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DIOSCORIDE (I sec. d.C.)

DIOSCORIDE

Dioscoride Pedanio (in greco: Πεδάνιος Διοσκουρίδης, Pedànios Dioskourìdes) (ovvero Pedanius Dioscorides o Dioscuride) [medico, botanico e farmacologo greco, Anazarba presso Tarso, Cilicia (attualmente Turchia meridionale), fl. I sec. d.C.].
Poco si sa della sua vita, se non che fosse nativo della Cilicia e che professò l’arte medica in Roma al tempo dell’imperatore Nerone dopo aver studiato a Tarso e ad Alessandria d’Egitto, ove ebbe accesso alla Biblioteca. E’ possibile che il patronimico Dioskorídës gli derivasse dal padre che probabilmente si chiamava Dióskoros, dal nome dei Dioscuri figli di Giove. Il suo nome Pedanio, invece, gli derivò dall’amicizia che intrattenne nell’ambito della gens Pedania romana, il che gli permise anche di ottenere la cittadinanza romana. Traduzioni della sua opera le possiamo trovare sia in lingua indiana (in cui le fonti dioscoridee sembrano essere riportate fedelmente all’impianto del testo originario) che araba (il testo più antico è quello di Leida, Bibl. der Rijksuniv), il che sta a testimoniare la larga fama che accompagnò Dioscoride in tutto il mondo antico, sia in Occidente che in Oriente.

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Al seguito degli eserciti romani, ebbe modo di approfondirsi sulle terapie mediche e farmacologiche proprie delle più affermate culture mediche antiche, tra cui quella egiziana, greco-romana e persino medio-orientale, raccogliendo una serie di dati utili alle sue composizioni farmacologiche che riportò successivamente nella sua opera più famosa: il “De materia medica” (περὶ ὕλης ἱατριχῆς , Perì hýles iatrichês), monumentale manuale medico a carattere enciclopedico in 5 Libri sull’uso dei semplici, considerato la pietra miliare della farmacologia moderna e rimasto in uso come erbario sino alla fine del XVII secolo, prima che facesse la sua comparsa la farmacologia chimica.
Alla base dell’opera si pone la passione di Dioscoride per la φαρμακεία (pharmakeia) ossia per l’uso di medicinali, droghe ed incantesimi propri della cultura greca. Parliamo qui di incantesimi, sortilegi, poiché in origine la farmacologia, prima di assurgere a scienza razionale, era stata esercitata da sacerdoti e stregoni e solo successivamente, nel mondo greco-romano, sarebbe stato posto a sua base il metodo empirico.
Nel De materia medica le preparazioni medicinali benefiche (sia per gli uomini che per le donne) sono all’incirca nell’ordine di 5.000 (se ne sono contate ben 4.740) – tra spezie unguenti ed oli -  e comprendono principi attivi di origine vegetale ma anche prodotti minerali e di animali (uomo compreso) sia terrestri che acquatici, ma anche di uccelli. Accanto a tali descrizioni, vengono altresì riportate quelle di preparati tossici per l’organismo umano. Le descrizioni delle fonti farmacologiche che vi si contano – prevalentemente di origine vegetale - sono all’incirca 1.000 e ancor oggi rimane apprezzabile il metodo razionale che sta a base di tali dettagliate descrizioni e che si pensa originariamente preferisse il testo alle illustrazioni. La razionalità e sistematicità della capitolazione dell’opera vede l’indicazione e la descrizione della fonte accanto a quella dei suoi principi attivi nonché il loro uso e posologia accanto alla particolare preparazione da dedicare ad ogni singolo prodotto. Dioscoride si spinse addirittura a formulare il processo della distillazione di modo da estrarre le essenze medicinali (“Distillare è imitare il sole, che evapora le acque della terra e le rinvia in pioggia”).
L’impianto originale fu stravolto nei manoscritti che si susseguirono nei secoli nei quali l’organizzazione concettuale venne volgarizzata in un’indicazione alfabetica corredata spesso di illustrazioni e spesso persino con modifiche testuali, tanto che a volte risulta difficile persino riconoscere a quale pianta si riferiscono alcune illustrazioni che a volte risultano persino inventate.
Ciò fu in parte possibile proprio per la mancanza nell’opera di un apparato dottrinario che per primo consentì a Galeno, già nel III secolo, di riorganizzarla secondo una propria metodologia medica.

Il manoscritto più antico è il “Dioscurides Costantinopolitanus” ossia il Codex Aniciae Julianae (512/513 ossia VI sec. d.C.), cioè il manoscritto Cod. med. gr. 1, c.d. “viennese” in quanto è attualmente conservato presso la Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna, in cui viene compendiata una miscellanea farmacologica botanico-zoologica corredata da magnifiche illustrazioni miniate.
Identica metodologia illustrativa la possiamo ritrovare in altri manoscritti, tra cui i più noti sono il Chigiano del secolo XV (F, VII, 159) – in cui le illustrazioni risaltano rispetto al testo compendiato - ed il Parigino, databile al IX secolo, probabilmente di origine egizio-palestinese, attualmente conservato alla Bibliothèque Nationale. Gr. 2179), il più antico codice dotato di figure.

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L’impianto illustrativo antropomorfo e zoomorfo non è invece presente nel famoso codice greco “Dioscurides Neapolitanus graecus 1”, probabilmente realizzato in Italia ed attualmente conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, portante indicazioni delle proprietà di ben 409 specie vegetali (attualmente conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, dove pervenne nel 1923 dopo essere stato temporaneamente conservato presso la Biblioteca Marciana di Venezia).

Nel panorama italiano, la riscoperta delle opere di Dioscoride – con il rinnovato interesse per la materia botanica - si ebbe durante il periodo rinascimentale, soprattutto ad opera di Ermolao Barbaro e Pierandrea Mattioli. La prima traduzione venne curata appunto dal senese Pietro Andrea Mattioli e pubblicata a Venezia da Vincenzo Valgrisi nel 1568 ("I discorsi ... nelli sei libri di Pedacio Dioscoride ... della materia medicinale").

Tra gli altri numerosi manoscritti, ricordiamo qui quelli di Venezia (Bibl. Naz. Marciana, gr. XI, 21), del XIII sec.; di Milano (Bibl. Ambrosiana), del XIV sec. e di Bologna, pure del XIV sec. (attualmente presso la Bibl. Univers.). All’estero ricordiamo quello del monte Athos, XII secolo ed il manoscritto di New York (IX/X sec.).