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ELEFANTIDE (I sec. a.C.)

ELEFANTIDE

Elefantide (scrittrice e ginecologa romana, I sec. a.C.).
Una delle prime donne-medico dell’antichità romana, forse d’epoca augustea o prossima ad essa, Elefantide scrisse trattati di medicina ed insegnò a Roma. Si diceva che fosse così bella da fare lezione nascosta dietro una tenda per non distrarre gli studenti. Il suo nome divenne famoso un po' dovunque nel mondo greco romano grazie alla buona capacità curativa delle ricette che, un po' per verità un po' per tradizione, venivano associate al suo nome. Petrocelli (1989, pp. 287 e segg.) ci ricorda che Plinio il Vecchio la cita insieme a Laide nel suo Naturalis historia (Medicina, usi medici dei prodotti animali), parlando dei rimedi di tipo abortivo e le malattie femminili (N.H. XXVIII, 23.81), anche se non è molto generoso con entrambe riguardo alle loro pratiche terapeutiche:
XXIII, 81. “quae Lais et Elephantis inter se contraria prodidere de abortivo carbone e radice brassicae vel myrti vel tamaricis in eo sanguine extincto, itemque asinas tot annis non concipere, quot grana hordei contacta ederint, quaeque alia nuncupavere monstrifica aut inter ipsa pugnantia, cum haec fecunditatem fieri isdem modis, quibus sterilitatem illa, praenuntiaret, melius est non credere.
XXIII, 81. “a quelle notizie contraddittorie che Laide ed Elefantide hanno tramandato circa il potere abortivo del carbone ottenuto dalla radice del cavolo oppure del mirto oppure della tamerice se spento in quel sangue, come pure alle dicerie da loro messe in giro quale quella che le asine non concepiscono per altrettanti anni quanti sono i chicchi di orzo contaminati da quel sangue che hanno ingerito, e ad ogni cosa paradossale o in contrasto tra loro le due autrici hanno pubblicato, l’una garantendo la fecondità con gli stessi espedienti che l’altra ha indicati per la sterilità, è meglio proprio non credere.”.
Da qui si evince che Elefantide avesse pubblicato anche dei libri. Galeno dice che fosse stata autrice di un trattato sull’arte della cosmetica. Sembra, poi, che la stessa avesse pubblicato anche vari libri “erotici”. Di quest’ultima affermazione troviamo un riscontro in Svetonio, il quale sottolinea l’ammirazione che nutrisse per lei l’imperatore Tiberio (Svetonio, Vita di Tiberio 43):
43. “Secessu uero Caprensi etiam sellaria excogitauit, sedem arcanarum libidinum, in quam undique conquisiti puellarum et exoletorum greges monstrosique concubitus repertores, quos spintrias appellabat, triplici serie conexi, in uicem incestarent coram ipso, ut aspectu deficientis libidines excitaret. Cubicula plurifariam disposita tabellis ac sigillis lasciuissimarum picturarum et figurarum adornauit librisque Elephantidis instruxit, ne cui in opera edenda exemplar impe[t]ratae schemae deesset. In siluis quoque ac nemoribus passim Venerios locos commentus est prost[r]antisque per antra et causa rupes ex utriusque sexus pube Paniscorum et Nympharum habitu, quae palam iam et uulgo nomine insulae abutentes "Caprineum" dictitabant.
Dal testo si evince come Tiberio, ritiratosi a Capri, fosse divenuto amante delle cosiddette “spintriae”, in cui gruppi misti di persone si allacciavano tra loro in triplice serie (triplice serie conexi) e le cui “congiunzioni” erano fatte da “coiti plurimi” (Friedrich Karl Forberg). La piccola biblioteca posseduta da Tiberio comprendeva anche libri di Elefantide, a cui si poteva far ricorso per perfezionarsi nell’arte del sesso.
Di Elefantide ci parla anche Marziale (12, 43) laddove dice che un certo Sabello gli aveva letto, un giorno, dei versi in cui si descrivevano in maniera invero assai eloquente dei piaceri sessuali così incredibili che non stavano scritti neppure nei libri di Elefantide: “Facundos mihi de libidinosis Legisti nimium, Sabelle, versus, Quales nec Didymi sciunt puellae Nec molles Elephantidos libelli. Sunt illic Veneris novae figurae, Quales perditus audeat fututor, Praestent et taceant quid exoleti, Quo symplegmate quinque copulentur, Qua plures teneantur a catena, Extinctam liceat quid ad lucernam. Tanti non erat, esse te disertum.”.
Così come Filanide, pare che Elefantide si fosse ispirata ad Astianasse, l’ancella di Elena (di cui ci parla la Suda) per i suoi libri che sembra fossero molto diffusi a Roma, tanto che in una poesia facente parte dei “Carmina Priapea” si parla di una giovane che porta un suo libro a Priapo pregandolo che mettesse in pratica con lei le figure ivi dipinte.
IV - DEDICA DI LALAGE
Obscaenas rigido deo tabellas
dicans ex Elephantidos 5 libellis
dat donum Lalage rogatque, temptes,
si pictas opus edat ad figuras.

IV - DEDICA DI LALAGE
Lalage, mentre dedica al “rigido” dio
questi osceni quadretti
ispirati ai libelli di Elefantide,
lo prega di voler provare se ciò che sa fare
ben renda le posizioni dipinte.
Naturalmente i libri di Elefantide non erano illustrati, ma ovviamente qualche pittore si era ispirato ad esso per una serie di quadretti illustranti “le nuove posizioni”.
Pare fosse anche autrice di trattati su rimedi di tipo abortivo e di sapere ginecologico.
Secondo alcuni studiosi, dietro questo pseudonimo si celerebbe Sulpicia, un’amica di Ovidio.