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Cloropicrina

CLOROPICRINA

Etimologia : dal greco  χλωρός  , chloros  “verde”  + dal greco  πικρός , pikrós  “acerbo, amaro, piccante”.
Composto organico (avente formula molecolare CCl3NO2) scoperto nel 1848 dal chimico scozzese John Stenhouse (1809 – 1880), il quale gli diede anche tale nome. Successivamente, durante la prima guerra mondiale, in quanto aggressivo chimico (le cui molecole per le piccole dimensioni erano capaci di superare la barriera delle maschere anti-gas) fu oggetto degli studi del chimico italiano Arnaldo Piutti (1857 – 1928).
Conosciuto anche col nome di nitrocloroformio, la sua tossicità riconosciuta quale aggressivo chimico soffocante e lacrimogeno è risultata maggiore del cloro ma minore del fosgene. L’inalazione dei suoi vapori ha come conseguenza irritazione alle mucose degli occhi, del naso, della bocca e della gola e può causare mal di testa, nausea, irritazione dello stomaco sino a provocare il vomito; inalata per un arco temporale di 10 min., è letale per concentrazioni > 2 mg / l. aria in quanto capace di provocare soffocamento da edema polmonare acuto [indice di tossicità di Haber: T x C = 2.000 ossia è letale se si respira per un minuto in un’atmosfera contenente cloropicrina (2 gr. /mc.)].
Quale prodotto fumigante alternativo al bromuro di metile, in passato (negli U.S.A. a partire dagli anni ’60)  ha trovato impiego quale geodisinfestante ed insetticida in campo agricolo soprattutto per la lotta al Verticillium dahliae su fragola [in Italia il suo uso è stato  ammesso sino al 31.12.2011 (soprattutto per la sua capacità di controllare gli agenti patogeni fungini che provocano marciumi alle radici e al fusto delle piante)  (studi di Munnecke et al., 1982; Locascio et al., 1997) anche combinandolo con lo iodometano]. Tra i patogeni fungini contro cui è stata usata la cloropicrina ricordiamo il Fusarium, il Pythium e la Rhizoctonia (30 g./mq.) ad una distanza non inferiore a 50 m. dalle abitazioni; tra gli insetti terricoli contro cui è stato usato ricordiamo il Grillotalpa.