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CLEOPATRA l'alchimista (II sec. d.C.)

CLEOPATRA l'alchimista

Cleopatra l’alchimista (alchimista egiziana, II sec. d.C.).
Nell’antichità la pratica dell’alchimia era condannata sia dal potere civile che da quello religioso poiché si era diffusa la credenza che essa fosse stata insegnata all'uomo dagli angeli caduti dal cielo. Lo stesso imperatore romano Diocleziano incominciò a perseguitare sistematicamente gli alchimisti alessandrini bruciandone gli scritti. Una delle poche scuole di alchimia che ebbero modo di svilupparsi in Egitto, e precisamente ad Alessandria d’Egitto, fu quella di Maria la Giudea, detta Miriam, seguace del culto di Iside, che viene ritenuta, da tutti gli studiosi delle origini della chimica, la fondatrice dell’alchimia. Della sua scuola pare possa aver fatto parte anche una certa Cleopatra l’alchimista, sotto il cui nome abbiamo un foglio pieno di diagrammi e un Dialogo. Oltre che venirle attribuita un’opera sui pesi e sulle misure, a Cleopatra viene inoltre attribuita la paternità del famoso papiro intitolato Chrysopoeia, sulla Fabbricazione dell’Oro. Il nome Chrysopoeia in greco significa letteralmente trasmutazione dell'oro: dal greco khrusōn, oro, e poiein, fare. La cosiddetta Chrysopoeia di Cleopatra è un documento alchemico greco-bizantino, conservato nel Codex Marcianus graecus 299 (Venezia), datato al X o XI secolo d.C.. Il libro, originario dell’Egitto ma che probabilmente è stato scritto in lingua greca nel periodo tardo ellenistico, guadagnò più larga fama solo nel medioevo. Esso è incentrato principalmente intorno all'idea di "uno Tutto" (en to pan), un concetto che è legato al serpente Ouroboros ed alla saggezza ermetica. La figura del serpente (presente anche in una lamina del documento marciano) ha per secoli rappresentato un simbolo alla base di molte culture del passato. Ad esempio, il serpente di Mosè rappresentava tutti i poteri magici. Qui, l’immagine del serpente Ouroboros viene a volte indicata come l’Ouroboros greco-egiziano o alessandrino, proprio ad indicare che l’Egitto cadde sotto l’influenza culturale greca dopo l’invasione da parte dell’esercito di Alessandro Magno. E l’arco di tempo durante il quale si sviluppò maggiormente l’alchimia greco-alessandrina fu proprio quello compreso fra la morte di Alessandro Magno (323 d.C.) e la chiusura dell’accademia di Atene (529 d.C.).
In alto la pagina reca il titolo della Fabbricazione dell’Oro. Tre cerchi concentrici racchiudono le proposizioni. Nel primo cerchio si può leggere: “Uno è il Tutto e mediante esso e in esso è il Tutto e se non contiene il Tutto, non è nulla”. Nel cerchio più interno c’è scritto: “Il Serpente è Uno, colui che ha il Veleno con due Composizioni”, synthemata (cioè la forza effettiva derivante dall’unione dei due opposti). A differenza di molti Ouroboros, questo particolare serpente è composto di due colori. La sua parte superiore è di colore nero, mentre la metà inferiore è di colore bianco. Questo è spesso equiparato alla nozione gnostica di dualità, e al concetto di forze opposte che si uniscono per creare un intero completo (tra l’altro una posizione simile la si può ritrovare anche nel simbolo taoista dello yin-yang). Al centro vi sono poi i simboli dell’oro, dell’argento e del mercurio. La figura del serpente sta sulla sinistra, in basso, e va a formare un cerchio mordendosi la coda in cui risalta la proposizione “Uno il Tutto”. Il disegno di un alambicco con due punte sta sulla destra; sulla sua fornace vi è la parola phota (fiamme, luci). Vi sono però anche altri manoscritti dello stesso genere ma con alcune differenziazioni: in un altro il serpente è costituito da tre anelli concentrici, ricoperto di scaglie e porta tre orecchie di un color rosso brillante a rappresentare i vapori (forse zolfo, mercurio ed orpimento). L’anello di mezzo è scaglioso e di colore giallo mentre quello interno, di colore verde, poggia su quattro piedi. In un terzo manoscritto i disegni degli anelli sono stilizzati, con iscrizioni simili a quelli della Fabbricazione dell’Oro. Un quarto, invece, manca dei cerchi ma reca ugualmente le proposizioni degli assiomi, scritte in rosso. Compaiono anche i simboli di alcuni metalli, quali l’oro, l’argento, il mercurio, il piombo ed il cinabro. Un altro papiro reca un’immagine dal volto di leone che porta un globo nella mano sinistra, polos, e nella destra una frusta. Intorno a lui un serpente (o drago) Ouroboros e sotto il fondo della pietra su cui staziona una formula che recita: “acha achacha chach chacrchara chach”.
In Boemia, verso la fine del XVII secolo, venne fondata una nuova rivista, la Miscellanea Curiosa, che faceva circolare articoli sulla Chrysopoeia di Cleopatra, l'arte di trasmutare i metalli vili in oro. Nel 1670 il segretario di questa nuova società lanciò il primo volume della rivista, con un articolo in difesa della Chrysopoeia, intitolato “Aurum Chymicum”.
Maria la Giudea e Cleopatra segnarono l'inizio e la fine dell’alchimia nella sua accezione più vera di scienza sperimentale. Un altro grande merito di Cleopatra l’alchimista fu poi quello di aver definito con chiarezza la fase del concepimento in relazione alla nascita della vita.
Una testimonianza di Cleopatra l’alchimista l’abbiamo in Galeno (De’ pesi e delle mis., c. 10 - vol. XIX, pag. 767).