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Ellenismo-mito-e-leggenda

["Nam et oraculis hoc genus stipatus est orbis, ut Amphiarai apud Oropum, Amphilochi apud Mallum, Sarpedonis in Troade, Trophonii in Boeotia, Mopsi in Cilicia, Hermionae in Macedonia, Pasiphaae in Laconica. ] [da: Tertulliano (De Anima 46, 11)]

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MEDICINA ELLENICA – MITO E LEGGENDA - DEI-UOMINI E UOMINI-DEI

L’uomo ed in particolare la civiltà greca – di cui andremo a parlare – ha da sempre sentito il bisogno di pensare il mondo che lo circondava, ossia di “pesarlo” [pensiero è un termine che deriva dal latino pensum (participio del verbo pendere: "pesare")] ovvero - riportandoci al mondo arcaico ellenistico - di “calcolarlo” [dal greco λόγος , logos, nel senso di de-finirlo (dal lat. definire "limitare", der. di finis "confine") certamente e, al di là di ogni sofismo, poterne discorrere concettualmente]. Per stabilirne però la misura bisognava innanzi tutto avere a mente quali fossero i limiti di ciò che era il mondo fisico (da φύσις , physis) -ossia “fenomenico” ovvero il microcosmo umano - da ciò che invece lo trasaliva, ovvero il macrocosmo divino. Ciò che è fenomenico (“phainomenon” = ciò che è manifesto, e pertanto osservabile) appunto può essere intelletto dalla mente degli uomini e quindi indagato e concettualizzato dalla ragione; ciò che è divino è metafisico e quindi assente alla ragione stessa. Gli dei greci, però, erano adorati per geneologie: quindi il loro divino discendeva sino agli uomini. Lo stesso Zeus – nella mitologia greca - fu padre di molti eroi ed eroine e la sua figura è presente nella maggior parte delle leggende che li riguardano. Il mito serve unicamente a “contenere” il racconto di tali generazioni ovvero genealogie divine e, in quanto racconto umano, è soggetto a stravolgimenti e forzature su quelli che erano i miti precedenti da parte dei gruppi “portanti” differenti logos sociali. Esemplificativamente, in Atene avviene per primo lo stravolgimento del concetto di divinità con la graduale sostituzione a queste di eroi personali, ad esempio nel campo militare ed in quello medico con la nascita degli heros-guerrieri e degli heros iatros (i medici-eroi).
Ciò che è fisico, quindi, discende direttamente da ciò che è metafisico con l’unica eccezione che ciò che è fisico è mitico, ossia può essere raccontato e adorato in quanto eroico (intendendo questo termine a livello meramente di titolo) mentre ciò che è divino può solo essere adorato ma non preso ad esempio in quanto non trascina con sè una misura (μέτρον metron) come base per determinare ciò che è abbastanza da ciò che eccede, ciò che è giusto da ciò che non lo è.
Con l’ellenismo, solo l’evento fisico può quindi avere una sua spiegazione logica e razionale (Πρόφασις , pròphasis), non quello che gli uomini chiamano genericamente il “divino”, che a sua volta non può dirsi appartenere non solo alla natura dell’uomo quanto anche alla sua realtà ed esperienza quotidiana.
L’eroe (heros) ancorchè “fenomenico” - protagonista di storie “reali”, ancorché di una realtà superiore - serve quindi a dare “forma” umana al pensiero dell’uomo, il quale, nel mito, può “addobbarlo” a suo piacimento, di modo che anche la natura umana possa avere l’effetto di far “trasalire”, di meravigliare colui che ascolta il racconto. Al tempo stesso, esso diventa oggetto di un patrimonio culturale comune – allora ancora a livello di polis – di idee, tradizioni, istituzioni religiose e sociali, portante una sua utilità contribuendo a conservare il senso di identità proprio di un popolo ovvero di una comunità.
Il medico è quindi ora – già nella parola omerica – diventato da uomo un eroe. A fianco del combattente, il medico è l’heros iatros (Ήρωος ιατρός): un nome che dalle fonti epigrafiche – almeno sicuramente ad Atene e a Maratona (ma anche Eleusi e Ramnunte) – lega colui che lo porta agli antichi eroi guerrieri: coloro che potevano ferire ed essere feriti, considerata una delle necessità della vita umana. Ma, soprattutto, coloro che prima di noi, come noi, hanno provato comuni sentimenti di gioia e dolore, angoscia e paura, spirito di sacrificio e benevolenza verso i propri concittadini, e quindi meritevoli di essere adorati nel culto.
L’heros iatros, colui che poteva anche guarire, presupposto della guarigione dalle ferite che solo rendeva possibile l’arte della Medicina.
ILIADE. Canto XIII: “...Scontrollo Idomenéo, che appunto in quella Un amico lasciava a lui poc’anzi
Fuor della pugna dai compagni addutto E ferito al ginocchio. Ai medicanti Commessane la cura il re cretese Da quella tenda si partía, pur sempre
Desideroso di battaglia...”.