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ELIODORO di Larissa

ELIODORO di Larissa

Eliodoro di Larissa (in greco Ηλιόδωρος , Heliodoros; in latino Heliodorus Larissaeus) (medico greco, Larissa, Grecia, IV sec. d.C.).
Probabilmente ebbe quale suo scolaro lo scrittore di medicina e di matematica Damiano, anche se alcuni invece lo citano quale suo discepolo (v. al riguardo la “Storia dell’origine e de’ progressi delle matematiche” compendiata ad opera del Sac. D. Giuseppe de’ Sallustj).
Scrisse un trattato dal titolo “Capita opticorum”, tradotto nella sua versione cinquecentesca da Egnatio Danti e pubblicato a Firenze nel 1573 (Stamperia de’ Giunti) sotto il titolo “La prospettiua di Euclide: nella quale si tratta di quelle cose che per raggi diritti si veggono & di quelle che con raggi reflessi nelli specchi appariscono, tradotta dal r.p.m. Egnatio Danti ...; con alcune sue annotationi de’ luoghi più importanti. Insieme con, La prospettiua di Eliodoro Larisseo, cauata della Libreria Vaticana e tradotta dal medesimo, nuouamente data in luce”, attualmente conservato presso l’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze. Lo stesso Egnatio Danti, in relazione ai trattati di ottica di Euclide ed Eliodoro Larisseo, ebbe anche modo di commentare ed illustrare un’applicazione dello specchio per raddrizzare le immagini in una camera oscura. Alcuni studiosi attribuiscono l'opera di rifacimento dell'Ottica euclidea al suo presunto discepolo Damiano.
Successivamente la versione classica della traduzione del Danti sarebbe stata a sua volta oggetto di una traduzione in latino ad opera di Antonio Maria Matani (1730 – 1779) sotto il titolo “Heliodori Larissaei Capita opticorum Latine vertit et inlustravit Antonius Matani Pistoriensis ..” (Pistorii : ex Typographio Publici : apud Atthonem Bracalium, 1758  -  Pistoia, Stamperia del Pubblico, 1758).
Pare che Damiano avesse commentato la testimonianza di Eliodoro di Larissa sul fatto che Claudio Tolomeo (100 ca. – 175 ca.), nella sua opera titolata “Ottica”, con appositi strumenti ottici, avesse ipotizzato che la vista, una volta uscita dall’occhio, si diramasse per vie rette ed abbracciasse un cono rettangolo.
Il matematico e medico danese Rasmus Bartholin, italianizz. Bartolino o Bartolini Erasmo (1625 – 1698), cita Eliodoro di Larissa e Damiano nell’opera “Damiani Philosophi, Heliodori Larissaei De Opticis Libri II. ..”.(ed. da Erasmo Bartolino Casp. filio, 1657).