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COPRA

Etimologia : dal termine Koppara “cocco secco”, per derivaz. dalla lingua indostana del malayalam, parlata nell’estremo sud dell’India, soprattutto nel Kerala.
Polpa essiccata dell’endosperma delle noci di cocco (Cocos nucifera L., 1753).
Rimossa la buccia esterna, le partite essiccate al sole o in appositi impianti, da cui vengono ricavati grassi ed oli, sono destinate al “crash crop” e rappresentano attualmente una produzione di base principalmente per l’economia delle isole oceaniche delle Kribati e delle isole Marchesi della Polinesia Francese. Notevoli le esportazioni verso l’Europa anche dalle Filippine, Nuova Guinea e Mozambico.
L’olio di copra venne introdotto nel Nord Europa dai mercanti asiatici nel 1860 a seguito di una carenza di grassi di derivazione lattiero-casearia. Successivamente, a partire dagli inizi del XX secolo, il suo consumo si sviluppò anche negli Stati Uniti.
Rappresenta il principale prodotto ricavato dalla palma di cocco ed è utilizzata come fonte dell’olio (o burro) di cocco (o di copra), estratto mediante bollitura ad alto punto di fusione, polverizzazione e pressatura e adoperato per usi farmaceutici, cosmetici ed alimentari (come condimento e per la produzione delle margarine di cocco). Negli ultimi anni si è cercato anche di ricavarne biodiesel.
A seconda del processo produttivo, si conoscono vari tipi di olio di cocco: organico, vergine, raffinato, idrogenato. Alla fine dell’essiccamento la percentuale di grasso, che inizialmente si aggira intorno al 35%, può toccare anche punte del 70% e si caratterizza per un’alta presenza (91%) di acidi grassi saturi (che ne ritardano l’ossidazione e quindi l’irrancidimento fino a due anni) contro una presenza di acidi grassi insaturi molto bassa (6%) per un prodotto di origine vegetale. L'olio di cocco (o copra) contiene trigliceridi ed una minima percentuale di glucidi. Gli acidi grassi principalmente presenti sono: l’acido laurico (44 - 51 %), l’acido miristico (13 - 18 % ), l’acido palmitico (8 – 10 %), l’acido caproico (6 - 10 %), l’acido caprilico (6 - 9 %), l’acido oleico (5.5 – 7.5 %), l’acido stearico (1 – 3 %) e l’acido linoleico (< 2.5 %).
Il sottoprodotto residuo, detto copra meal, viene normalmente utilizzato, per la sua alta presenza di fibre alimentari, come foraggio per cavalli e bovini, ma anche per ovidi e cervidi.
Se non essiccata correttamente, la copra è altamente sensibile alla crescita di aflatossine ossia micotossine prodotte da alcune specie di funghi altamente tossiche per l’uomo e tra le sostanze cancerogene più conosciute, soprattutto a livello epatico. Le aflatossine, una volta sviluppate negli animali, possono anche essere trasmesse da questi all’uomo attraverso il latte e/o la carne.