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ERIXIMACO

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ERIXIMACO

Erixímaco (medico greco, Atene, V sec. a.C.).
Figlio del medico Acumeno, visse ai tempi di Eraclito.
Anche lo Schüler lo colloca al tempo della scuola ippocratica, partendo dalle analogie del suo discorso (di cui pure si dirà in seguito) col trattato “Antica Medicina” (in realtà di autore anonimo) che pure sarebbe stato probabilmente emendato da Platone.
Come tradizione di famiglia, seguì l’arte della medicina e insieme al padre viene riconosciuto come un Asclepiade, cioè discendente di Asclepio, dio della medicina, tanto che alcuni arrivano a considerare Eriximaco il simbolo stesso della medicina. Anche Platone, nel suo Simposio, fa riferimento a lui come ad un medico.
Sue citazioni le possiamo trovare anche in Protagora, in Fedro e nel Simposio di Platone in cui si discute dell’amore in termini scientifici.
Il banchetto di Platone in casa di Agatone ci appare morigerato e diverso da quelli in cui di solito si vedevano i partecipanti ubriacarsi (ricordiamo al riguardo che lo stesso Eriximaco considerava dannoso l’eccedere nel consumo di vino).
Inizialmente Fedro, un discepolo di Socrate, parlando di Eros, riconosce che solo tramite esso l’uomo può raggiungere la virtù e la felicità. Ma si limita a questa definizione senza indagarne a fondo l’essenza. Ancora, per Pausania, l’amore è sinonimo di libertà ma non é univoco. Pausania, pur riconoscendo nell’amore l’espressione di un istinto vile, vi vede anche un’origine divina intesa come una forza con valenza educativa.
Il poeta Aristofane, colto da singhiozzo, non si sente di intervenire e concede allora per il momento la parola ad Eriximaco. Prima di tutto, Eriximaco suggerisce tre rimedi all’amico Aristofane per far cessare il suo singhiozzo: 1) trattenere brevemente il respiro; 2) in sostituzione, effettuare gargarismi di acqua; 3) se tali operazioni dovessero fallire, il terzo rimedio definitivo sarebbe allora odorare qualcosa di irritante per il naso.
Quindi Eriximaco inizia il suo intervento. Innanzi tutto egli – a differenza di Pausania – riconosce che l’Eros è presente non solo negli uomini bensì in tutti gli altri esseri viventi, tra cui le piante e gli animali, e negli stessi minerali, riconoscendo in esso una potenza cosmica. Ma nel suo discorso si evince uno sdoppiamento, una scissione del concetto di amore, un amore sano ed uno malsano. Proprio a causa di tale sdoppiamento, l’amore deve tendere a promuovere gli opposti in un’unica armonia, a conciliare le realtà tra loro antagoniste. In tutto questo anche la medicina ha un suo ruolo, in quanto anche il compito del medico (“bene addestrato”) deve essere quello di conciliare tali diversi e contrastanti stati, dominando gli eventi casuali e promuovendo l’amore nel cuore degli uomini, cercando cioè di far convergere l’amore e l’odio in un unico stato di amicizia (philia).
Da Eriximaco discende quindi direttamente il concetto di amore che mentre da un lato viaggia moderatamente verso la salute ed il desiderio di qualcosa fuori di sé ovvero dell’altro, dall’altro lato viaggia verso la malattia, che è presente nella stessa misura in cui, nel cuore degli uomini, sia presente il sentimento dell’amore intemperante, che discende direttamente dalla natura. Quindi l’uomo, pur permettendosi il piacere, dovrebbe cercare di non farsi ingannare da questo.
Dopo Eriximaco parla Aristofane, il quale coglie nell’Eros la possibilità e il desiderio dell’uomo, spinto da una continua ricerca interiore, di astrarsi dalla realtà terrena. E l’unico Eros che può concedere questa opportunità all’uomo è quello che nasce dall’incontro di due esseri che si completino vicendevolmente in una meravigliosa unione. Più che una visione puramente scientifica sull’amore, nel discorso del poeta Aristofane se ne coglie quindi una visione più romantica.
Quindi concludono Agatone e Socrate. Il primo coglie nell’Eros una correlazione divina e cosmica con qualsiasi realtà che dia ai nostri sensi percezioni delicate e piacevoli e che sia capace di posizionarsi armonicamente con qualsiasi suono o verso. Infine interviene Socrate, il quale identifica l’amore non tanto in una realtà in sé compiuta quanto in un desiderio, in un’aspirazione al bene che nasce nei cuori degli uomini che desiderano amare; un qualcosa, una verità che l’uomo tende naturalmente ad indagare. Quindi, in quanto cosa indagata, all’amore, che si trova in una posizione intermedia, non può attribuirsi alcuna caratteristica definitiva, né relativa al bello né al brutto.
Tornando al discorso di Eriximaco, in esso non può non riscontrarsi un atteggiamento molto vicino all’indagine propria della filosofia pre-socratica e in particolare a quella del suo contemporaneo Eraclito e alla sua visione cosmologica come unità dei contrari. E tale visione di un mondo che tende naturalmente ad un suo ordine, prettamente naturalista e materialista, non può che basarsi su un concetto originario di caos, da cui Eriximaco stesso tende a fuggire nell’intima speranza che la scienza, naturalmente spinta a riconoscere nel mondo un ordine trascendente dall’intimo delle cose, arrivi a controllarne le energie che se ne sprigionano. In questo senso, l’Eros si identifica con la filosofia, col pensiero che tutto indaga e che da tutto cerca di rifuggire.
Alcuni dicono abbia partecipato alla mutilazione sacrilega delle statue del Tempio di Hermes ad Atene, nel V sec. a.C. (415 a.C.).