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DEMETRIO Gaio Marcio

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DEMETRIO GAIO MARCIO

Gaio Marcio Demetrio (Caius Marcius Demetrius, Archiatra /  ἀρχίατρος – archìatros /, II sec. d.C.).
Di origini greche, quando giunse a Roma gli venne attribuito il nome romanizzato di Caius Marcius Demetrius.
Anche se non è sicuro - come non sicura è la datazione della sua tomba - si crede abbia svolto la sua professione di medico in Roma al tempo dell’imperatore Marco Aurelio (come supposto – tra altri - dall’epigrafista H. Hommel) acquisendo credito, al pari di Galeno, presso i ceti più alti della società imperiale romana.
Narra Giusto Federigo Carlo Hecker nella sua “Storia filosofica della Medicina” – T. II – (Firenze, 1844 - trad. G. Castagna):
“Quindi fu invitato Galeno da Marco Aurelio di accompagnarlo nel suo viaggio campale per la Germania, ma quegli si scusò con un sogno, dichiarando che Esculapio per esso lo sconsigliasse, e si rimase perciò medico del giovane Commodo in Roma, avendo l’onore di accompagnare l’imperatore all’Archiatro Demetrio, cui più volte avea soccorso nella preparazione della teriaca (**)”.
(**) De Libr. propr. c.2 p.38 – De antid. L. I c.1 p.866 T. XIII

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Col proprio lavoro svolto presso il ceto imperiale romano riuscì ad arricchirsi, come sta a testimoniare, presso la sua tomba e accanto a quelle di altri membri della sua famiglia, la presenza di una scultura che secondo molti studiosi rappresenta il busto – una volta a decoro della casa dell’archiatra e successivamente adattato a un’erma - di Ippocrate che, ricordiamo qui, lo stesso archiatra Demetrio considerava suo maestro ideale. Il busto rappresenta un uomo calvo (la calvizie di Ippocrate è confermata da scritti biografici) e barbuto e fu rinvenuto nel 1940 ad Ostia (necropoli dell’Isola Sacra) appunto nella tomba dell’archiatros greco-romano Gaio Marcio Demetrio. E’ nitidamente visibile la scritta, per un epigramma funerario, “la vita è breve, l'arte è lunga”, che sembra richiamare in modo evidente l’aforisma ippocratico, il cui originale recita testualmente:
“Ὁ βίος βραχύς, ἡ δὲ τέχνη μακρή, ὁ δὲ καιρὸς ὀξύς, ἡ δὲ πεῖρα σφαλερή, ἡ δὲ κρίσις χαλεπή” (Ho bíos brachýs, he de téchne makré, ho de kairós oxýs, he de peîra sphaleré, he de krísis chalepé) – (Aforismi, 1, 1).
L'aforisma, spesso citato nella sua forma abbreviata “Ars longa, vita brevis”, evidentemente richiama il detto di Seneca “Inde illa maximi medicorum exclamatio est: «vitam brevem esse, longam artem»” (De brevitate vitae 1, 1) e venne tradotto nella letteratura latina in: “Vita brevis, ars longa, occasio praeceps, experimentum periculosum, iudicium difficile” ("la vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione fuggevole, l'esperimento pericoloso, il giudizio difficile").

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Le fattezze del busto rimandano ad altre rappresentazioni scultoree (copie marmoree del busto, statuette, sarcofagi, situate in altri Musei).
Dallo studio delle varie fonti epigrafiche, si è cercato di analizzare, dal punto di vista storiografico, la valenza – in tal caso controversa - del titolo di  ἀρχίατρος richiamato semplicemente nell’epigrafia tombale di C.Marcius Dem[etrius] [v. al riguardo: H.Thylander, Inscriptions du Port d'Ostie, Lund 1952,158; richiamato da Cornelia Eva Römer nel suo “EHRUNG FÜR DEN ARZT THEMISON” p. da Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik. vol 84 (1990) – pagg.: 81-88]. Vogliamo ricordare qui che a Roma – già dagli inizi del I sec. d.C., sotto l’impero di Nerone - era stata prevista la figura degli archiatri (ovvero protomedici) nell’organizzazione del servizio sanitario pubblico. Questi, in riunioni collegiali, dovevano deliberare sulla competenza professionale dei "medici secondari" (una sorta di "medici della mutua").