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CRISERMO di Corinto

Crisermo di Corinto (medico greco, Corinto, Grecia, II sec. a.C.).
Originario della città di Corinto (Κόρινθος, Kòrinthos), in alcune fonti (v. “Stoicorum Veterum Fragmenta, SVF III [DB], 12 - ‘Ind. Stoic. Herc.’ Col. L) viene citato come “Crisermo di Alessandria d’Egitto”. Ciò molto probabilmente in quanto discepolo di Erofilo di Calcedonia (come ci conferma Sesto Empirico) ed appartenente alla scuola alessandrina erofilea sotto la dinastia tolemaica. [Comunque, per l’identità di questo Crisermo di Alessandria d’Egitto, rimandiamo forzosamente ad H. von Arnim , “Chrysermos”, RE III 2 (1899), 2495 e R. Goulet, “Chrysermos”, DPhA II (1993), C 118].
Come discepolo di Erofilo, ebbe modo di seguire la dottrina erofilea sul sistema circolatorio e fu egli stesso autore di una dottrina sulla frequenza del polso, tendente ad escludere del tutto l'azione del cuore.
Citazioni di Crisermo le troviamo anche in Plinio il Vecchio. Ed al riguardo Daniele Le Clerc, nella sua Storia della Medicina... – Tomo II – (Napoli, stamperia di V.zo Manfredi, MDCCLXII), lo cita con le seguenti testuali parole: “Crisermo vien citato da Sesto Empirico in occasione di una qualità del suo temperamento, ovvero di una peculiar disposizione, per cui tutte le volte, che questo Crisermo mangiava del pepe, diventava Cardiaco (*Vegg. appr. il Lib. IV. Sezione I. Cap. VI) cioè cadeva in isvenimenti, accompagnati da sudori, ed altri accidenti. Questi è quel medesimo che è citato da Plinio (L. XXII. Sez. XXXII), e da Gallieno (De Different. Pulsuum Lib. IV) in occasione del polso.
Precisamente Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, lo cita nel L. XXII, Sez. XXXII, 71 : ““semne sumpto turbatur venter. Chrysermus et parotidas in vino decocta radice curavit, item strumas admixta cachry ex vino. quidam aiunt, si inposita radice pars eius in fumo suspendatur quartoque die solvatur, una cum radice arescere strumam. Diocles ad podagras utroque modo, cocta crudaque, usus est, ad perniones decocta ex oleo; dedit et suffusis felle in vino et hydropicis. venerem quoque concitari cum vino et melle perunctis aut bibentibus tradidere.”.
Lo stesso Daniel Le Clerc (ibidem) afferma che discepolo di Crisermo fu Eraclide Eritreo: “Eraclide Eritreo fu discepolo del precedente. Non vi é alcuna cosa di particolare da avvertirsi di lui, né di Aristossene citato da Galeno; fuori che l’uno, e l’altro avevano somigliantemente scritto del polso, e che ciascuno di essi; come ancora Crisermo ne aveva dato delle definizioni.”.
Crisermo (di Alessandria d'Egitto) viene ricordato come un medico di grande influenza presso la corte tolemaica di Alessandria, tanto da riuscire ad accumulare un’enorme quantità di onorificenze, tra cui quella di “congiunto del re Tolomeo” (che gli permetteva di sedere ai banchetti reali); quindi di “esegeta” (col diritto di interpretazione secondo tradizione e religione nonché di direzione delle pubbliche cerimonie). Ebbe inoltre modo di collaborare con numerosi scienziati greci, presenti a quel tempo in Alessandria. Tali collaborazioni furono anche possibili in quanto, a quel tempo, il Museo di Alessandria di Egitto ospitava, a spese dei sovrani tolemaici, numerosi scienziati e letterati, i quali, oltre ad insegnare, curavano anche il servizio della Biblioteca e quello sanitario pubblico, istituito dalla stessa dinastia tolemaica. Sembra, anzi, che lo stesso Crisermo fosse stato addirittura insignito del titolo di “Sovrintendente dei medici”.
F. Schoell, nella sua “Istoria della letteratura greca profana...” (Vol. IV, p. IV - Venezia, MDCCCXXVIII) riporta che lo scrittore bizantino Giovanni Stobeo (V sec. d.C.) allegò un piccolo passo del XIII Libro della sua opera sui Fiumi e conservò un frammento della sua “Storia della Persia”. [Per quanto riguarda il passo dell’opera sui fiumi, Marcello Adriani, nei suoi “Opuscoli di Plutarco” – p. II, Napoli, 1841, ricorda che Crisermo Corinzio narra che sul fiume Eufrate (fiume della Partia che attraversa la città di Babilonia) “...cresce un’erba detta “Essalla” (ἀxalla), “...val quanto dire calore. I malati di febbre quartana ponendosela sopra il petto, sono immediatamente liberati dai brividi...”.]. Precisiamo comunque che, nonostante quanto riporti Stobeo, la detta pianta, che cresceva nei pressi del monte Drímilo (Δριμύλον), accanto alle sorgenti dell'Eufrate [fonte citata: Plu. (Pseudo-Plutarco) Fluu .20.4.], nei codici viene indicata col nome di  “ἒξαλα”, laddove invece il filologo classicista tedesco Rudolf Hercher propone “άςαλέα”. Non parrebbe pertanto irrealistico considerare Crisermo come uno dei medici della prima età ellenistica facente parte della vasta schiera dei botanici rizotomi, tra i quali Krateua ed  Eumaco di Corcira [difatti già dagli albori della civiltà ellenistica era andata affermandosi la figura del “Ῥιζότομος” (l’incisore di radici), successivamente definitivamente soppiantata dalla figura più professionale e scientifica del medico-farmacologo].
Ancora, lo stesso F. Schoell ci dice che Plutarco, in un suo scritto, fa riferimento anch’egli all’opera sui “Fiumi” di Crisermo e cita anche un passo delle “Cose (Peloponnesiache e delle) Indiche” (Libro LXXX) di un Crisermo (che non possiamo però dire sia la medesima persona del medico di Corinto, autore della su citata opera sui Fiumi. Leggiamo testualmente: “Non è affatto possibile il decidere se questi due scrittori sieno una stessa persona.”). Lo studioso ci conferma che gli scritti di Crisermo di Corinto sulle “Cose Peloponnesiache e delle Indiche” consistevano in almeno 80 Libri e che lo stesso fu autore di un’opera sui “Fiumi”. In verità, vi viene anche precisato che la fonte dell’opera dei “Paralleli minori” non è probabilmente da attribuire a Plutarco, in quanto non autentica, e che l’unico suo pregio è quello di recare riferimenti di autori greci minori (tra i quali lo stesso Crisermo). L’autore ricorda detta opera col titolo “Περὶ παραλλήλων ‛Ελληνικῶν καὶ ‛Ρωμαικῶν” (appunto “Parallela minora” : “Συναγωγὴ ἱστοριῶν παραλλήλων ‛Ελληνικῶν καὶ ‛Ρωμαικῶν”).
Ciò che si può con sicurezza affermare è che l’opera dal titolo “Sui nomi dei fiumi e dei monti e su ciò che in essi si trova” (“Περὶ ποταμῶν καὶ ὀρῶν ἐπωνυμίας καὶ τῶν ἐν αὐτοῖς εὑρισκομένων”), a cui i moderni filologi hanno dato il titolo latino “De fluviis”, è – al pari di altre – una grossolana falsificazione, peraltro erroneamente attribuita a Plutarco di Cheronea.
Rimandando un attimo - per mera puntualità cronicistica – a quanto conservatoci dallo Pseudo-Plutarco (Parai, minor. X, 308 A. C. v. F. H. G., IV, p. 361) – e di cui alla “RIVISTA DI STORIA ANTICA PERIODICO TRIMESTRALE DI ANTICHITA’ CLASSICA DIRETTORE GIACOMO TROPEA (Prof, ordinario di Storia Antica presso la R. Università di Padova) – N. Serie - Anno VII (seg. Fasc.) PADOVA, 1903 – al riguardo di quanto scritto da Crisermo Corintio relativamente alla storia di Pausania, citiamo qui che il reggente avrebbe, fin dal tempo dell'invasione persiana nella Grecia, ricevuto da Serse 500 talenti, come prezzo del tradimento.