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Demetrios CHLOROS

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DEMETRIOS CHLOROS

Demetrios Chloros (medico, astrologo e sacerdote bizantino, XIV secolo).
Già dal giugno del 1369 ufficiale addetto alla supervisione delle offerte col titolo di kanstresios (dal greco καστρήνσιος), venne successivamente nominato segretario civile presso il Patriarcato di Costantinopoli, col titolo ufficiale di “Protonotario” (dal greco bizantino  πρωτονωτάριος).
A seguito del Grande Scisma d’Oriente, la sua esistenza ed i suoi interessi erano andati dividendosi tra la corte papale ed il Patriarcato di Costantinopoli, incorrendo in una frattura fondamentale nella condivisione ambigua delle linee dottrinali e teologiche della Chiesa Cattolica Occidentale e di quelle della Chiesa Ortodossa Orientale. Nello sforzo di conciliare e superare i dogmatismi delle due Chiese, nei suoi scritti si lasciò trasportare ad immagini ed evocazioni di entità demoniache, cercando invano di elevarle a rango di compilazioni di carattere medico includendovi incantesimi e pratiche alchemiche – ancorché astruse – accanto a canti e cerimoniali misterici.
Nel maggio del 1370 i suoi scritti – in primis il c.d. “Koiranis”, insieme ad altri libri di magia – che costituivano una porzione dei Kyranides, vennero sequestrati dal Sinodo e, portati alla corte del Patriarca di Costantinopoli, ne fu data pubblica lettura.
Condannato dal Patriarca di Costantinopoli per possesso di libri di magia occulta e per avere offeso le figure di Ippocrate e Galeno avendoli giudicati maghi, venne condannato a trascorrere la sua esistenza come monaco sotto sorveglianza nel monastero bizantino di Peribleptos.
E’ possibile che l’accusa di magia fosse solo un pretesto per porre fine alla carriera di Chloros ed allontanarlo dall’ambito del Patriarcato. Nei fatti, lo stesso Demetrios non riteneva che il contenuto del Koiranis potesse rappresentare un pericolo per la sua persona, ritenendo che gli argomenti che trattava vertevano innanzi tutto su materie mediche. Per quanto riguarda il Koiranis, esso era strutturato a mo’ di compendio di molte altre compilazioni di similare argomento.
Sue citazioni le ritroviamo nel grammatico e geografo greco Stefano di Bisanzio (V – VI sec. d.C.).
Indipendentemente dalla correttezza e pertinenza della citazione, poi, si legge testualmente in SCHOL. NICANDR. Theriaca 585:
“Δημήτριος ὁ Χλωρὸς τὴν βούπλευρον δένδρον εἶναί φησιν˙ οὐκ ἔστι δέ, ἀλλὰ λάχανον ... Ἀντίγονος δέ φησι καὶ Λύκωνα μεμνῆσθαι τοῦ λαχάνου.”
“Demetrio Cloro dice che il bupleuro è un albero; non è un albero, ma un erbaggio... Antigono dice che anche Licone ricorda l'erbaggio.”