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EUDEMO

EUDEMO

Esistono almeno tre distinti medici di nome "Eudemo", che andremo qui di seguito a ricordare, a cominciare dal più antico di essi.

EUDEMO di Alessandria

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EUDEMO di Alessandria

Eudemo di Alessandria (medico greco, IV - III sec. a.C.).
Questo medico greco in alcuni testi viene celebrato quale uno dei più famosi medici appartenenti alla Scuola alessandrina di Erofilo ed Erasistrato [Giornale Medico-chirurgico di Alessandro Flajani...Vol. IV, Roma, 1809: “Riguardo alli soggetti celebri di questa Scuola (intendi: di Alessandria di Egitto) accennasi Erofilo, Erasistrato, ed Eudemo.”].
Sulla scia di Erofilo, fu coinvolto nell'indagine fisiologica e in alcune pratiche di vivisezione e di dissezione di cadaveri, realizzate nell'Egitto tolemaico, peraltro con finalità prettamente scientifiche [pratiche menzionate da Galeno nei suoi “Procedimenti anatomici” (“Anatomicae administrationes”)]. Quindi Eudemo – unitamente a Stratone e Prassagora – fu attivo nel campo della fisiologia e sembra che – oltre ad avere scoperto e descritto le glandule - si sia approfondito in ricerche e sperimentazioni in particolare sul sistema nervoso. Delle sue ricerche e dei suoi scritti sui nervi accenna anche Galeno, il quale specifica che “Erofilo ed Eudemo, che per primi, nel tempo posteriore ad Ippocrate, scrissero sull'anatomia dei nervi, non riuscirono a determinare l'origine dei nervi ed i medici ebbero molta difficoltà a comprendere come mai alcune paralisi interessassero il movimento ed altre la sensibilità.” [da Émile Littré: Oeuvres Completes (Traduction Nouvelle, avec le texte grec en regard) – Vol. I -, Paris: J.-B. Baillière, 1839). Ed è lo stesso Littré a specificare che “il merito della conoscenza esatta dei nervi è da assegnare agli anatomisti alessandrini. Secondo Rufo, Erasistrato distinse due specie di nervi, quelli della motilità e quelli della sensibilità.”.

EUDEMO della Teriaca

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“Alia versibus ab Eudemo conscripta, quae Antiochi Philomitoris theriaca inscribitur, cuius principium hoc quidem est.”
[Istoria de Poeti Greci...scritta da Lorenzo Crasso..., Napoli, appresso Antonio Bulifon..., Anno 1678 - da Galeno, de Antidotis, L. secundus, 2.14 (14.185)].

Il testo continua in
“CL GALENI PERGAMENI QUINTA CLASSIS Eam Medicinae partem, Quae ad Pharmaciam..., Venetiis apud Iuntas, MDLVI”

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EUDEMO della Teriaca

Eudemo (medico e poeta greco, I sec. a.C.).
Questo medico e poeta greco non assume ai nostri occhi rilevante importanza scientifica per la sua storia medica.
Come riportato in incipit, venne citato da Galeno anche per le sue composizioni sulla teriaca. Anche il Patrici lo ricorda quale “...medico, & altresì scrisse poesia della Teriaca” (Della Poetica, - Insegnante V. – di Francesco Patrici...Ferrara...1586), laddove viene ancora ricordato insieme ad altri medici: “... e le Teriache di Arato, di Nicandro, di Clinico, di Eudemo...”.
“Il famoso farmaco d’Eudemo, contro la morsicatura d’animali velenosi, era inciso sulle porte d’Asclepio di Coo” (Giuseppe Ferrario, Statistica Medica di Milano..., Milano,...1838). Nello stesso Plinio troviamo questa notizia, anche se l’autore non precisa di quale tempio si trattasse: “incisam lapide versibus in limine aedìs AEsculapii”.
Più precisamente, a proposito della Theriaca Antiochi, nella sua “Naturalis Historia”, 20.264, Plinio riporta: “(Et discessuri ab hortensiis) unam compositionem (ex his clarissimam) subteximus adversus venenata animalia incisam in lapide versibus Coi in aede Aesculapi. Serpylli duum denariorum pondus, opopanacis et mei tantundem singulorum, trifolii seminis pondus denarii, anesi et feniculi seminis et ammi et apii denarium senum e singulis generibus, ervi farinae denarium XII. Haec tusa cribrataque vino quam possit excellenti digeruntur in pastillos victoriati ponderum. Ex his singuli dantur ex vini mixti cyathis ternis. Hac theriace Magnus Antiochus rex adversus omnia venenata usus traditur aspide excepta.".
Qui Plinio cita Antioco come “Magnus Antiochus”, laddove invece in Galeno lo troviamo citato come "Antiochus Philometor" (Antiochus VIII Philometor – in greco: Ἀντίοχος Φιλομήτωρ, Γρυπός – re dal 125 a.C. sino alla morte nell’anno 96 a.C.).
Questa citazione di Plinio la ritroviamo anche in Galeno, il quale precisamente riporta:
"Pharmaca contra morsum viperi, inter quae theriaca quem Antiochus confecit: eam Plinius refert in muro templi Aesculapii inscriptam." Infra pergit: "Alia ab Eudemo metris exscripta, theriaca Antiochi Philometoris," cui insunt meum, serpyllum, opopanax, trifolium, anisum, feniculum, ammi, ervum, Chium. Plinius ita citatus dicit: (facendo poi seguire il su citato testo pliniano).

EUDEMO di Temisone

EUDEMO di Temisone

Eudemo di Temisone o semplicemente Eudemus (medico romano, I sec. a.C. – I sec. d.C.).
Fiorì sotto gli Imperi di Augusto e Tiberio ed appartiene a quella vasta schiera di medici che sono ricordati sul cadere della Repubblica romana, al tempo dei primi imperatori, e che non assumono ai nostri occhi rilevante importanza scientifica in quanto poco o nulla scrissero o i lavori dei quali sono andati oramai perduti.
Lo possiamo inquadrare con certezza in questo arco temporale in quanto ne ritroviamo alcune citazioni negli “Annales” di Tacito (dal titolo originale: “Ab excessu divi Augusti” / "Dalla morte del Divino Augusto"), opera che copriva i regni dei quattro imperatori romani succeduti a Cesare Augusto. Le parti dell'opera giunte fino ai nostri giorni riguardano gran parte dei regni di Tiberio e Nerone.
Più precisamente, Eudemo (Eudemus) viene citato negli Annales di Tacito – al principio del libro IV – laddove si parla della congiura di Sejano e Livia (intendi Claudia Livilla, 13 a.C. – 31 d.C.) contro Druso, suo sposo, che venne avvelenato:
Libro IV –
[3]. “Ceterum plena Caesarum domus, iuvenis filius, nepotes adulti moram cupitis adferebant; et quia vi tot simul corripere intutum dolus intervalla scelerum poscebat. placuit tamen occultior via et a Druso incipere, in quem recenti ira ferebatur. nam Drusus impatiens aemuli et animo commotior orto forte iurgio intenderat Seiano manus et contra tendentis os verberaverat. igitur cuncta temptanti promptissimum visum ad uxorem eius Liviam convertere, quae soror Germanici, formae initio aetatis indecorae, mox pulchritudine praecellebat. hanc ut amore incensus adulterio pellexit, et postquam primi flagitii potitus est (neque femina amissa pudicitia alia abnuerit), ad coniugii spem, consortium regni et necem mariti impulit. atque illa, cui avunculus Augustus, socer Tiberius, ex Druso liberi, seque ac maiores et posteros municipali adultero foedabat ut pro honestis et praesentibus flagitiosa et incerta expectaret. sumitur in conscientiam Eudemus, amicus ac medicus Liviae, specie artis frequens secretis. pellit domo Seianus uxorem Apicatam, ex qua tres liberos genuerat, ne paelici suspectaretur. sed magnitudo facinoris metum, prolationes, diversa interdum consilia adferebat.”.
[3]. “Ma la casa imperiale piena di Cesari, il figlio del principe giunto alla maturità e i nipoti ormai cresciuti imponevano un ritardo alla sue mire ambiziose. E poiché non era senza rischi toglierne di mezzo tanti e
tutti insieme, l'inganno esigeva intervalli fra i vari delitti. Decise peraltro una via più segreta, cominciando da Druso, contro il quale lo muoveva un recente motivo di rancore. Druso infatti, insofferente di
rivali e di indole forse troppo impulsiva, nel corso di un casuale diverbio gli aveva mostrato i pugni e, alla sua reazione, l'aveva colpito in viso. Fra tutte le possibili mosse, la più comoda parve a Seiano quella
di puntare su Livia, moglie di Druso e sorella di Germanico che, poco avvenente da piccola, s'era fatta una delle donne più belle. Fingendosi di lei innamorato, la indusse all'adulterio e, quando l'ebbe soggiogata con questa prima colpa (una donna che ha perduto il pudore non si rifiuterà più a nulla) con la speranza del matrimonio e di poter condividere il trono, la spinse all'assassinio del marito. Sicché costei, che vantava come zio materno Augusto, come suocero Tiberio, madre dei figli di Druso, infangava sé, i suoi antenati e i posteri con un amante venuto da un municipio, anteponendo al prestigio della realtà presente l'attesa di un futuro incerto e segnato dal delitto. Venne messo a parte del piano Eudemo, amico di Livia e suo medico, assiduo con lei in colloqui segreti, dietro il pretesto della professione. Seiano, per evitare le gelosie dell'amante, ripudia la moglie Apicata, che gli aveva dato tre figli. Ma l'enorme portata del piano delittuoso comportava paure, dilazioni e talvolta disegni contrastanti.”.
E ancora:
[11]. “...ordo alioqui sceleris per Apicatam Seiani proditus tormentis Eudemi ac Lygdi patefactus est. neque quisquam scriptor tam infensus extitit ut Tiberio obiectaret, cum omnia alia conquirerent intenderentque...”.
[11]. “...Peraltro i particolari del delitto vennero rivelati da Apicata, moglie di Seiano, e furono confermati, sotto tortura, da Eudemo e Ligdo; ma nessuno storico fu tanto ostile a Tiberio da fargliene carico, per quanto pronto a vagliare ogni altro suo gesto e a imputarglielo...”.
La stessa vicenda la ritroviamo riportata in più testi e varie traduzioni. Vogliamo qui menzionare “Gli annali di P. Cornelio Tacito (Libro IV, 1-3)...tradotti....da Giorgio Dati”: “Tirarono ancora in questa pratica Eudemo medico, & amico di Livia, il quale sotto colore dell’arte sua, spesso con lei al segreto si ritrovava.”; e: “...appresso da Eudemo il medico,...”.
E ancora, in A. Perutelli, G. Paduano, E. Rossi, Storia e testi della letteratura latina: “Fu arruolato come complice Eudemo, amico e medico di Livia, che, con la scusa della medicina conosceva tutti i suoi segreti.”.
Nicholas Francois Joseph Eloy, nel suo “Dizionario Storico della Medicina...” – T. II, Napoli, 1762, lo dice “discepolo di Temisone” [I sec. a.C.], che “credesi esser stato lo stesso dell’adultero di Livia...”. E ricorda ancora come a tale Eudemo, discepolo di Temisone, faccia riferimento anche Celio Aureliano nel suo “Genetia” [dal “Gynaecia”, il De morbis acutis (et chronicis) = de Le malattie acute (e croniche), di Sorano d’Efeso, L. II, cap. 38]: “Eudemo ne’ cardiaci introduceva l’acqua fredda col clistiere; L. III, cap. XI: “riferisce una storia rapportata da Eudemo di un Medico idrofobo; L. III, cap. XII: “dice, ch’Eudemo opinava che l’idrofobia fosse una passione melancolica; L. II, cap. XVI: “riferisce, che curava gl’idrofobi salassandogli, e col dar loro l’elleboro nel secondo o terzo giorno, coll’applicazione in tal guisa delle coppe, che la pelle si rendesse pustulosa”.