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EDNIMUNGI (2000 a.C.)

EDNIMUNGI

Ednimungi (medico mesopotamico, 2000 a.C.).
Il più antico medico dell’antichità del quale si abbia notizia documentata.
Il suo nome è impresso in un timbro di alabastro attualmente conservato al Louvre, precisamente in una scritta che recita testualmente: “Oh Ednimungi, servitore del dio Girra, protettore delle partorienti, Ur-Lugal-edin-na, il medico, è il tuo servitore”. Nel timbro, apposto per firmare ricette mediche, sono rappresentati due coltelli attorniati da foglie di varie piante medicinali.
Tale timbro venne rinvenuto nell’ottocento, durante alcuni scavi archeologici effettuati nella città di Ninuwā (Ninive); e non sembra un caso che con la caduta di Ninive le scienze mediche mesopotamiche abbiano subito una decadenza a favore di altre civiltà tra cui quella persiana e quella greca.
La medicina ai suoi primordi, nella civiltà mesopotamica della valle del Tigri e dell’Eufrate, era caratterizzata da un complesso di rituali religiosi esercitati da sacerdoti (pratica di cui troveremo tracce successivamente anche nella civiltà egizia).
Originariamente il concetto mesopotamico della malattia e della guarigione caratterizzava la dimensione in cui si esercitava la medicina, che era onirica e divinatoria, preoccupata di dare spiegazione alle varie malattie riconducendosi alla volontà degli dei e alla loro collera e provvedendo alla cura del corpo per calmare gli spiriti attraverso pratiche varie, tra cui soprattutto quella esorcistica, basata sia sull’esposizione di simboli e statue (ad esempio i tori alati negli edifici per scacciare i demoni, tra i quali il malvagio demone Lamaštu, capace di strappare alla vita i neonati) ma soprattutto sull’impiego dell’acqua [ricordiamo qui che la Μεσοποταμία (Mesopotamia) era la terra dei fiumi)]. Era difatti credenza diffusa che le acque dei fiumi potessero lavare i corpi depurandoli così dalle sostanze del male.
A tali pratiche divinatorie - finalizzate all’interpretazione della causa divina origine della malattia - si accompagnava l’uso empirico dei rimedi naturali – ad esempio attraverso l’uso di piante medicinali ma anche di minerali. E si credeva che ogni singola malattia avesse una propria origine ed un proprio riferimento divino e fosse quindi passibile di una cura specifica.
Anche quando, successivamente, venne percepita la necessità di unificare le scienze mediche, fondando nei templi scuole con la finalità di formare i giovani nell’arte della medicina, questa, pur ricorrendo a rimedi empirici naturali, rimase comunque legata alla cura delle impurità morali col ricorso a rituali religiosi.
Dette scuole furono le prime nella storia della medicina di cui si abbia notizia certa.
Da qui teoricamente si desunse l’esistenza di medici specializzati nell’arte della medicina, a seconda che ricorressero a pratiche magiche (A-SHIPU) oppure che avessero una specifica competenza empirica nella prescrizione di farmaci naturali oppure nel lavaggio con acque e bendaggi (A-SU); anche se, si vuole qui specificare, non è ben chiaro quali fossero i reali confini tra le dette specializzazioni, tanto che è possibile pensare che chi fosse specializzato nelle arti divinatorie potesse poi essere anche in grado di prestare le relative cure empiriche. Non è quindi da escludere che lo stesso Ednimungi, il quale pare appartenesse alla schiera degli A-SU - coloro che erano capaci di applicare rimedi naturali ma anche di ricorrere ad interventi chirurgici per calmare gli spiriti, a seconda di come fosse interpretata la volontà divina -, potesse anche ricorrere all’interpretazione dei segni divini premonitori. A tal riguardo, possiamo leggere in un’iscrizione le seguenti testuali parole: “A-SU, colui che conosce le acque, può spiegare i sogni ed usare impacchi, bagni e lavaggi nell’acqua del fiume per curare”.  Si ritiene che sia gli A-SU che gli A-SHIPU esercitassero la loro professione presso le corti e le famiglie più nobili e ricche, tanto che i sovrani erano soliti rivolgersi ad entrambi per curarsi.
Accanto a queste figure pare vi fosse la casta dei Gallubu o chirurghi barbieri, medici di secondo ordine deputati alla cura delle persone meno abbienti, specializzati soprattutto nella cura chirurgica dei denti e degli ascessi. Ma accanto a tali figure è possibile trovare anche quelle delle ostetriche e dei veterinari.
Solo successivamente i medici si sarebbero preoccupati di una diagnosi (relativa tra l’altro a disturbi ginecologici, pediatrici e convulsivi) e di provvedere successivamente con una prognosi che poteva contemplare interventi chirurgici ancora più invasivi.