari insidiarum fraude decipitur... Perdiccae hoc indignior caedes videbatur, quod ei apud matrem misericordiam ne parvulus quidem filius conciliaverat). (VII, 5, 7:indignum prorsus libidinis causa liberos a matre vita privatos, quam scelerum suorum suppliciis liberorum contemplatio vindicaverat).
L’unica fonte che sembra però avvalorare tale tesi è in uno scolio (una nota a margine di Aesch. II, 29).
La presenza della statua di Euridice nel Philippeion di Olimpia sta a testimoniare il suo ruolo-guida all’interno della famiglia e che la sua reputazione fosse rimasta intatta agli occhi del figlio Filippo II. Nella città di Verghina troviamo poi tre basi di statua: due, ritrovate negli scavi del tempio della dea Eukleia, portano letteralmente: EŸridOka SOrra EŸkleOai; nella terza, una base di statua riutilizzata come base di colonna di una basilica paleo-cristiana, si legge: EŸridOka Sorra.