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CRISIPPO di Cnido

Crisippo di Cnido (medico greco, Cnido, Anatolia, IV sec. a.C.).
Figlio di Erineo - a sua volta discepolo del medico Eudosso – ebbe quale suo discepolo Erasistrato di Ceo [Diogene Laerzio VII, 186 e Galeno vol. XI, p. 171 (Kuhn) e Plinio il Vecchio (Nat. Hist. XXIX, 5)].
A dire la verità, gli studiosi ipotizzano l’esistenza di due medici di nome Crisippo, nati e vissuti nell’antica città anatolica di Cnido: il primo vissuto intorno al IV sec. a.C., amico e scolaro di Eudosso (di Cnido); il secondo, nipote del primo e maestro di Erasistrato di Ceo, fiorito invece intorno all’inizio del III sec. a.C. (v. “Chrysippos” in M. Wellmann / Pauly-Wissowa / III, coll. 2509-10) (A. Momigliano, V contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, T. II, Roma, 1975).
Diogene Laerzio (VIII, 89) lo dice discepolo di Eudosso e di Filistione, dal momento che con questo nome erano conosciuti vari medici (sappiamo infatti che lo stesso Diogene Laerzio era a conoscenza anche di un altro Crisippo, nipote di Eudosso, autore di un trattato sulla cura degli occhi).
Diogene Laerzio ci dice che il medico ed astronomo Eudosso di Cnido, figlio di Eschine, si trattenne per due mesi ad Atene per ascoltare i sofisti. Fece poi ritorno a Cnido insieme al medico Crisippo (Vite dei filosofi, 87):
“δύο δὴ μῆνας διατρίψαντα οἴκαδ' ἐπανελθεῖν καὶ πρὸς τῶν φίλων ἐρανισθέντα εἰς Αἴγυπτον ἀπᾶραι μετὰ Χρυσίππου τοῦ ἰατροῦ, συστατικὰς φέροντα παρ' Ἀγησιλάου πρὸς Νεκτάναβιν˙ τὸν δὲ τοῖς ἱερεῦσιν αὐτὸν συστῆσαι. καὶ τέτταρας μῆνας πρὸς ἐνιαυτῷ διατρίψαντ' αὐτόθι ξυρόμενόν θ' ὑπήνην καὶ ὀφρὺν τὴν Ὀκταετηρίδα κατά τινας συγγράψαι.”
“Dopo una permanenza di due mesi, ritornò in patria e, soccorso da contribuzioni degli amici, salpò in Egitto col medico Crisippo, portando una lettera di raccomandazione da parte di Agesilao a Nettanabi, il quale lo raccomandò ai sacerdoti. Quivi si trattenne un anno e quattro mesi, si rase sia la barba che le sopracciglia e, secondo alcuni, compose la Ottaeteride....”
Nella letteratura più recente troviamo citato Crisippo in Hecker come figlio di Erineo (lo stesso G.F.C. Hecker, St. Fil., cita anche la figura del medico Eudosso).
Viene dagli studiosi ascritto indistintamente alla Scuola anatomica e alla Scuola Dogmatica (d’altronde sappiamo che lo stesso Erasistrato eccelse negli studi anatomici). Al riguardo, Giovanni Leonardo Tufarello lo ascrive alla setta dei medici dogmatici insieme a Pitagora, Diocle, Erofilo, Erasistrato ed altri (Monomachia, Napoli, 1622).
M. Manfredi, I. Andorlini e A. Linguiti hanno effettuato di recente una rilettura dell’elenco dei testi di cui al “Papiro Vars. 5 verso” in “Corpus dei Papiri Filosofici Greci e Latini, Parte I: Autori noti” (Firenze, 1989). [v. precedente in Jerzy Manteuffel, “De novo quodam librorum inventario” (Soc. Ed. "Vita e Pensiero", 1933 - 6 pagine) (Pap. Varsov. n. 5), Aegyptus 13 (1933), pp. 367–373; Id., PVars. I (ed. 1935, ristampata nel 1974 con un’appendice a cura di Z. Borkowski, pp. 7–12.]. Nella parte dei libri dedicati ai medici (Sezione II) risulta il nome di Crisippo (Χριυ<ίππου), esponente della scuola anatomica, accanto a nomi di altri medici quali Glaucone, Senofonte, Tessalo, Erasistrato e Temisone. [Enzo Puglia, “A proposito dell’elenco di libri conservato in PVars. 5 verso (aus: Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik 111 (1996) 27–30, Dr. Rudolf Habelt GmbH, Bonn).
Contrariamente però a quanto avrebbe fatto Erasistrato - il quale pur fu chiamato l'emofobo (αἱμόϕοβος) ma che riuscì solo a limitarne l'uso - manifestò sempre con rigore la propria contrarietà all’applicazione del salasso, probabilmente temendo che l’anima soffrisse sottraendo sangue all’organismo (dietro la supposizione pitagorica che il sangue stesso fosse animato); era contrario altresì ai purganti e ai rimedi violenti (Dizionario Istorico, comp. Soc. lett., Tomo X, Napoli, MDCCXCII). Tracce in merito le troviamo anche nella letteratura più recente: Lucantonio Porzio e Nicola Lanzone citano un'opera attribuita ad un certo Crisippo che trattava del salasso [probabilmente si tratta di Crisippo di Cnido, più volte citato da Galeno : (1) Erasistrato, sive de sanguin. miss. Dialog. (2) In Pseudo. Galenieos].
Crisippo si approfondì invece sullo studio delle proprietà medicamentose delle piante e della dieta egiziaca, prescrivendo di non mangiare troppi cibi proprio per non trovarsi in seguito a dover far uso di purganti evacuanti che considerava nocivi all’organismo. Al riguardo, abbiamo varie testimonianze in scritti di autori postumi. Secondo Plinio il Vecchio, Crisippo scrisse un vero e proprio trattato sulle proprietà del cavolo (Nat. Hist., L. XX, c. IX). E ciò non deve meravigliarci, in quanto è lo stesso Plinio a dirci che i pitagorici credevano che nel cavolo si nascondessero forze specifiche (Nat. Hist., XX, c. 9, p. 199. 28 V. §. 14. P. 77) e che anche lo stesso Pitagora – così come Catone il Vecchio – scrisse un’opera sulle virtù medicinali del cavolo (Plinio scrive: “...a dir di Catone non vi ha rimedio dove questo non possa avere il suo pasto”). Lo stesso Erasistrato, d’altronde, lo avrebbe suggerito per la cura delle malattie nervose e dello stomaco e tracce delle proprietà del cavolo le troviamo anche in Ippocrate, il quale pare lo considerasse un utile rimedio nelle coliche e nella dissenteria.
Celso nomina Crisippo tra gli autori medici dell’antica scuola greca (insieme, tra gli altri, ad Ippocrate, Polibo, Diocle di Caristo, Petrone e Prassagora) e cita i suoi “malagmi” e le sue preparazioni medicamentose per la cura dei dolori articolari:
“Post quem Diocles Carystius, deinde Praxagoras et Chrysippus, tum Herophilus et Erasistratus sic artem hanc exercuerunt, ut etiam in diversas curandi vias processerint.” (De Med. Libro I – Prooemium, § 8);
“...Chrysippi discipulus, apud Antigonum regem, amicum quendam eius, notae intemperantiae, mediocriter eo morbo inplicitum, negavit posse sanari; cumque alter medicus Epirotes Philippus se sanaturum polliceretur, respondit illum ad morbum aegri respicere, se ad animum. Neque eum res fefellit.” (Ibidem, Libro III, cap. XXI, § 3)
“...Malagma Sosagorae ad dolores articulorum. Malagma Chrysippi ad idem valens. (ibid., Libro V, cap. XVIII, De malagmatis.);
“[29] Ad dolores articulorum Sosagorae: plumbi combusti, papaveris lacrimae, corticis hyoscyami, styracis, peucedani, sebi, resinae, cerae pares portiones.
[30] Chrysippi: resinae liquidae, sandaracae, piperis, singulorum P.*XII; quibus cerae paululum adicitur.” (ibid. Libro V, cap. XVII, (§ 29) / § 30).