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D'Andrea Giuseppe

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"La professione medica è un servizio da rendere a tutte le persone indistintamente dal rango e dal censo"

D'ANDREA Giuseppe

Giuseppe D’Andrea [medico e patriota italiano, Sant’Arsenio (SA), 1773 – 1850 ca.].
Trasferitosi a Napoli, vi frequentò la Facoltà di Medicina divenendo allievo di Domenico Cirillo,  medico personale del Re Ferdinando IV e della sua famiglia.
Successivamente avviò alla medicina anche il fratello Arsenio, il quale – al pari di Giuseppe – frequentò a Napoli il Collegio medico cerusico.
I suoi ideali di giustizia ed eguaglianza furono esaltati dall’esempio e dall’esercizio della carità del Cirillo, di idee liberali, il quale fu uno dei protagonisti della Repubblica Napoletana del 1799.
Nel 1800, dopo l’esecuzione di D. Cirillo, ritornò al paese natale di Sant’Arsenio, dove prese ad esercitare la professione medica, dedicandosi soprattutto a favore dei contadini e pastori più indigenti ed ammalati ed alla povera gente.

 

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I fermenti liberali della Repubblica Napoletana e l’amicizia del maestro Domenico Cirillo, condotto al patibolo a Napoli in Piazza Mercato, dove fu giustiziato assieme a Mario Pagano, Ignazio Ciaia, Vincenzio Russo e Nicola Pacifico, fecero da base perchè costituisse e aderisse successivamente alla locale Vendita “Gli Amici della Giustizia”, i cui affiliati si chiamavano “buoni cugini”.
Alla c.d. “Vendita” – organizzata nel 1820-1821 nei locali seminterrati dell’Ospedale della Ss. Annunziata – avrebbero aderito anche personaggi come Giuseppe Pandolfo di Carmine (impiegato comunale); Crescenzo (guardia campestre) e Gerardo Pecora fu Luca (farmacista), Felice Ippolito e Crisostomo Splendore.
L’organizzazione – di tipo carbonaro – come in ogni società segreta era gerarchica ed i nuclei locali, detti "baracche", erano inseriti in agglomerati più grandi, detti "vendite".
Fu tra i tanti arrestati a seguito della repressione da parte della polizia borbonica venendo però assolto (assoluto) dinanzi alla Gran Corte Criminale di Salerno.