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CTESIA di Cnido (V - IV sec. a.C.)

CTESIA di Cnido

Ctesìa (Ktesìa) di Cnido (in greco :  Κτησίας , Ktesias ; in latino Ctesias) (storico e medico greco, V-IV sec. a.C.).
Originario di Cnido - insieme a Kos e Rodi uno dei più importanti centri culturali dell’intero Mediterraneo della civiltà ellenistica - vi si formò professionalmente tanto da venire annoverato tra gli Asclepiadi, egli stesso discendente da una famiglia di medici.
Già dagli albori della civiltà ellenistica era andata affermandosi la figura del “Ῥιζότομος” (l’incisore di radici), successivamente definitivamente soppiantata dalla figura più professionale e scientifica del medico-farmacologo. Cercando di attenerci il più possibile ad una fedele narrazione cronologica degli eventi di quel periodo, possiamo qui ribadire – come già su accennato – che le Scuole Mediche più conosciute e famose nel V sec. a.C. erano quelle greche di Cnido e di Cos, che, pur separate solo da poche decine di chilometri, erano andate sviluppando approcci diversi alla terapia medica. Ciò nonostante a quel tempo fossero andate sempre più affermandosi le Scuole Mediche sorte in Magna Grecia, a Crotone, ed in Sicilia.
A Cnido in particolare troviamo la figura di Erodico, il quale, riportato inizialmente come discepolo nelle cose empiriche dell’anziano Acrone (Filadelfo Mugnos, indica “Creone”), divenne ben presto il discepolo prediletto di Eurifonte, uno dei massimi rappresentanti della Scuola di Cnido insieme a Ctesia. Contemporaneo di Ippocrate, si ritiene possa aver collaborato insieme agli stessi Ctesia ed Eurifonte, che ne corresse l’ultima stesura, alla scrittura delle Sentenze o Precetti Cnidiani.
Il prestigio e la rivalità a un tempo delle due scuole mediche si evince (nella misura in cui lo si consideri attendibile) da un racconto di Sorano, il quale narra che al capezzale di Perdicca, re di Macedonia, furono chiamati a consulto sia Eurifonte che lo stesso Ippocrate. Lo stesso Ctesia pare abbia polemizzato con Ippocrate circa la sua pretesa di curare definitivamente la lussazione dell’anca, che lui giudicava non fattibile.
La Scuola di Cnido, soprattutto con Eurifonte, dette grande impulso allo studio dell'anatomia e della ginecologia ma il concetto di patologia era ancora piuttosto rudimentale ed anche la terapia era poco sviluppata. Al tempo di Ippocrate si ebbero ben due edizioni delle Sentenze (Galen.Commentar. in L. de vict. acut.), il che prova il progresso del lavoro degli autori, ma la sua povertà concettuale, ben lontana dal concetto ippocratico di arte medica (τέχνη ,téchne) si risolse spesso in una mera elencazione e classificazione “degli infiniti nomi delle malattie”: sette tipi di malattie della bile, dodici della vescica, quattro dei reni (più quattro con stranguria), tre tipi di tetano, tre tisi, quattro itteri, senza pertanto tenere in alcuna considerazione la figura del malato né procedere ad una teorizzazione dell’esperienza (Hippocrat. de diaet. acut. init.). Così le Sentenze si soffermarono su una semplice descrizione delle malattie, estratte dalle tavole votive, che derivavano da vari Asclepiadi del tempio di Cnido. Si cercò allora di legare strettamente la medicina all'osservazione immediata: ne derivò un’arte empirica, rozza, che prescriveva una molteplicità illimitata di rimedi alquanto incontrollati, taluni stranissimi; i tentativi di spiegazione si basarono su analogie meccaniche o formali in mancanza assoluta di una prognosi. La scuola di Cnido non tenne in alcuna considerazione la dietetica ed anche la terapia fu poco sviluppata preferendo anzi medicamenti dalla forte azione, quali purganti drastici come l’Elaterium, la Scammonea e la Coloquintide, il succo condensato del Cucumis Elaterium; ancora latte, siero e succhi di alcune piante (euforbio, elleboro come cardiotonico e diuretico) oltre ai semi di Daphne Mezereum, detti anche granelli cnidici, come revulsivo. Alcuni di questi medicamenti (tra cui il Coccus) vennero adottati anche dalla scuola di Cos. Dopo un secondo periodo caratterizzato da un netto progresso che l’aveva vista complementare a quella di Cos, l’intera Scuola cnidiana divenne ben presto il bersaglio polemico del Regime delle malattie acute ippocratico e si spense:  “Coloro che scrissero le cosiddette Sentenze cnidie hanno sì descritto correttamente ciò che soffrono i malati in ogni malattia e come qualcuna di esse si risolve: e fin qui, anche il non medico potrebbe scrivere correttamente se s'informasse bene presso ciascuno dei malati su ciò che egli ha sofferto; ma di ciò che il medico deve ancora sapere - né lo dice il malato - molte cose sono state omesse; e sono conoscenze diverse nei diversi casi, alcune anche importanti come sintomi. [...] A me piace invece che si ponga mente all'intera tecnica." (Sul regime delle malattie acute, 1-2).
La critica alla scuola di Cnido consisté nel fatto che le osservazioni empiriche non fossero congiunte in un quadro scientifico complessivo, che mettesse ordine alla varietà dei fenomeni con cui il medico andasse a confrontarsi.
La scuola ippocratica avrebbe posto al centro del suo interesse l’uomo: il momento logico (il loghismos, il ragionamento) doveva subentrare solo in un secondo momento privilegiando in un primo momento le sensazioni derivanti dall’osservazione dei segni e dall’esperienza.
Sulla sintesi di questi due momenti la scuola ippocratica avrebbe fondato nel tempo il suo successo.
Con la decadenza della scuola di Cnido, assistiamo all’eclissarsi dalla scena dei suoi massimi rappresentanti: Ctesia avrebbe servito alla corte del re persiano Artaserse II; su Erodico possiamo pensare che, dopo essere stato discepolo di Eurifonte a Cnido, si sia trasferito a Cos insieme ad Eurifonte stesso per collaborare alla stesura del "Corpus Ippocraticum" e che abbia quindi esercitato in Grecia. Tutto il materiale accumulato dalla scuola cnidiana sarebbe quindi confluito nelle opere di Ippocrate o di ispirazione ippocratica. Direttamente ad Eurifonte ed Erodico si riconnessero quindi gli autori di varie opere comprese nella “collezione ippocratica” (Malattie II, Affezioni interne, e poi tutto il gruppo dei trattati ginecologici). Alcuni autori ritengono, anzi, che fossero stati essi stessi, Eurifonte ed Erodico, gli autori di quei trattati. Pare che Erodico sia stato anche maestro di Ippocrate e che gli abbia trasmesso anche alcune conoscenze mediche persiane ed indiane (anche se in realtà va detto che non vi sono elementi bastevoli per affermare con sicurezza che questo Erodico di Cnido sia la stessa persona di Erodico di Leontini, fratello di Gorgia).
Ma l’influenza che già a quel tempo avevano avuto sulla cultura ellenistico-cnidiana le conoscenze e le metodologie mediche e farmacologiche di derivazione persiana e indiana, ci rimanda automaticamente alla figura di Ctesia, il quale - sia quale storico che quale medico - più vasta fama era andato recependo sulla scena della civiltà persiana.
Dal 415 al 399 a.C. aveva servito come medico di fiducia alla corte achemenide del re persiano Artaserse II Mnemone (452 a.C. – 358 a.C.) che aveva anche avuto modo di assistere per una ferita che si era procurata durante la battaglia di Cunassa (401 a.C.) contro il fratello minore Ciro. I medici greci ed egiziani erano difatti soliti frequentare le corti persiane ma nel caso specifico di Ctesia non è chiaro se, prima di divenire medico personale di Artaserse, fosse stato da questi fatto prigioniero durante la stessa battaglia di Cunassa.
Ctesia scrisse anche diversi libri sulla storia del Vicino Oriente. Il suo nome è infatti legato soprattutto ad opere a carattere storico-geografico di cui ci è pervenuta solo una sinossi relativamente ai Libri dal VII al XXIII dei “Περσικά/Persika” (la sua opera più importante sulla Persia, in 23 libri) giuntaci filtrata tramite la Bibliotheca (anche nota come Myriobiblon, "mille libri"), una rassegna bizantina di opere letterarie greche e bizantine redatta dal patriarca, filologo ed esegeta Fozio I di Costantinopoli nell’anno 855 d.C.. Altri frammenti, citazioni e parafrasi dell’opera di Ctesia li ritroviamo poi nella Bibliotheca historica (Βιβλιοθήκη ἱστορική) di Diodoro Siculo e negli scritti degli storici greci Dinone di Colofone, Eraclide di Cuma e Nicola di Damasco.
Tra le altre sue opere ricordiamo qui:
-'Ινδικά (“Sull'India”, in 1 Libro);
-Περὶ τῶν κατὰ τὴν 'Ασίαν ϕόρων (“Sui tributi dell'Asia pagati al Gran Re”).
Gran parte della sua produzione logografica è incentrata sulla sua figura e sulle vicende biografiche della sua esistenza intrecciate con le memorie degli avvenimenti storici di cui fu testimone. Il personaggio sembra a volte sottomettersi alle esigenze del cronista esterno e l’occhio di Ctesia pare scrutare il panorama degli eventi narrati dalla posizione privilegiata della corte persiana, lasciando a volte nel lettore anche l’impressione di cedere alla trasfigurazione ed al mito.
Le meravigliose terre asiatiche indiane rivivono nella logografia di Ctesia, il quale indugia nel racconto che s’addensa di favolose armi indiane di ferro e veleni ricavati da escrementi di uccelli; di descrizioni fantastiche, come quella del marticora/μαρτιχώρα ('Ινδικά : “...vive in India, ha il viso, gli occhi e le orecchie simili all'uomo, le zampe di leone e una coda di scorpione in grado di scagliare come frecce gli aculei che vi crescono.”) accanto ad altri animali quali l’unicorno ed il grifone; di oli profumati derivati dal frutto del Καρπíον / Karpion, vivaci colori rivenienti da pigmenti vegetali e preziose vesti di porpora. E ancora, vi si ritrovano descrizioni di uomini mostruosi, giganti e pigmei, dalle usanze e dagli aspetti animaleschi, tanto che Ctesia verrà più volte accusato di peccare di un senso troppo esagerato del meraviglioso e di riportare resoconti, credenze e racconti senza filtrarli secondo un’interpretazione storicistica.
Dopo il 392 a.C. non si hanno più notizie certe di lui.

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