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CRITONE di Heraclea

Critone di Heraclea (in greco Κρίτων; in latino Titus Statilius Crito) (detto anche Critone il Giovane) (medico greco, Heraclea, Caria, Asia Minore, I-II sec. d.C.).
Fu medico personale dell’imperatore Marco Ulpio Nerva Traiano (53 d.C. – 117 d.C.) che seguì nella guerra contro i Daci (del quale evento ci testimonia Galeno nel suo “De Compositione medicamentorum secundum locos, I. 3 , vol . XII).
Come l’ingegnere Balbo, l’architetto Apollodoro di Damasco e forse il letterato Dione Crisostomo, anche Critone faceva parte dei civili (i “comites”, συγγευνόμευος) che accompagnarono Traiano nelle guerre daciche.
Dello svolgimento della guerra di Traiano contro il popolo dei Daci si ha conto, oltre che nei rilievi della Colonna Traiana, forse edificata sulla base dei “Commentarii” di Traiano, oramai andati quasi del tutto perduti, in alcuni frammenti di opere di storici del tempo o posteriori, quali l'epitome del bizantino Giovanni Xifilino (XI secolo) della "Historia Romana" del funzionario imperiale Lucio Cassio Dione e la “Getica” (“Γετικά” , “Getica lui Statilius Crito”) del medico Critone, il quale ne fu testimone oculare. Quest’ultimo, almeno nei pochi frammenti di autori bizantini che ci sono pervenuti, quale medico e biografo dell'imperatore, mentre da un lato prettamente storiografico tende a parlare del popolo dei Daci-Geti, registrando anche particolari paesistici ed etnografici della regione, dall’altro sembra più caratterizzare la sua opera di una vena simbolica e propagandistica.
Un altro scrittore che ci testimonia i fatti è lo scrittore bizantino del VI sec. d.C. Giovanni Lido nel “De magistratibus reipublicae romanae”, in greco Περὶ ἀρχῶν τῆς Ῥωμαίων πολιτείας (II, 28). Nell’opera – come nella Getica di Critone - si fa menzione anche dell’immenso tesoro in oro ed argento che Traiano riuscì a portare a Roma (di cui anche nelle scene 137 e 138 della Colonna Traiana).
Lucio Cassio Dione parla nei suoi scritti della morte di Traiano distinguendola dal decorso della malattia che colpì l’imperatore. Al riguardo, si pensa che lo storico romano abbia potuto prendere visione di alcuni appunti del medico Critone.
Delle altre opere di Critone ci sono pervenuti solo frammenti citati da alcuni autori. Sappiamo, ad esempio, che scrisse un trattato medico, molto popolare ai tempi di Galeno, intitolato Κοσμητικά  (“Cosmetica”) in quattro libri, del cui contenuto fa spesso menzione Galeno e che contenevano quasi tutto ciò che era stato scritto in passato su questo argomento da Eraclide di Taranto, Cleopatra ed altri. Questo particolare lo troviamo in quello che scrive Galeno nel suo “De Compositione medicamentorum secundum locos” (XII, 403). Egli ci racconta, appunto, come Critone avesse raccolto tutto ciò che aveva scritto sull’argomento Eraclide di Taranto (III sec. a.C.) ma anche Cleopatra nel Kosmetikon. Naturalmente ci riferiamo a Cleopatra la cosmetica (I sec. a.C.), la quale nel suo trattato dava istruzioni sul trattamento dei capelli e sulle varie tinture; insieme, pare, anche ad alcune formule mediche. Lo stesso Galeno l’ebbe in grande considerazione, in quanto specificò che ne citava le istruzioni alla lettera. Delle formule cosmetiche di Cleopatra ce ne sono pervenute 8 contro l’alopecia, 1 contro la caduta dei capelli, 4 per la crescita dei capelli, 3 contro la burrasca, 1 contro la pityriasis (la comune desquamazione della pelle). Così leggiamo in Galeno: “Περὶ τῶν ὑπὸ Κλεοπάτρας γεγραμμένων ἐν τῷ κοσμητικῷ. (... πρὸς  ἀλωπεκίας. Ibid. XII 446) ἀλλὰ καὶ τὰ τοῦ Ἡρακλείδου καὶ Κλεοπάτρας, ὅσοι τ' ἄλλοι μετ' αὐτοὺς ἐν τῷ μεταξὺ γεγόνασιν ἰατροὶ φάρμακα πάντα συνήθροισεν ὁ Κρίτων.”.
Per questa sua opera, Critone acquisì ben presto l’epiteto di “padre della medicina cosmetica”.
Critone scrisse anche un lavoro titolato “Medicine Semplici”, il cui quarto libro è citato da Galeno nel suo “De Compositione medicamentorum secundum genera” (ii . XI , vi. I , vol . XIII).
Altre sue citazioni le troviamo nel “Τετράβιβλος” (“Tetrábiblos" in greco bizantino) di Aezio di Amida per quanto riguarda il trattato di cosmetica e in Paolo di Egina. Quest’ultimo infatti si rifà a Critone a proposito dei rimedi per l’alopecia tra i cui ingredienti troviamo stomaco essiccato di lepre e di varie erbe (particolarmente foglie apicali di mirto, capelvenere, rovo ed acacia). Il tutto finemente spezzettato e filtrato, con aggiunta di grasso di orso o di foca. Circa le piante tenute in conto da Critone per le sue proprietà, Galeno cita l’alga detta Palla marina e sempre nel “De Compositione medicamentorum secundum locos” è lo stesso Galeno a fare menzione di alcuni medicamenti che erano destinati a far aumentare i capelli o a far rinascere quelli che erano caduti.
E’ possibile che Critone sia la stessa persona citata dal filosofo Apollonio di Tiana in una delle sue lettere (Epistole, XVII) e da Marziale in un suo divertente epigramma (Epigr . XI. 60. 6): “...Quod sanare Criton, non quod Hygia potest: At Chione non sentit opus nec vocibus ullis Adiuvat, absentem marmoreamve putes...”.
Egli è forse anche l'autore di un'opera sulla cucina, citata da Ateneo (XII, p. 516) e Galeno gli attribuisce anche la paternità di un’opera di minore rilevanza che pare portasse il titolo di “Civiltà”.
A Critone viene attribuito pure un medicamento che l’imperatore Traiano era solito consumare quotidianamente. E’ possibile che tale preparazione si rifacesse alla teriaca che lo stesso Critone aveva perfezionato aggiungendo altri ingredienti a quella mitridatica e di Andromaco.
Questo Critone viene anche detto “il giovane” per distinguerlo da quello che lo precedette, discepolo di Acrone di Agrigento, vissuto nel V sec. a.C..