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DEMOCEDE di Crotone

Democede di Crotone  (in greco  Δημοκήδης) – (medico greco, nato a Kroton, Magna Grecia, VI sec. a.C.).
La vita di Democede (o almeno ciò che ci viene tramandato dalle fonti) rivela l’importanza che rivestiva la figura del medico nella cultura del tempo e quanto agguerrita fosse la competizione sul campo tra le varie scuole mediche.
La ricca e fiorente Kroton della Magna Grecia aveva già dato i natali a Callifonte, sacerdote di Asclepio a Cnido, il quale vi aveva aperto uno studio medico dando impulso allo sviluppo della medicina come scienza con la nascita della scuola medica crotoniate; ora il figlio Democede ( * ) veniva ad apprendere da lui le prime arti mediche, che ponevano le loro ferme basi nella medicina ippocratica e nella cultura del corpo tramite la pratica atletica. E' molto probabile che nei principi della neonata scuola si sia riconosciuta l'intera città di Kroton. I ripetuti successi a livello olimpico che gli atleti crotoniati conseguirono nel VI sec. a.C. non potrebbero altrimenti spiegarsi se non con l'esistenza di una "scuola dello sport", basata su metodi di allenamento razionali e con una cura dell'alimentazione di carattere medico-scientifico. Dotato di intelligenza precoce, Democede vi terminò i suoi studi e dopo intenso peregrinare per esercitare la sua professione, vi sarebbe tornato ad insegnare, come ci riferisce Erodoto. Sembra che a spingerlo ad emigrare fossero stati degli screzi avuti col padre Callifonte, a quanto pare molto severo ed irascibile (Erodoto, Le Storie, III Libro, c. 131).
Sulle orme dei primi medici greci, Democede fu un periodeuta, un medico girovago che si recava personalmente di città in città, di casa in casa, a visitare gli ammalati. Inizialmente si trasferì in Grecia, stabilendosi (come riporta Erodoto) due anni a Egina, dove esercitò ed ebbe modo di far apprezzare la sua arte medica, pur in mancanza dei necessari mezzi ed attrezzature. Al secondo anno il comune lo assunse come medico municipale col compenso di un Talento all’anno. Quindi si trasferì un anno ad Atene, col contratto annuo come medico comunale di 100 μνᾶς  mnas/mine. Di qui si trasferì a Samo, dove, in cambio dei suoi servigi, venne pagato dal tiranno Policrate con uno stipendio annuo di due Talenti d’oro.
Fu a Samo che Democede incontrò Pitagora, impressionandolo per il suo carattere e la sua formazione scientifica. Di lì a un anno, verso la fine del 523 a.C., dopo più di un trentennio di viaggi e peregrinare in tutto il mondo allora conosciuto, Pitagora avrebbe deciso di intraprendere quello che si sarebbe rivelato il suo ultimo viaggio verso la Magna Grecia, verso la città di Kroton, dove avrebbe potuto insegnare i valori della sua esclusiva scuola etico-filosofica.
Dopo l’uccisione di Policrate, Democede venne convocato alla corte del re persiano Dario I, detto il Grande, (Dārayawuš in antico persiano) perché lo curasse da un incidente all’astragalo occorsogli durante una battuta di caccia. A quell’epoca, infatti, i medici crotoniati venivano considerati superiori ai medici delle famose scuole di Cnido, di Coo e di Cirene e la fama di Democede aveva oramai superato i confini greci. Dopo aver curato con successo il re ed aver intercesso presso di lui perché i suoi medici egiziani, che avevano fallito nella cura, non fossero condannati a morte, la sua fama si sparse per tutto il regno, divenendo ben presto medico ufficiale di Dario e suo conviviale e consigliere. Qualche tempo dopo, avrebbe prestato le sue cure anche alla regina Atossa, figlia di Ciro il Grande e sorellastra di Cambise II di Persia, sofferente per una cisti al seno. Come ci testimoniano Diogene Laerzio e Platone (Diog. Laertios e Platone C 85), Democede fece ricorso a tutte le sue conoscenze personali acquisite presso la famosa scuola di Crotone (“Τής ιατρικής εστίν είδη Πέντε: Ή Φαρμακευτική, ή Χειρουργική, ή Διαιτητική, ή Νοσογνωμονική καί ή Βοηθητική”).
Ma dove avevano fallito i medici egiziani col re Dario? Non conoscendo l’anatomia, avevano procurato con movimenti violenti danni ancora maggiori.
Come ci riferisce Erodoto (Erod. C 130), Democede sistemò il piede del re con movimenti giusti e morbidi anche se dolorosi, facendo rientrare l’astragalo nella sua giusta posizione, quindi decise di adottare una terapia a base di cataplasmi cercando di normalizzare la situazione. Per il re avrebbe quindi fatto ricorso alla sua sapienza circa i casi clinici riportati nei trattati ippocratici Fratture, Articolazioni. Per Atossa, invece, avrebbe fatto uso di cataplasmi secondo la cura indicata nelle “Affezioni” contro i phymata di origine benigna che suppurano diventando piaghe. Democede era dunque depositario di saperi medici trasmessigli molto probabilmente dal padre Callifonte, il quale a sua volta li aveva fatti suoi nel periodo del culto dedicato al dio Asclepio nella orientale città di Cnido.
Per le sue prestazioni ottenne una grande casa a Susa e grandi favori e ricchezze dal re persiano, ma tutto ciò a Democede non interessava: era suo fermo desiderio tornare alla sua Crotone ed alla scuola medico-filosofica. Però a lui tutto era concesso tranne il ritorno in patria. Riuscito con uno stratagemma a fuggire a Crotone, qui sposò la figlia del famoso olimpionico Milone, per mostrare il suo stato sociale e la sua posizione nella società di Crotone e dissuadere pertanto il re Dario dal cercare di riportarlo presso la sua corte.
Col matrimonio Democède entrò, di fatto, nella casta aristocratica dei pitagorici e da questo momento le fonti ne inquadrano l’attività professionale e l’impegno politico a Crotone, dove insegnò ed esercitò medicina e contemporaneamente si assunse la guida dei giovani. Anche se nel pitagorismo erano impliciti interessi scientifici, appare innanzi tutto però evidente come lo spirito del suo insegnamento fosse prettamente etico-religioso.  I membri facenti parte della comunità erano soggetti all’obbedienza a rigorose norme pratiche: alla base della loro vita individuale e sociale dovevano porre la virtù, da cui sarebbe derivata la giusta struttura dello stato e l’affrancamento dai contrasti interni. Di qui il riconoscimento preliminare del dogma nella formula dell’ipse dixit (αὐτὸς ἔφα). Lo stato migliore e le migliori leggi si trovavano nel luogo dove è possibile ascoltare, l’Omakoeion, cioè il luogo dove vige la virtù e la sacra fratellanza (ιερός δεσμός).
Questi nuovi insegnamenti e modi di interpretare la vita e l’impegno politico, la fratellanza, il collettivismo, la vita virtuosa trovarono però resistenze tra i democratici facenti capo all’astioso Kilone e all’altro autoritario demagogo Ninon. Ma a nulla valsero le rassicurazioni di Democede e degli altri pitagorici Alcimaco, Dinarco e Metone. Intorno al 460 a.C., i Chiloniati lo accusarono apertamente di arringare ai giovani per inculcare loro la tirannia. Successivamente, Kilone fu il promotore e l’organizzatore di un assalto alla casa di Milone, suocero di Democede, in cui erano riuniti i Pitagorici crotoniati. Pare che nell’incendio perì lo stesso Pitagora mentre Democede avesse trovato rifugio a Platea con alcuni giovani (Μετά τών εφήβων είς Πλατέας απεχώρησεν).
Al riguardo, Aristoxenos , come pure Aristotele, Giamblico e Porfirio, scrivono invece che Pitagora fu costretto a fuggire di nascosto a Metaponto dove morì.
Mentre i pitagorici furono costretti a ritirarsi dovunque dalla vita pubblica, sul capo di Democede venne messa una taglia di 3 Talenti e venne assassinato da Democrate intorno al 495 a.C..
Lo storico Erodoto di Alicarnasso così scrisse:
"Democede è medico di professione, il più abile nella sua arte a quei tempi" (Le Storie, Libro III).
"I medici di Crotone sono i primi del mondo, secondi quelli di Cirene”  (Le Storie, Libro III, cap. 131).
Informazioni sulla vita e le opere di Democede ce le forniscono anche Aristoxenos, Porfirio, Polibio, Giamblico, Diog. Laertios, Atineos, Aristotele ed altri.
La Suda dice che compose un importante libro di medicina. Il contemporaneo medico-filosofo A. Kouzis nell’enciclopedia di Pirso alla voce  Democede scrive testualmente: “φέρεται ασχοληθείς  περί τήν ανατομίαν καί γράψας ιατρικόν έργον” (si ritiene si  sia interessato di anatomia e abbia scritto lavori di medicina). Plinius Cointus riporta che per la stesura della sua opera (Historia Natura) si basò sul lavoro di Democede.

 

Leggiamo nella SUDA:
( * ) [“Democede, figlio di Callifonte ch'era stato sacerdote d'Asclepio a Cnido, fu un medico di Crotone, che esercitò la sua professione e si sposò in Egina; poi fu medico di Policrate, tiranno di Samo, con lo stipendio di due talenti d'oro; poi fu chiamato da Dario persiano e visse con lui per parecchio tempo: scrisse un libro di medicina”].
( * ) [“Δημοκήδης Καλλιφῶντος ἱερέως ἐν Κνίδωι γενομένου Ἀσκληπιοῦ, Κροτωνιάτης ἰατρός, ὃς ἐν Αἰγίνηι ἰάτρευσέ τε καὶ ἔγημε, καὶ Πολυκράτην τὸν Σάμου τύραννον ἰάτρευσεν ἐπὶ χρυσίου ταλάντοις δύο, καὶ ὑπὸ Δαρείου τοῦ Πέρσου [I 111. 35] μετεπέμφθη καὶ συνεγένετο αὐτῶι χρόνον ἱκανόν˙ ἔγραψεν ἰατρικὸν βιβλίον”].