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CLEOFANTO di Ceo (IV sec. a.C.)

CLEOFANTO di Ceo

Cleofanto di Ceo (medico greco, IV sec. a.C.).
L’inizializzazione dei medici in età ellenistica – come si sarebbe poi verificato anche in età classica - si svolgeva già all’interno della famiglia, laddove fossero presenti già medici. Tipico è il caso di Cleofanto.
Figlio di Cleombroto, medico del re Seleuco I Nicanore, nipote per linea materna del medico Medios e fratello di Erasistrato (315 ca. a.C. -240 ca. a.C.), nacque a Iuli, nell’isola di Ceo, nelle Cicladi nordoccidentali. Fu iniziato sin dalla giovane età all’arte della medicina.
Non è certo che anche lui, come il fratello, abbia avuto come maestri Crisippo di Cnido e Metrodoro.
Galeno, nel citare Mnemone (di Side), scrive che quest'ultimo fu un suo seguace (Commentario in Ippocrate, Sulle epidemie III, II.4, III.71, vol. XVII. pt. i. pp. 603, 606, 731).
In Cleofante ritroviamo il concetto dell’”hydor” ippocratico, il quale lo aveva a suo tempo distinto tra dietetico e terapeutico.
Nella sua medicina prevalevano le cure basate sui bagni e sull’uso dell’acqua, del vino e di farmaci diaforetici; principi che successivamente avrebbero condizionato anche Asclepiade, i cui rimedi terapeutici si basavano su massaggi, bagni termali, passeggiate e musica, con il ricorso a farmaci o salassi solo in casi estremi.
Giulio Jasolino (1533 ca. – 1617 ca.), nella sua opera “De’ rimedi naturali, che sono nell’isola di Pithecusa, oggi detta Ischia. Libri due...” (in Napoli, B. Roselli, 1751), ricorda che citazioni di Cleofanto le possiamo ritrovare anche nella “Naturalis Historia” di Plinio (il quale, al XXVI Libro, VIII – 14-15, testualmente riporta: “Trahebat praeterea mentes artificio inani, alias vinum promittendo aegris dandoque tempestive, iam frigidam aquam et, quoniam causas morborum scrutari prius Herophilus instituerat, vini rationem inlustraverat Cleophantus apud priscos, ipse cognominari se frigida danda praeferens, ut auctor est M. Varro. alia quoque blandimenta excogitabat, iam suspendendo lectulos, quorum iactatu aut morbos extenuaret aut somnos adicieret, iam balneas avidissima hominum cupidine instituendo et alia multa dictu grata atque iucunda, magna auctoritate nec minore fama, cum occurrisset ignoto funeri, relato homine ab rogo atque servato, ne quis levibus momentis tantam conversionem factam existimet...”).
Cleofante, dice il Jasolino, “al suo tempo, tra molte cose dilettevoli, che egli ritrovò per dar gusto agli ammalati suoi, introdusse i bagni con grandissimo applauso degli uomini...” e che lo stesso Celso “mostrò con molta diligenza aver raccolte tutte le regole principali di Cleofante, le quali, si legge appresso Galeno, che da molti Medici famosi di quei tempi furono seguite, e inquanto poterono accresciute, come fu Antonio Musa, Andromaco, Archigene, Ruffo ed Erasistrato...”.
Come dice Leonardo di Capoa, nel suo “Del parere, divisato in otto ragionamenti, ne’ quali partitamente narrandosi l’origine, e ‘l progresso della medicina, ...” - vol. I – (in Cologna, MDCCXIV), Cleofanto era medico antichissimo, il quale usava curare le febbri terzane e quaterne col vino bagnando la testa dei suoi pazienti con acqua calda oppure somministrando farmaci diaforetici o nel cominciar dell’accessione, o poco prima.