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EROFILO di Calcedonia

“L’anatomia è incontestabilmente il più antico strumento della conoscenza ed essa sta a fondamento della chirurgia.” (René Leriche, 1879 – 1955).

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EROFILO di Calcedonia

La Medicina è una scienza, ovvero una cognizione di ciò che fa la salute, e le malattie; e di una terza specie di cose, che sono neutre, ovvero che non hanno alcun rapporto né con la sanità, né coi morbi.

 

“Herophilus ille Medicus, aut Lanius, qui sexcentos homines exsecuit, ut naturam scrutaretur, qui hominem odit, ut nosset, nescio an omnia interna ejus liquido explorarit; ipsa morte mutante, quae vixerant, & morte non simplici, sed ipsa inter artificia exsectionis. (Tertull. Unum esse spiritum, & animam)”.

“Erofilo, quel Medico, ovvero quel Beccajo, il quale ha sparato un numero infinito di uomini, per conoscere la natura e che ha odiato l’uomo per conoscerlo; non ne ha forse perciò meglio conosciuto l’interno; la morte recando gran mutazione alle parti tutte, le quali non devono più esser le medesime, quando non hanno più vita; specialmente non trattandosi qui di una morte semplice, ma procurata per molti tormenti, a’ quali la diligente ricerca de’ Notomici ha sottoposto i miserabili”.
(Storia della Medicina... di Daniele Le Clerc, T. II, Napoli, MDCCLXII, nella stamp. di V. Manfredi).

 

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Eròfilo (in greco : ‛Ηρόϕιλος ; in latino : Herophĭlus) (medico greco, Calcedonia di Bitinia, attuale Kadıköy in Turchia, 335 a.C. ca. – Alessandria d'Egitto, 280 a.C. ca.).
Tramite la fonte di Galeno sappiamo che Erofilo di Calcedonia fu discepolo del grande Prassagora di Cos, medico e probabilmente nipote dell'omonimo allievo di Ippocrate. Erofilo è dunque da considerarsi di formazione ippocratica e razionalista.
Insieme ad Eurifonte fu il fondatore della scuola medica di Cnido, una delle più famose dopo quella di Crotone.
Non si sa molto della sua vita, se non che – ancor giovane - studiò ad Alessandria d’Egitto, ove fondò anche una scuola medica, fiorita intorno al III sec. a.C. anche intorno alla figura di Erasistrato di Coo, il quale parve condividere le metodiche proprie di Erofilo di Calcedonia.
Erofilo sicuramente lavorò al Museo di Alessandria nel tempo che intercorre tra il regno di Πτολεμαῖος Σωτήρ (Tolomeo I Sotere, diadoco di Alessandro Magno e capostipite della dinastia tolemaica, 367 a.C. ca. – 283 a.C.) a partire dall’anno 304 a.C. - e quello di Πτολεμαῖος Φιλάδελφος (Tolomeo II Philadelpho, 308 a.C. – 246 a.C.), sovrano egizio, secondo re della dinastia tolemaica dall’anno 283 a.C.. E’ stato ipotizzato che fosse al servizio dei sovrani egiziani nella qualità di direttore dei servizi sanitari pubblici, dagli stessi istituiti ad Alessandria con la raccolta di una tassa medica pubblica (ιατρικών , iatrikon). L’istituzione di tale servizio portò il Museo alessandrino a divenire il primo istituto pubblico di cui si abbia notizia certa. Sino ad allora erano esistite solo istituzioni a carattere privato, quali l’Accademia ed il Liceo di Atene.
Contemporanei di Erofilo furono medici specializzati soprattutto in ginecologia e odontoiatria; ma il periodo erofileo si caratterizza soprattutto per i notevoli risultati raggiunti dalle scienze ellenistiche in tutti i campi dello scibile umano, conseguenti alle strette collaborazioni tra i vari scienziati del tempo e grazie alle correlazioni tra le varie discipline, da quella medico-oftalmologico-cardiaca di Erofilo a quella meccanica di Ctesibio (come vedremo nello studio degli impulsi e dei battiti nel sistema circolatorio) a quella infine matematico-geometrica alla base dell’”Ottica” di Euclide (come vedremo negli studi erofilei sulla vista ed il raggio ottico), col quale Erofilo condivise la fondazione del metodo scientifico.
Tali collaborazioni furono anche possibili in quanto a quel tempo il Museo di Alessandria di Egitto ospitava, a spese dei sovrani, numerosi scienziati e letterati (tra i quali, oltre ad Erofilo, Ctesibio ed Euclide, citiamo qui anche i greci Eratostene di Cirene detto anche “secondo” ed il matematico-astronomo Apollonio di Perga), i quali, oltre ad insegnare, curavano anche il servizio della Biblioteca e quello sanitario.
Tra i discepoli di Erofilo, che andarono distinguendosi tra le scuole di Alessandria e di Laodicea, citiamo qui:
Agnodice;
Demetrio di Apamea (studioso di patologia generale ed esperto nelle patologie dell’apparato sessuale);
Mantias Erofileo, famoso farmacologo, secondo Galeno rimasto sempre fedele alla Scuola dei dogmatici del proprio maestro Erofilo;
Baccheo di Tanagra, celebre fisiologo e farmacologo, uno dei primi commentatori di Ippocrate e studioso del polso;
Zenone di Laodicea, autore di una dottrina sul polso e di libri di rimedi a base di erbe medicinali;
Crisermo, anch’egli autore di una dottrina sul battito del polso, che escludeva del tutto l'azione del cuore.
Questi furono della scuola di Alessandria.
Per la scuola di Laodicea ricordiamo qui:
Alessandro Filalete, del I sec. a.C., allievo di Asclepiade di Bitinia e contemporaneo di Strabone (che lo cita nelle sue opere). Successe a Zeusi il Giovane nella direzione della scuola anatomica erofilea, di cui fu uno dei più illustri rappresentanti;
Demostene Filalete, uno dei successori di Erofilo nella direzione della scuola medica alessandrina, il quale operò le cataratte secondo il metodo insegnatogli da Erofilo: la sua opera in campo oculistico andò affermandosi come basilare durante tutto il Medioevo;
Eraclide di Eritrea, commentatore di opere ippocratiche.
Con Erofilo ed Erasistrato si ha un’evoluzione del pensiero medico ippocratico. La medicina ellenistica di Erofilo e successivamente di Erasistrato di Coo era andata completando il sistema ippocratico e si era caratterizzata sin dalla sua nascita per il metodo dogmatico razionale posto alla base della metodologia medica e della stessa sperimentazione anatomica e fisiologica, basate sulla dissezione del corpo umano.
Caratteristiche distintive di tale metodologia erano state l’indipendenza da ogni particolare credo religioso o corrente filosofica, la formulazione di un linguaggio consono alla sperimentazione clinica e la netta distinzione tra attività di ricerca ed attività professionale.
La descrizione di ogni funzione corporea da parte di Erofilo (in primis quella cardiaco-respiratoria e quella oftalmologica) sposa una metodologia scientifica e tecnologica che vede affermarsi sulla scena delle scienze attori quali Ctesibio, col suo progetto di mantice e di pompa valvolare ed Euclide, con la sua visione assiomatica della geometria, il quale pure sembra abbia assiduamente operato nella Biblioteca di Alessandria di Egitto durante il III sec. a.C..
Come affermato anche da Rufo d’Efeso, Erofilo avrebbe perseguito la scelta di unità temporali e metrica musicale abbastanza piccole da essere adatte alla misurazione di funzioni cardiache di picco sistolico e di periodi di decrescita diastolica (da διαστολή = dilatazione).
A partire dal I sec. d.C. la scuola alessandrina andò estinguendosi così come sarebbe andato smarrendosi l’originale approccio razionale e sperimentale; d’altro canto dell’antica scuola ippocratica sarebbero andate sempre più affermandosi le teorie umorali di sangue, flegma, bile ed atrabile.
Stesso all'interno della scuola alessandrina, a partire dal III sec. a.C., era andata prendendo corpo la scuola empirica, che ebbe tra i suoi massimi esponenti Filino di Cos e Serapione di Alessandria. Tale indirizzo dettava regole secondo cui i medici dovevano abbandonare lo sterile dogmatismo che i discepoli erofilei avevano imposto all’interno della scuola alessandrina; le conoscenze mediche avrebbero dovuto derivare unicamente dall’esperienza che singolarmente ogni medico avrebbe dovuto apprendere col tempo curando gli infermi. L'esperienza si basava essenzialmente su tre punti: l'autopsia (cioè la diretta osservazione), l'historicon (la storia delle osservazioni proprie ed altrui) e l'analogia (il confronto). Particolarmente di Filino di Cos possiamo dire che viene considerato il fondatore della scuola empirica che non teneva in alcun conto le cause delle malattie ma si prodigava invece nella terapia, in cui lo stesso Filino faceva consistere tutta la medicina, dando anche notevole impulso alla chirurgia ed alla farmacologia. Nella sua scuola operarono anche Serapione di Alessandria (II sec. a.C.) e Glaucia di Taranto (II sec. a.C.). Sarebbe stato però Serapione a stabilire le regole della scuola, che consistevano nell'esame della storia personale del paziente, nell'osservazione della patologia da cui era affetto e nel confronto con altri casi simili. Serapione si richiamava ai precetti ippocratici e alla base di tutto poneva l’osservazione diretta (τήρησις) tralasciando ogni dogma preconcetto e privilegiando la scienza acquisita. Col tempo i membri della scuola empirica avrebbero trascurato lo studio dell’anatomia e della fisiologia, smarrendo anche una visione più globale del concetto di malattia, mentre avrebbero sempre più approfondito le proprie conoscenze nell’ambito della chirurgia e della particolare tecnica dei bendaggi.

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EROFILO ANATOMO-FISIOLOGO

Erofilo è unanimemente riconosciuto come il primo - e per molti versi moderno – anatomo-fisiologo scientifico della storia della medicina. Molti concetti e termini anatomici tuttora usati risalgono direttamente a lui e al suo metodo sperimentale nel campo della medicina. Erofilo infatti introdusse la nomenclatura anatomica, contribuendo ad una concezione innovativa della lingua; si avvalse inoltre di teorie basate su ipotesi, consapevole che ogni teoria non può possedere di per sé un valore intrinseco di verità.
L’interesse di Erofilo per l’anatomo-fisiologia era alla base delle ricerche e delle sperimentazioni che si concretizzavano nella dissezione dei cadaveri. Solo in questo modo riuscì ad approfondire i suoi studi sul corpo umano, sui vari organi e sulle loro funzioni.
Nei suoi studi anatomici, Erofilo dovette certamente essere agevolato dalla cultura alessandrina, che non poneva limiti né obiezioni di principio alla dissezione dei cadaveri umani e degli animali.
Alcuni studiosi si sono spinti ad ipotizzare che Erofilo fosse solito praticare la vivisezione ossia la pratica della dissezione su persone ancora in vita. Non vi è però alcun valido fondamento per affermare ciò né si può affermare che ciò sia riportato negli scritti di coloro che si occuparono della sua vita e dei suoi interessi medici: lo stesso Tertulliano, il quale pure non mancò di criticare la metodologia erofilea, non si spinse mai ad affermare che Erofilo e/o i discepoli della scuola alessandrina avessero praticato la vivisezione.
Andrea Vesalio (1514 - 1564), dopo più di diciotto secoli, avrebbe posto al centro dei suoi studi la dissezione dei cadaveri così come effettuata da Erofilo, riconoscendo implicitamente ai suoi metodi la validità ed il carattere pionieristico dal punto di vista dell’anatomia e della fisiologia.
Erofilo si occupò anche di medicina in senso stretto, cioè di patologia, diagnostica e terapeutica.
Riportandoci alla patologia ed alla diagnostica, Erofilo diede grande impulso ad entrambe e, pur riconoscendo al cervello umano forza propria quale sede della vita e del pensiero ma anche in particolare dell'origine delle malattie mentali, era convinto sostenitore della patologia umorale, che faceva derivare le malattie di origine umorale da alterazione o corruzione dei quattro umori. La paralisi era imputata ad un'ineguale distribuzione della forza nervosa mentre l'apoplessia la si faceva derivare da una paralisi cardiaca.
Ma Erofilo fu soprattutto un grande sviluppatore della terapeutica. In particolare, per quanto riguarda quest’ultima, Erofilo era della convinzione che per ogni male si trovasse in natura – soprattutto nel regno vegetale – il relativo rimedio (anche se, riguardo al colera, dovette ammettere l’inesistenza di efficaci rimedi naturali o almeno che tali rimedi, se esistenti, fossero a sua conoscenza). Comunque sarebbe stata sempre sua preoccupazione consigliare l’assunzione di medicamenti di origine vegetale ma anche animale e minerale. Egli dava cioè grande importanza alle medicine, quasi divina, andando in tal modo contro l’abitudine di affidarsi alla volontà degli dei per la guarigione. Affermò inoltre che notevole importanza era da dare alla prevenzione delle malattie, perseguendo la costanza di un esercizio fisico ginnico e di un'opportuna dieta personalizzata.

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Sistema nervoso e cervello:
A quel tempo, soprattutto con Aristotele, si era venuta affermando la convinzione che la sede delle emozioni vitali e del movimento risiedesse nel cuore. Nella tesi dell’emocardiocentricità, che ancor prima era stata codificata da Empedocle, il rapporto cervello-corpo veniva mediato dal cuore, produttore di calore e sede del sangue, che raggiungeva tutto il corpo; miscela perfetta di quei quattro elementi riconosciuti da Aristotele in acqua, aria, fuoco e terra. Dal cuore pertanto derivavano la salute e le malattie così come il pensiero, ogni tipo di linguaggio e capacità tecnica nonché il carattere di ogni uomo ed il cervello aveva l’unica funzione di raffreddare il sangue.
Questa teoria si contrapponeva a quella dell’encefalocentrismo, sostenuta da Alcmeone di Crotone [il quale già nel V sec. a.C. aveva parlato apertamente del cervello come sede e principio della vita spirituale e di ogni percezione sensoriale: il cervello cioè come motore ed organo della vita spirituale dell'uomo, sede prima di formazione delle sensazioni (l'uomo sente tramite l'orecchio, ma capisce tramite il cervello, gli animali sentono ma non capiscono perché non dotati del cervello umano: idea dello xuniemi, del comprendere visto come "prendere assieme" in cui i singoli organi erano deputati a raccogliere e connettere)]. Era credenza generale che l'organo fondamentale fosse il cuore od il fegato mentre il cervello non fu mai preso in considerazione, in quanto organo insensibile. Vi era pertanto un’inscindibilità e complementarietà tra corpo ed anima; pur tuttavia l’uomo non era in grado di arrivare alla verità assoluta, ché era cosa degli dei (sapheneian) ma poteva solo fornire congetture (tekmairesthai). In questo ed in una concezione meno oligarchica del sapere le differenze sostanziali con lo spirito della dottrina pitagorica con cui Alcmeone condivideva invece il metodo scientifico. Per canto loro, gli ippocratici riconoscevano nel cervello la sede della vita intellettuale ed Anassagora, ancor prima, ne aveva parlato attribuendogli il concetto di “primum vivens”, con un ruolo primario nell’embriologia del pensiero e della vita.
Sino ad allora tale ultima teoria risultava molto meno convincente della prima dell’emocardiocentrismo; ciò in quanto non si conosceva ancora il sistema nervoso né le sue specifiche funzioni.
Erofilo si applicò a recuperare le nozioni di Alcmeone e, con i suoi studi anatomici, a confutare la tesi dello Stagirita. Anche per Erofilo, al pari di Alcmeone, percepire e capire erano due distinte attività e non, come affermato invece da Empedocle, una sola e medesima attività.
Distinse il cervello dal cervelletto. Individuò nel cervello la sede dell’intelligenza e l’esistenza dell’encefalo, col fornice dei ventricoli laterali che suppose essere la sede delle sensazioni, del tronco-encefalo e del calamo scrittorio (che, in suo onore, fu anche chiamato “calamo di Erofilo”) nonché la confluenza dei seni venosi che vede nel seno della dura madre, in cui si versa il seno retto, la struttura che ancora oggi porta il suo nome di “torculare di Erofilo”. Osservò all’interno dei ventricoli cerebrali la struttura vascolare del plesso corioideo, dove viene prodotto il liquido cefalorachidiano; scoprì l’esistenza dei nervi - distinguendoli dai tendini - e, facendoli derivare dal cervello e dal midollo spinale e comprendendone le funzioni, distinse i nervi sensori da quelli motori, fornendo altresì una completa e precisa descrizione delle meningi. Individuò la sede della materia grigia e le radici dei nervi cranici. Descrisse i nervi encefalici (ottico, oculomotore, trigemino, motore del trigemino, facciale, acustico, ipoglosso).

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Cuore e sistema circolatorio:
Dopo aver analizzato il cervello ed il sistema nervoso, Erofilo prese a trattare il cuore e la circolazione sanguigna.
Già il suo maestro Prassagora di Cos, nel IV sec. a.C., aveva per primo distinto le funzioni di arterie e vene. Secondo la sua teoria nelle arterie era contenuto e scorreva unicamente il πνεύμα (“pneuma”), il soffio, il principio connesso alla vita e non invece il sangue.
Erofilo di Calcedonia avrebbe successivamente approfondito gli esperimenti del suo maestro, contribuendo insieme ad Erasistrato alla fondazione dell’anatomia vascolare e descrivendo per primo le differenze anatomiche tra arterie e vene. Anch’egli partì dalla convinzione che nelle arterie scorresse il pneuma e che dallo stesso fosse possibile commisurare lo stato dello spirito originario della vita. Per la misurazione del soffio della vita e la valutazione della sua normalità, Erofilo avrebbe introdotto come strumento diagnostico la misura della frequenza del battito del polso, perseguendo nella sua originale teoria la scelta di unità temporali e metrica musicale, peraltro abbastanza piccole da essere adatte alla misurazione di funzioni cardiache di picco sistolico e di periodi di decrescita diastolica (da διαστολή = dilatazione).
Secondo lui, le fasi sistoliche e diastoliche derivavano da una forza propria insita nelle arterie stesse al pari di quanto avveniva nella fase respiratoria.
Applicando in un determinato periodo temporale i parametri delle cadenze musicali, riuscì a risalire alle differenze intercorrenti tra le pulsazioni vibranti e quelle semplicemente forti. Analizzando le variazioni di frequenza del battito, notò che questa era in relazione diretta con l’età del paziente e che il battito cardiaco, oltre che con l’età, andava messo in correlazione con la temperatura corporea.
La frequentazione con l’ingegnere greco Ctesibio e la scuola dei meccanici alessandrini gli permise di perfezionare un orologio idrico tarabile sulla base di alcuni parametri, tra cui l’età del malato e lo stesso periodo stagionale di misurazione. La meccanica dei fluidi e la compressibilità dell’aria - già organiche nella ricerca in campo militare - entravano quindi prepotentemente, in campo medico, per contribuire alla teoria della pneumatica erofilea della circolazione sanguigna e della funzione valvolare cardiaca.

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Occhi:
Erofilo si interessò in modo particolare di oftalmologia, tanto da scrivere un vero e proprio trattato che più autori, in circa una quarantina di testi, citano col titolo di “Ophtalmicus”. In esso, nell’anatomia dell’occhio, distinse la membrana esterna della sclera dall’iride e la coroide. Egli mise in diretta relazione l’occhio col cervello ed il nervo ottico fu da lui interpretato come un canale che trasportava la sensazione visiva al cervello. Inoltre battezzò e descrisse la retina. Rimane straordinaria la coincidenza tra la struttura della retina come venne descritta da Erofilo e l'uso di raggi visivi discreti da parte di Euclide, nello sviluppo della sua "Ottica” (v. infra).
Erofilo trattò anche i problemi della vista ed i relativi rimedi. Tra le malattie degli occhi – circa una quarantina - ricordiamo qui:  la miopia, il glaucoma, il calazio, i tumori e la paralisi delle palpebre.
Tale opera fu alla base delle conoscenze oculistiche del Medioevo e di essa, dal X sec. al XIII sec. d.C., vennero fatte traduzioni in lingua latina.
Di una collezione del British Museum fa parte un sigillo in calcedonio, di epoca romana (I-III sec. d.C.), che conteneva certamente un preparato per gli occhi. Detta pietra veniva usata come tappo per un vaso riportante l’iscrizione “Herophili Opobalsamum” e porta la raffigurazione di Athena che indossa casco, chitone e peplo, seduta su di un trono con le gambe di leone. Essa tiene una maschera tragica ed al suo fianco vi è uno scudo (Rec. Mus. N. 1859,0301.118 / Acq. 1859).

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Apparato digerente:
In splancnologia fornì una prima descrizione dettagliata dell’apparato digerente e dei vasi chiliferi.
Distinse i vari tratti dell’intestino dando loro alcuni dei nomi ancor oggi usati, come quelli di duodeno (c.d. perché lungo 12 dita, dal greco δωδεκα-δάκτυλος) e di digiuno (c.d. perché si svuota rapidamente).

Fegato:
Completò l’opera di Aristotele, illustrando l’anatomia comparata del fegato, indagandone le problematiche della relazione tra struttura e funzione e tra struttura ed evoluzione.

Apparato genitale:
Erofilo fu anche un famoso ostetrico e ginecologo.
Fu lui a scoprire l’esistenza e la conformazione delle ovaie e delle tube uterine (le c.d. trombe di Falloppio).
Confermò coi suoi studi anatomici che la bocca dell'utero rimane chiusa durante la gravidanza.
Per quanto riguarda gli organi genitali maschili, descrisse accuratamente i dotti spermatici dando al tratto tra la rete intratesticolare ed il condotto deferente il nome di  epididimo (dal greco ἐπιδιδυμίς :  ἐπί  “sopra” + δίδυμοι “testicoli”).

Studiò inoltre l’apparato respiratorio, individuando la presenza - come nelle arterie - di una forza attiva; di poi la prostata, il pancreas e gli organi salivari. Procedette ad una particolareggiata descrizione dell’osso joide, alla radice della lingua.

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OPERE

Sembra che Erofilo sia stato uno scrittore molto prolifico tanto che gli viene attribuita la paternità di almeno nove opere, tra cui il trattato sugli impulsi in cui esplorò il flusso di sangue dal cuore attraverso le arterie.
Purtroppo tutte le sue opere sono andate perdute.
Ci rimangono solo citazioni – anche se numerose in quanto presenti in una quarantina di testi e soprattutto degli scritti di anatomia – nelle opere di Galeno, Celio Aureliano ed altri. Tramite Sorano d’Efeso sappiamo che sarebbe da attribuire ad Erofilo un libro ad uso delle levatrici. Sempre di Erofilo, oltre agli scritti anatomici, sarebbe un libro sul battito del polso, uno di terapia, un compendio medico ed un lessico sui termini ippocratici (lo storico della medicina Francesco Puccinotti parla di un Codice della Biblioteca Ambrosiana recante un Commento di Erofilo ai “Prognostici” ippocratici. Vi è però da dire che tale attribuzione di paternità è dubbia). Un suo trattato intitolato “Ophtalmicus” è citato da molti autori. In esso Erofilo – come già sopra detto – oltre a parlare delle varie malattie oculari, descrive le parti dell’occhio esterno ed interno e mette in relazione diretta occhio e cervello. Tale opera fu alla base delle conoscenze oculistiche del Medioevo e di essa, dal X sec. al XIII sec. d.C., vennero fatte traduzioni in lingua latina.
Ai tempi di Sesto Empirico sopravviveva ancora il trattato di Erofilo intorno alla “Dietetica”.