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DESIPPO di Còo

Desippo di Còo (o Desippe / Diosippe / Diosippo / Dioxippo ippocratico) (medico greco, Còo, Dodecaneso, Grecia, IV - III sec. a.C.).
Vissuto dopo Ippocrate, fu quasi contemporaneo di Erasistrato, famoso esponente della scuola alessandrina insieme ad Erofilo.
Secondo quanto ci viene tramandato da varie fonti, Desippo fu apprezzato come medico ma, ancor più, come studioso e scrittore, tanto da essere definito un medico scrivano.
La Suda lo definisce discepolo di Ippocrate e gli attribuisce la paternità di un libro di Medicina generale ed altri due sui Prognostici, andati perduti già ai tempi di Galeno, secondo quanto riferisce anche quest’ultimo (Comm. III in lib. Hipp. De Vict. acut. P. 105 – 38. Tom. XI).
Le ricerche sul cuore fatte da Erofilo sembra che coinvolsero anche Diosippo, al quale viene attribuita la paternità di un libro sui caratteri e le malattie del cuore, in cui viene fatta menzione di due aorte, connesse con i due ventricoli cardiaci, fornite ciascuna di tre valvole (intendi: le tre valvole semilunari studiate da Erasistrato).
Secondo quanto riferisce Plutarco nel Simposio – L. VII, Desippo – unitamente a Filistione di Locri – avrebbe tentato di adottare la terminologia del Timeo di Platone per gli studi sulla fisiologia [“...o di Omero secondo Protogene Gramatico presso Ateneo, che fu il primo ad insegnare che le bevande calavano giù ne’ pulmoni (come leggiamo in Eloy, Diz. Stor. Della Medicina)].
Platone sosteneva, in uno dei suoi dialoghi, che le bevande passassero in parte dalla trachea. E questa tesi venne sostenuta dallo stesso Desippo – che viene ricompreso nella tarda scuola neoplatonica -, il quale, per le sue argomentazioni in merito, asseriva che negli uccelli era assente l’epiglottide. Desippo, difatti, riteneva che la funzione dell’epiglottide – al contrario di quanto affermassero altri – era quella di dare via libera nel ventricolo alle sostanze solide mischiate con sostanze umide e di trattenere invece i liquidi, per poi immetterli nell’aspra arteria polmonare.
Pare che critiche gli vennero mosse da Erasistrato (Comment. 3, in lib. de victu acut. P. 83), il quale affermava che Diosippo facesse quasi morire di sete i suoi ammalati (cosa che venne però negata da Galeno) (Curzio Sprengel, Storia Prammatica della Medicina, V. 1, 1840); e che la stessa pratica fosse seguita da Apollonio. Ma la pratica medica di Desippo andava inquadrandosi anche nella più vasta concezione dell’utilità dell’esercizio ginnico ai tempi di Ippocrate; esercizio che andava espletato al mattino e alla sera, tramite una profonda respirazione, di modo da espellere i veleni accumulatisi nell’organismo, ma mai a stomaco pieno, il che avrebbe potuto causare un’intossicazione. Il lavoro agricolo, poi, secondo la concezione del tempo, era l’esercizio fisico più naturale, poiché era capace di muovere tutta la muscolatura, fortificare il sistema nervoso e sollevare lo spirito.
Altre citazioni di Desippo le ritroviamo poi in Aulo Gellio. Si pensa, inoltre, che in molti scritti di Sorano, il principale esponente della scuola dei Metodici, fosse citato anche Desippo, unitamente a molti altri medici greci antichi, quali Ippocrate e Nicomaco. Fu proprio con i Metodici, difatti, che venne sviluppandosi quella storiografia medica che avrebbe prodotto dossografie e biografie di famosi esponenti della Medicina nonché commentari e vari studi lessicografici.
Di Desippo ci sono pervenuti commenti sulle Categorie aristoteliche, insieme ad altri studiosi della Tarda Antichità, tra i quali Porfirio, Ammonio di Alessandria, Simplicio, Filopono ed Olimpiodoro.
Pare che Desippo avesse promesso al re di Caria Ecatomno di curarne i figli  Mausolo e Pissodaro, gravemente malati, solo a patto che avesse posto termine alla guerra contro il suo paese.

Francesco Redi (Opere, V. I, Milano, 1809) lo ricorda tra i medici che ritenevano che una parte del vino – e più generalmente di ogni liquido – calasse nei polmoni:
“Platone, forse poco pratico della notomia, insegnò nel Timeo che i polmoni sono il ricettacolo delle bevande;... e Diosippo, l’Autore

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Giusto Federigo Carlo Hecker lo cita nella sua opera “Storia filosofica della Medicina” – T. I – Firenze, 1840), laddove leggiamo:
“Ne risulta quindi che la più antica dommatica medicina null’altro si fosse, che un impasto d’osservazioni ippocratiche sulla natura, e di scolastica ignoranza sperimentale.
§35. Prodico, Diosippo, Apollonio.
Lo stesso spirito diresse i seguaci d’Ippocrate, che non appartenevano agli Asclepiadi, Prodico, Diosippo ed Apollonio.
Prodico...

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1) Galen. Comm. III in lib. Hipp. De Vict. acut. P. 105 – 38. Tom. XI.
2) Ibid.