Crea sito

EUDOSSO di Cnido

 ESCAPE='HTML'

EUDOSSO di Cnido

Eudòsso di Cnido (in greco: Εὔδοξος ὁ Κνίδιος) (scienziato eclettico e medico greco, Cnido, Anatolia, Asia Minore, 408 a.C. ca. – 355 a.C. ca.).
Figlio di Eschine, al pari di Ctesia (il “Ῥιζότομος” , l’incisore di radici), Erodico, Eurifonte e Crisippo, era originario della città di Cnido, sul Mar Nero - insieme a Kos e Rodi uno dei più importanti centri culturali dell’intero Mediterraneo della civiltà ellenistica.
Pur di umili origini, per il suo vasto ingegno matematico fu definito da Eratostene il “divino”. Verso l’inizio del IV sec. a.C., intraprese un viaggio insieme al medico Theomedon verso la città di Atene per seguire i corsi del filosofo Socrate. Pur costretto a vivere nei sobborghi ateniesi, riuscì ugualmente a frequentare l’Accademia platonica, aiutato in ciò dalle sovvenzioni di alcuni suoi amici. In seguito si recò in Egitto, munito delle credenziali di Agesilao, re di Sparta, per il faraone Nectanebo. Ivi raccolse il vasto materiale di osservazioni astronomiche che per secoli era stato accumulato dai sacerdoti della città di Eliopoli. Di ritorno verso la Grecia, fondò a Κύζικος (Cizico) sulla Propontide, una città situata sulla punta di Arcotoneso nel Mar di Marmara, una scuola che ben presto sarebbe diventata famosa, vantando tra i suoi discepoli matematici quali Menecmo e Dinostrato. In seguito, si trasferi ad Atene con i suoi studenti, acclamato per la sua cultura universale e la profondità del suo pensiero filosofico nonché per le sue notevoli doti oratorie. Quivi gli furono conferite onorificenze e cariche pubbliche legislative.
Tornato infine nella natìa Cnido, prestò servizio per l’assemblea cittadina e vi morì all’età di 53 anni.
Non si fece però mai distrarre dai suoi studi accademici e dalla stesura delle sue opere, copiose sia in ambito matematico-geometrico che teologico, astronomico, geografico e meteorologico. Notizie di una sua opera che trattava di un viaggio intorno alla Terra – pur essendo andata perduta come tutti gli altri suoi scritti – ci sono pervenute grazie a circa cento citazioni di diverse fonti. L’opera - che si componeva di sette libri – affrontava la descrizione del mondo abitato tramite lo studio delle tradizioni dei popoli, dei loro sistemi politici e della loro storia.
Di molte sue opere conosciamo solo i titoli e contenuti frammentari da fonti secondarie, come le opere in versi del poeta Arato di Soli sulle opere astronomiche già esposte da Eudosso ed alcuni scritti di Teodosio di Bitinia, tra cui le “Sphaericae”, probabilmente basati proprio su un lavoro di Eudosso. Sembra che poi Eudosso abbia composto un'opera sui Fenomeni delle stelle e una Sulle velocità delle sfere omocentriche, da lui escogitate per spiegare geometricamente i moti geocentrici del Sole, della Luna e dei pianeti lungo la fascia zodiacale della volta celeste.
Eudosso eccelse soprattutto nelle scienze astronomico-matematiche e filosofiche. Noi lo vogliamo qui ricordare per il suo interesse per la medicina e la botanica, che coltivò tanto da esercitare una certa influenza sui medici e sui farmacologi del suo tempo. Non ci soffermeremo, pertanto, sulla specificità della cultura greco-ellenistica che, a far data soprattutto dal III secolo a.C. post-aristotelico, avrebbe visto affermarsi le figure di grandi filosofi distinte da quelle di grandi scienziati: per la comprensione dell’uomo e degli eventi naturali, quindi, sapere scientifico e sapere filosofico non avrebbero più costituito due aspetti di un'unica visione del mondo, l’uno strettamente concatenato all’altro.
Lo stesso sarebbe accaduto per le arti mediche, sempre più specialistiche e sempre meno legate alle speculazioni filosofiche. D’altronde, anche volgendo lo sguardo verso il passato, possiamo intravedere come già nel V sec. a.C. – sia con la matematica pitagorica che con la medicina ippocratica – le scienze avessero, sia pur gradualmente, imboccato strade autonome e meno speculative.
Ma, seppur in ambiti diversi, ognuna di tali scienze rischiava di degenerare in una visione troppo analitica e sempre meno olistica della realtà,  a volta vittima del dogmatismo e di una visione troppo superficiale, rozza e persino magica, nel tentativo di dare una spiegazione e/o un’interpretazione agli eventi del mondo.
In Eudosso di Cnido possiamo ancora riconoscere lo sforzo di inquadrare la fenomenologia degli eventi in un’unica visione razionalistico-matematica, nel tentativo di affermare un’interdisciplinarietà delle scienze cognitive; tanto che si dice sia stato il primo a tentare di applicare i principi delle dottrine pitagoriche alla medicina e che “fu il più dotto di quanti altri mai vi posero studio” (“La filosofia tratta dalle antiche e moderne mediche dottrine... del dottor Gregorio Riccardi, per uso della studiosa gioventù. V. I (in 8°), Roma per Simone Mercurj e figlio, 1829). Assolutamente contrario all’accettazione passiva di spiegazioni metafisiche, cercò sempre di sottoporre i fenomeni naturali all'osservazione ed all'analisi della ragione. Anche la sua visione della medicina era ben lungi dall’essere contaminata dalla volgarizzazione e dalla magia che con Eraclide Pontico, seguace delle dottrine pitagoriche, sarebbe andata affermandosi, nella pretesa di prevedere e di dare una spiegazione agli influssi che si facevano discendere dagli astri alla vita degli uomini.
Ingegno enciclopedico, tra i primi discepoli dell’Accademia platonica ateniese, Eudosso, dunque, non vi coltivò solo l’astronomia, la matematica e la filosofia bensì anche la medicina e, accanto a queste, altre scienze quali la musica, la geografia, la legislazione, la morale e la metafisica.
Di Eudosso ci parla Diogene Laerzio nelle sue “Vite dei filosofi” (Libro VIII, 86/91):
“I. Eudosso di Eschine, cnidio, era astronomo, geometra, medico, legislatore.
II. Egli apparò da Archita le cose geometriche, e le mediche, siccome dice Callimaco, nelle “Tavole”, dal siculo Filistione (Philistium : Philistio Siculus)). Sozione, nelle “Successioni”, afferma che udì anche Platone. Poiché essendo forse di ventitre anni, e trovandosi in istrettezze, per la fama dei Socratici, navigò ad Atene in compagnia del medico Teodomante, spesato da lui. – Altri crede perché ne era il mignone. – Approdato al Pireo, ogni dì saliva in Atene, e quivi uditi i sofisti, tornava indietro. Dimoratovi due mesi, venne di nuovo a casa, e, fatta da suoi amici una colletta, veleggiò per l’Egitto col medico Crisippo, portando commendatizie di Agesilao a Nectanabin, che lo raccomandò a’ sacerdoti. Quivi rimasto quattro mesi oltre l’anno, ed avendosi raso pube e sopracciglia, scrisse, secondo alcuni, un’”Octaeterida”. Di colà venne a filosofare in Cizico e nella Propontide, e giunse sino a Mausolo. Tornò quindi per tal modo in Atene, avendo con seco un grandissimo numero di scolari, onde attristare, come affermano, Platone, che da principio lo aveva negletto. Racconta altri che banchettandosi da Platone, essendo molti, egli introdusse lo stare sdrajati in semicerchio. Nicomaco figlio di Aristotele afferma ch’ei disse un bene la voluttà.
III. Fu in patria quindi molto onorevolmente accolto, siccome scorgesi dal decreto che nacque a suo riguardo; e, secondo che scrive Ermippo, nel quarto libro “Dei sette sapienti”, divenne chiarissimo eziandio presso i Greci, dettando leggi a’ proprj cittadini, e libri di astrologia, e di geometria, ed altri lodevoli. Ebbe tre figlie, Attide, Filtide, Delfide. – Eratostene, ne’ suoi libri a Botone, dice ch’e’ compose anche “Dialoghi di cani”. Altri che questi fossero scritti da Egizj, nella costoro lingua, ma che esso, traducendoli, li pubblicò tra’ Greci. – Crisippo di Erineo, cnidio, apprese da costui le cose concernenti agli dei, al mondo ed agli studj meteorologici; le mediche da Filistione siciliano. – Lasciò di bei commentarj.
IV. Da lui nacque un fanciullo Aristagora, e da questo Crisippo, discepolo di Aetlio, di cui girano rimedj per la vista, cadutigli sotto il pensiero tra le fisiche speculazioni.
V. Sono stati tre Eudossi. Quest’esso. – Un altro da Rodi, che scrisse istorie. – Un terzo siciliano, figlio di Agatocle, poeta comico, il quale, come dice Apollodoro, nelle “Cronache”, riportò tre vittorie urbane e cinque lenaiche. – Ne troviamo anche un altro, medico da Cnido, intorno al quale dice Eudosso, nel libro “Della circonferenza terrestre”, che sempre era solito esortare di muover gli arti con ogni maniera di esercizio, ed egualmente anche i sensi.
VI. Riferisce il medesimo, che l’Eudosso cnidio fiorì nella centesima terza Olimpiade, e discoprì le dottrine intorno alle linee curve. – Morì di cinquantatrè anni. – In quel tempo che e’ conversò in Egitto con Conufide eliopolitano Api lambì dintorno la sua veste. Dissero dunque i sacerdoti ch’egli sarebbe stato glorioso, ma di corta vita, siccome racconta Favorino ne’ “Commentarj”. – Avvi anche un nostro epigramma sopra di lui, che sta così:
Corre fama ch’Eudosso un giorno in Memfi
Abbia sul suo destino il bel cornuto
Tauro richiesto. E quei nulla rispose.
Come discorre un bue?  Non diè natura
Loquace bocca al vitel Api. – Ei presso
Tenendosi ad Eudosso, di traverso
La veste gli lambì, palesemente
Questo indicando: Renderai la vita
Tra breve. Onde la morte presto venne;
Chè dieci volte cinque sopra tre
Egli aveva le Pleiadi vedute.
Costui prima Eudosso (reputato), Endosso (glorioso) (intendi : Ένδοξον , Endoxon) per lo splendore della sua fama venne chiamato. – E da che abbiamo discorso i Pitagorici illustri, affrettiamoci a parlare degli sparsi, come sogliamo nominarli. – E primamente è mestieri ragionare di Eraclito.”.
In vero, da quanto risulta dalla su citata traduzione curata dal Conte Luigi Lechi [“Le vite dei filosofi di Diogene Laerzio...”, V. II (ed ultimo), Milano, 1845], sarebbe stato anche Crisippo (di Cnido) - e non solo quindi Eudosso - ad aver appreso le nozioni mediche da Filistione siciliano (di Locri), il più significativo rappresentante della scuola medica siceliota.
Il testo che precede, lo andremo trascrivendo, secondo una recente traduzione (di Marcello Gigante), come segue:
Libro VIII, cap viii
[86] Eudosso, figlio di Eschine, nacque a Cnido, astronomo, geometra, medico, legislatore. Egli apprese la geometria da Archita, la medicina da Filistione il siciliano, come attesta Callimaco nei suoi Quadri. Sozione nelle Successioni dei filosofi dice che fu uditore anche di Platone. Aveva circa ventitre anni e versava in angustie economiche quando, attratto dalla fame dei socratici, fece vela verso Atene con il medico Teomedonte, da cui fu mantenuto (secondo altri, fu il suo amante). Sbarcato al Pireo ogni giorno saliva ad Atene e, dopo aver ascoltato i sofisti, di nuovo faceva ritorno.
[87] Dopo una permanenza di due mesi, ritornò in patria e, soccorso da contribuzioni degli amici, salpò in Egitto col medico Crisippo, portand una lettera di raccomandazione da parte di Agesilao a Nettanabi, il quale lo raccomandò ai sacerdoti. Si trattenne lì un anno e quattro mesi, si rase barba e sopracciglia e, secondo alcuni, compose la Ottaeteride. Di lì fu a Cizico e nella Propontide a tenere scuola, ma dopo giunse alla corte di Mausolo. Da lì fece ritorno ad Atene, portando con se moltissimi discepoli, come dicono alcuni per fare dispetto a Platone, il quale all’inizio l’aveva rifiutato come discepolo.
[88] Alcuni riferiscono che, in occasione di un convito di Platone, poiché il numero degli ospiti era grande, introdusse l’ordine dei posti in forma semicircolare. Nicomaco, figlio di Aristotele, dice che per Eudosso il piacere è il bene. Fu accolto in patria con grande onore, come testimonia il decreto appositamente fatto per lui. Ma divenne anche famosissimo presso i greci, perché scrisse per i suoi cittadinai le leggi, come dice Ermippo nel quarto libro Dei sette sapienti, e perché compose opere di astronomia e geometria ed altre degne di nota. Ebbe anche tre figlie, Actide, Filtide, Delfide.
[89] Eratostene, nei libri diretti a Batone, dice che Eudosse compose anche Dialoghi di cani; altri dicono che gli egizi li scrissero nella loro lingua e che egli li tradusse e pubblicò in Grecia. Crisippo, figlio di Erineo, di Cnido, fu suo discepolo per la teologia, la cosmologia e la meteorologia, mentre per la medicina fu discepolo di Filistione il siciliano. Lasciò anche dei bellissimi trattati. Di lui fu figlio Aristagora e, di questo, Crisippo, discepolo di Aetlio, a cui si attribuisce un’opera sulla cura degli occhi, poiché sottopose al vaglio della ragione le sue speculazioni naturalistiche.
[90] […] Lo stesso Apollodoro dice che Eudosso di Cnido ebbe la sua acme nella 103 Olimpiade e scoprì la teoria delle linee curve. Morì a cinquantre anni. Quando era in Egitto insieme con Conufide di Eliopoli, Api lambì il suo mantello. Per questo i sacerdoti dissero che egli sarebbe stato famoso ma di vita breve, come riferisce Favorino nelle Memorie.
[91] Vi è anche un nostro carme dedicato a lui:
In Menfi è fama che un giorno abbia appreso il proprio destino Eudosso da un toro dalle belle corna. Nulla esso disse: come, infatti, potrebbe un bue parlare? Natura non diede bocca loquace al bue Api! Ma stando di fianco a lui gli lambì la veste con evidente monito: ‘tra breve finirai la vita’. Perciò a lui venne presto fato di morte: cinquantatre anni aveva contemplato le Pleiadi.
Per lo splendore della fama lo chiamavano ‘Endosso’ (intendi : Ένδοξον , Endoxon , il glorioso)  anziché ‘Eudosso’. Passati in rassegna i Pitagorici illustri, resta ormati da dire intorno ai filosofi cosiddetti ‘sporadici’. In primo luogo Eraclito.”.
Sempre tramite la fonte di Diogene, sappiamo poi che Eudosso di Cnido fu amico e scolaro di Platone (ibidem, VIII, 86). Di qui possiamo pensare ad una sua influenza non solo sulle sezioni dedicate alla medicina nel Timeo (Τίμαιος , il dialogo di Platone) ed all’approccio di quest’ultimo alle téchnai (intendendo col termine téchnē una grande varietà di competenze e di abilità, tra cui la medicina ma anche le arti figurative, l’architettura, la retorica sino ad includervi il lavoro dei falegnami, dei fabbri e dei calzolai) bensì anche sulle prescrizioni di Platone nella Πολιτεία, Politéia (la Repubblica) riguardo l’esercizio ginnico e l’alimentazione, con la condanna dell'ubriachezza ed il consiglio di una dieta di carni arrostite, senza alcun condimento né pasticceria.
Ma rimandiamoci al riguardo a quanto leggiamo in Joh. Gerardi Vossii [Gerardus Joannes Vossius] – De Philosophia et Philosophorum – Sectis Libri II, Apud Adrianum Vlacq. , M.DC.LVIII:
Ҥ. 27...Horum temporibus fuere duo Medici Theomedon & Chrysippus.
Tempora horum cognoscimus ex Platone, & Eudoxo Cnidio. Nam Eudoxus fuit Platonis auditor, ut tradidit Sotion (*... in Successionibus). Desiit autem vivere Plato initio Olymp. CVIII. Porrò Theomedon suis sumtibus aluit Eudoxum...Posteaque idem Eudoxus cum Chrysippo medico profectus in Aegyptum, ut ab eodem Laërtio accepimus. Etiam Chrysippi meminit Plinius lib. XXVI, cap. II, ubi hoc ordine Medici, quorum libri herbis referti, recensetur: Hippocrates, Diocles Carystius, Praxagoras, Chrysippus, Erasistratus, Herophilus.
§. 28. Item tum fuit Philistio Siculus; quo in medicina praeceptore usus Eudoxus Cnidius.
Ut Callimachus in Tabulis auctor est. Puto autem idem fuerit Philistio Locrensis, Agellio memoratus lib. XVII, cap. XI. Huic tribuunt librum Hippocratis de Diaeta.
§. 29. Philistioni proximus esto discipulus Eudoxus.
Astrologus, Geometra, Medicus, & Legislator: ut ait Diogenes.”.
In Flavio Filostrato , l’Ateniese (ca. 165 - ca. 245 d.C.) - Vite dei Sofisti, Libro I cap i, leggiamo poi di Eudosso:
“Eudosso di Cnido, pur essendosi dedicato con discreto successo agli studi filosofici nell’Accademia, fu tuttavia incluso tra i sofisti per l’eleganza di eloquio e per la buona capacità d’improvvisare; fu ritenuto degno del nome di sofista nell’Ellesponto, nella Propontide, a Menfi e nella parte d’Egitto al di là di Menfi, confinante con l’Etiopia e con la terra dei saggi chiamati Gimnosofisti” (Traduzione di Maurizio Civiletti).