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ERODICO di Selimbria (o ERODICO di Megara)

[SOCRATE:] "…ciascuno di noi è misura delle cose che sono e che non sono, ma c’è una differenza infinita fra uomo e uomo per ciò appunto che le cose appariscono e sono all’uno in un modo, all’altro in un altro." (Platone, Θεαίτητος , Teeteto).

ERODICO di Selimbria (o ERODICO di Megara)

Erodico di Selimbria (o Erodico di Megara) - (medico greco, nato a Megara, pronuncia Mègara, in gr. Μέγαρα, Attica, Grecia, , V sec. a.C.).
Nato nella città dorica di Mègara, divenne cittadino di Selimbria (Σηλυβρίη), una città della Tracia in Propóntide (attuale Silivri, Istanbul, Turchia).
Megara fu un’antica città dorica, situata alla periferia dell'Attica. Fu una delle protagoniste indiscusse della colonizzazione greca d'età arcaica, tanto da fondare in Sicilia le città di Leontini, Thapsos, Megara Hyblaea e Trotilon (nei pressi dell'attuale Brucoli). In Asia Minore fondò altre colonie come Bisanzio, Eraclea Pontica e Calcedonia.
In età ellenistica fu sede dell'importante scuola filosofica megarica, d'impostazione socratica, per certi versi anticipatrice di una concezione monoteistica.
Il termine dispregiativo di sofista come saccente - seguendo la radice greca σοφιστης (sofisti) cioè σοφια (sofía: “sabiduría”) - veniva usato per indicare gli appartenenti alla detta scuola filosofica.
Selimbria, iniziale insediamento dei Traci, divenne una colonia di Megara.
Anche se Plutarco ce lo dà nativo della Tracia, varie fonti ci indicano la città di Megara come sua natale. In Platone, poi, troviamo anche un altro riferimento ai sofisti, di cui abbiamo innanzi parlato, e tra questi annovera Erodico di Selimbria:
Io dico che l'arte dei sofisti è antica, e che gli antichi che l'esercitavano mettevano innanzi, per rimaner celati e così sfuggire all'odio ch'essa ingenerava, chi la poesia, come Omero ed Esiodo e Simonide, chi i misteri e gli oracoli, come Orfeo e Museo o i loro seguaci, e alcuni anche, io so, la ginnastica, come Icco di Taranto e quel sofista che ancor oggi non è inferiore a nessuno, Erodico di Selimbria.” (PLAT. Protag. 316 D.).
Ed ancora in merito al significato della parola sofista: “A me pare che costoro non conoscano non solo l'origine, ma neppure il significato e il valore della parola filosofia presso i Greci… Isocrate non chiama sofisti gli eristici [leggi: della scuola megarica] e, come direbbero loro, i dialettici mentre poi dice filosofo se stesso e filosofi gli oratori e quanti fan professione di politica? ... Lisia  non chiama sofista tanto Platone che Eschine? Si potrebbe obiettare che per quest'ultimo è in risposta a un'accusa. Di più, se anche fosse lecito chiamar Platone sofista in senso di accusa, ai sofisti che nome si dovrebbe dare? …certo, Platone sempre, più o meno, dà addosso al sofista; e se c'è uno che soprattutto si dimostra avverso a tal nome, mi par proprio lui..."(ARISTID. or. 46).
E in Platone: "…sofista, o lusingatore di popolo…" (Platone, Fedro, XXVIII).
Le fonti citano Erodico, insieme ad altri, uno dei maestri di Ippocrate: “…(Ippokra/thj ...) costui fu dapprima scolaro del proprio padre, successivamente di Erodico di Selimbria e di Gorgia di Leontini retore e filosofo, e, a detta di alcuni, anche di Democrito di Abdera; ed era giovane quando s'incontrò con lui che era vecchio.” (SUID. s. v.).
Ancora: “…si riferisce ad Erodico di Selimbria… E’ quell’Erodico presso il quale ha studiato Ippocrate di Cos.”. (Così lo scolio a Platone, Repubblica, III, 406).  Di contro Plinio (Storia naturale, XIX, 4) annovera “Prodico” (scil. "Erodico") di Selimbria tra i discepoli di Ippocrate:  “Uno dei suoi discepoli, Prodico, nato a Selimbria, fondò la cosiddetta iatroliptica, trovando così una fonte di reddito anche per i massaggiatori e i bagnini.” [Qui “Prodico” è un errore di Plinio: l’autore in questione è Erodico di Selimbria (Tracia), maestro, e non discepolo, di Ippocrate].
Nella Grecia antica gli esercizi ginnici venivano fatti eseguire per lo più a ragazzi in tenera età, per armonizzarne lo sviluppo. Con l’avvento del “regime”, tra il V ed il IV secolo a.C., alcuni terapeuti privilegiarono gli esercizi fisici per curare i malati e la ginnastica si venne delineando progressivamente come un elemento obbligatorio dell’educazione popolare. In quest’epoca gli infermi, che sino ad allora avevano inondati i templi, affollarono i ginnasi (Pli. Hist. nat. L. XXIX c.I p.493.20).
Certamente la Grecia, in questo come nella cura dell’igiene personale, dové subire l’influenza di altre culture dell’Asia Minore che davano loro particolare rilevanza ai fini della loro ricaduta sulla salute, aspetti a cui fu molto sensibile la stessa scuola ippocratica nei suoi trattati, dove possiamo leggere: "Gli organi conservano le loro capacità funzionali solo grazie a un uso e un esercizio appropriato. Tutti coloro che se ne approprieranno e se ne serviranno si assicureranno la buona salute, uno sviluppo armonico e una buona giovinezza.". Il concetto generale di medicina preventiva ha dunque radici lontane: dall’Egitto alla Mesopotamia, all’Arabia per poi finire all’India e alla Cina. Ma sicuramente la maggior influenza sul mondo occidentale, da quel momento, sarebbe stata esercitata dalla civiltà e dalla medicina greca.
Erodico fu all’inizio un pedòtriba (παιδοτρίβης), il maestro di ginnastica dei fanciulli, ma il suo lavoro consisteva nel preparare gli atleti a resistere alla fatica, al freddo, alla fame e a saper affrontare il dolore senza lamentarsi; il suo unico limite era quello di avere limitate conoscenze teoriche di anatomia, fisiologia, igiene, ecc..
Senza dover fare a forza ricorso a Galeno, possiamo delineare una netta distinzione tra i Gymnastai (istruttori degli atleti e prescrittori di diete) e i paidotribi (ad essi subordinati, maestri di ginnastica e ad un tempo igienisti e medici specializzati nella riduzione delle lussazioni e di altre lesioni ossee e muscolari).
Coloro che vennero incaricati di frizionare ed ungere il corpo e pertanto con funzioni vicine a quelle dei medici furono chiamati quindi iatraleiptai (medici specialisti delle unzioni e dei massaggi). (Iatraliptes , ἰατραλείπτης : “Un medico che utilizza un sistema che combina l'uso di unguenti e di attrito [massaggi] con dieta ed esercizio ginnico.”) (Celso, i. 1).
Ciò che colpisce, però, nella vita di Erodico è la vicenda umana. Allorquando si accorse di essersi ammalato, scoprendo di avere un male incurabile, divenne medico e decise di spendere la sua intera esistenza ad escogitare sempre nuove cure, diete e dolorosi esercizi per procrastinare la morte, marciando senza sosta fuori dalle città, condannandosi in tal modo ad una vita non degna d’essere vissuta, una vita che emblematicamente Socrate descrive come un incessante e solitario “peregrinare per i campi”, fuori dunque dalla polis, in quelle campagne dominate dal logos agroikos cioè da quella razionalità “campestre” che domina il suo tempo ma che a Socrate “non insegna niente”, oltre l’unico spazio autenticamente umano ove si può dare conoscenza.
[Socrate:] “Ora io ho cosí gran voglia di udire, che se, camminando, tu facessi la passeggiata sino a Megara, e, secondo Erodico, accostatoti alle mura, tornassi di nuovo, stai certo che ti seguirei.” (Platone, Fedro, I).
Ad un certo punto Erodico, più che cercare di vivere la vita, diede l’impressione di voler procrastinare il più possibile la morte, concependola come male in sé.
Anche qui troviamo conforto in Platone: “La medicina di oggi, educatrice delle malattie, a quanto dicono non era praticata prima che nascesse Erodico. Questi era un allenatore che, ammalatosi, mescolò la ginnastica alla medicina e dapprima tormentò soprattutto se stesso, in seguito molti altri.". "In che modo?", chiese. "Prolungando la propria morte.", risposi. "Benché seguisse attentamente il decorso della sua malattia mortale non riuscì, credo, a guarirne, ma passò la vita a curarsi mettendo da parte ogni altro interesse e tormentandosi per ogni minima trasgressione al suo consueto regime, e grazie alla sua abilità giunse mezzo morto alla vecchiaia.". "Ha riportato davvero un bel premio per la sua arte!", esclamò. "Quello che si addice", ripresi, "a chi ignora che Asclepio non rivelò ai suoi discendenti questo aspetto della medicina non per ignoranza o per inesperienza, ma perché sapeva che in ogni città governata con buone leggi a ciascuno è assegnato un compito da eseguire, e nessuno ha tempo libero per stare malato e curarsi tutta una vita. Ed è ridicolo che noi facciamo caso a questo comportamento negli artigiani, ma non lo avvertiamo in quelli che danno l'impressione di essere ricchi e felici.". "In che senso?", domandò. "Un falegname", spiegai, "quando si ammala, chiede al medico di dargli una pozione per vomitare fuori la malattia, oppure di guarirlo con una purga o con una cauterizzazione o con un’incisione; se però gli viene prescritta una cura lunga, che prevede berretti di lana in testa e cose del genere, dice subito che non ha tempo per essere malato e non gli serve vivere badando alla sua malattia e trascurando il lavoro che lo attende. Dopo di che manda tanti saluti a un medico simile e ritorna al regime di vita consueto, riacquista la salute e vive praticando il suo mestiere; se invece il suo corpo non è in grado di reggere, si libera dei suoi affanni con la morte.” (Platone, Repubblica, Πολιτεία, Politéia, L. III).
Ma Platone non fu aprioristicamente contro lo sviluppo di questa nuova branca della medicina, appunto la ginnastica, ma fu negativamente impressionato dall’atteggiamento di Erodico, da quel suo spingersi oltre il senso della misura (Μη λιαν).
Ma leggiamo ancora le sue parole: “Come gli altri artefici, così coloro che si dedicano alla cura del corpo, i maestri di ginnastica e i medici, regolano e rendono armonico il corpo.”. Il motivo di questa sua convinzione è il seguente: la ginnastica previene le malattie, mentre la medicina interviene solo dopo che le malattie sono scoppiate; invece l’uomo deve preoccuparsi molto più della prevenzione delle malattie che non della cura. Anzi, secondo Platone le malattie nascono in prevalenza quando si trascura proprio la loro prevenzione (che si ottiene mediante la ginnastica e un corretto regime di vita). Ma nella Repubblica, affrontando il problema della formazione dei custodi dello Stato, Platone propone la regola di base: gli esercizi ginnici, così come il regime alimentare, devono evitare ogni forma di complicazione e di sofisticazione. La ginnastica e la dieta non giovano ma sono di danno se non si ispirano alla “semplicità”, e quindi alla “giusta misura” in modo rigoroso. Possono quindi produrre esse stesse malattie con la necessità di ricorrere ai medici.
Difatti nella Repubblica Erodico viene accusato, nella sua smania di riportare il rapporto fra alimentazione ed esercizi al suo equilibrio naturale, di aver fatto deviare la medicina dalla sua efficace tradizione terapeutica trasformandola in un controllo minuzioso ed ossessivo del regime alimentare dei malati. Fattosi medico dopo essere stato maestro di ginnastica (παιδοτρίβης , paidotribes), egli confuse la ginnastica con la medicina (406 a-b). Praticò con rigore ossessivo il rispetto della dieta consueta e prescritta (406b), di lunghissima durata (406d). In questo modo trasformò la medicina da terapia in “pedagogia delle malattie” (406a), in una  νοσοτροφία , nosotrophía (consistente nel dare assistenza e nutrire il malato).
Probabilmente a causa di queste critiche, Erodico era già divenuto popolare al tempo della Retorica di Aristotele (1.5, 1361b 4-6: “Molti sono sani nel senso in cui si dice sano Erodico; nessuno invidierebbe la loro salute, perché devono astenersi da tutte le soddisfazioni umane o dalla maggior parte di esse.”.).
Difatti Erodico divenne anche un fervente sostenitore dell'importanza della dieta, imponendo a volte bagni diaforetici asciutti (Hiip. Epid. VI p. 805.54) insieme ad un regime di vita eccessivamente rigoroso (Cfr. anche Platone, Protagoras 316e; Phaedrus 227d). Condannando gli eccessi i medici Ippocratici raccomandavano infatti un equilibrio fra alimenti ed esercizi. L’ideale sarebbe stato “di trovare per ogni costituzione individuale la misura degli alimenti ed il numero di esercizi in rapporto con questa misura, senza eccessi né verso il più, né verso il meno.”. Esisteva, dunque, un catalogo di esercizi analogo a quello degli alimenti e delle bevande. Ippocrate nel Regime distingue due tipi di esercizi: quelli naturali da una parte, essenzialmente passeggiate, quelli violenti dall’altra, cioè le oscillazioni delle braccia, la corsa e le varie forme di lotta.
Un medico di nome Erodico è criticato in Epidemie, VI, 3, 18, per le terapie eccessivamente pesanti, accusato di far morire i pazienti affetti da febbre sottoponendoli a corse, a ripetuti incontri di lotta ed a bagni di vapore. (cfr. J. Jouanna, op. cit. p. 416, n. 51). Galeno ci riporta che per questi suoi metodi venne censurato dallo stesso Ippocrate il quale affermò che anche il semplice passeggiare fosse contrario alla salute degli infermi. Galeno aggiunge che, nonostante l’esperienza di questi decessi, Erodico continuasse nelle sue particolari cure, convinto che il male si curasse col male, la fatica con la fatica. Ma Erodico non si valse solo di queste estreme arti di ginnastica. Tra l’altro, Celio Aureliano afferma che Erodico soleva far fare ai suoi pazienti una pulizia delle viscere e farli vomitare, facendo poi uso di aceto bollito, acqua di mare e misture di erbe…[segue…] (“Herodicus igitur, ut Asclepiades membras, ventris adhibet purgationem, atque post coenam vomitus, qui sunt implebiles potius quam siccabiles : tum vaporationibus tepidis aceti decocti exhalatione confectis utitur, vel aquae marinae, admista thalia herba, atque byssopo, …his similibus vesicis bubulis repletis corpus vaporandum probat, vel aliis quibusque majoribus inflatis tumentia loca pulsari iubet.”.).
Platone nel Timeo sembra invece venire parzialmente incontro ai metodi di Erodico, laddove raccomanda per le malattie croniche un’educazione (paidagogein ) dietetica (παιδαγῶγειν  διαιταις ), piuttosto di irritarle con farmaci, nei limiti di tutta la σχολή  , skholē.
Ma da allora Erodico fu ritenuto l’archetipo del cattivo medico. Nonostante che scopo delle sue dottrine fosse  quello di abbinare la medicina alle pubbliche istituzioni, con lo sviluppo dei ginnasi, la sua è una medicina solitaria, che tende ad uniformare ed omologare tutti gli uomini senza tenere in conto che ognuno ha la propria individualità, i propri limiti e le proprie esigenze, limiti oggettivi che sono invalicabili anche se ci si pone come scopo il raggiungimento di un benessere da tutti auspicabile. A questo punto si era venuta a creare anche una frattura sul lato prettamente filosofico-politico di concezione della vita e dell’uomo tra Erodico e la medicina Asclepiade, che aveva sin dal suo inizio postulato il primato del “viver bene” da attuarsi nella polis tra uomini diversi ma liberi. Da sempre, nella cultura occidentale, filosofia e medicina hanno avuto punti di contatto comuni ed una visione comune dell’esistenza: per i physikoi (φυσικός) greci l’esplorazione degli elementi primari dell’universo e lo studio e la cura dell’uomo erano inseparabili, tanto che per tutta l’antichità era impensabile essere buoni medici senza essere anche filosofi, così come era impensabile essere buoni filosofi senza nutrire un obiettivo terapeutico della condizione umana. Una forte spinta verso uno sviluppo di una medicina scientifica che si collocava in scuole filosofiche era venuta dalla Scuola Medica di Crotone e dalla concezione biologica dei pitagorici. Sarebbe stato sotto questo aire che sarebbero poi nate le scuole della Magna Grecia, della Sicilia e del Mediterraneo: Cirene, Rodi, Cnido e Kos. “Iatròs philòsophos isòtheos” (“Il medico che si fa filosofo diventa pari a un dio”): questo affermava anche lo stesso Ippocrate, con ciò volendo mettere anche in guardia la medicina da possibili contaminazioni metodologiche da parte della filosofia: i medici erano essenzialmente uomini, non dèi, in quanto tali dovevano avere innanzi tutto al centro delle loro attenzioni l’uomo, la persona con i suoi problemi; il momento logico (il loghismos, il ragionamento) doveva subentrare solo in un secondo momento privilegiando in un primo momento le sensazioni derivanti dall’osservazione dei segni e dall’esperienza.
Sulla sintesi di questi due momenti la scuola ippocratica avrebbe fondato nel tempo il suo successo.
Altre citazioni : [sulla modalità dell'entimema, ricavato dal nome] “Come Conone chiamava Trasibulo “trasibulo”, anche Erodico rivolto a Trasimaco, tu sei “trasimaco” [“sei sempre un combattente ardito”], e rivolto a Polo, sei sempre “polo” [“sei sempre un puledro.”.]). (ARISTOT. rhet. B 23. 1400b 19). **Note: Giochi di parole: …Da notare che generalmente l'Erodico a cui si riferisce il frammento viene identificato con Erodico di Megara, medico a Selimbria, citato da Platone in Repubblica, III, 406 a.
"Certamente il latte è ottimo, se venga succhiato direttamente dalla femmina, come ritengono Eurifonte, Erodoto e Prodico." (GALEN. de meth. Med).  **Nota: non Prodico, ma Erodico; ANON. LOND. (Suppl. Arist. III 1) 9, 20 p. 14. (Questo è il medico Erodico di Selimbria).
Carlo Antonio Conversano affermò che fosse stato maestro di Socrate ed altri filosofi ed avesse scritto i libri “De Rebus Medicis” e “De Arte Gymnastica”.