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Claudio Filosseno

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FILOSSENO o Claudio FILOSSENO

Claudio Filosseno (Φιλόξενος / Claudius Philoxenus) fu un medico greco-egiziano vissuto probabilmente intorno al I secolo a.C..
Verosimilmente il nome gentilizio di “Claudius” gli venne attribuito dopo che esso – da valente chirurgo – ebbe modo di conseguire senza difficoltà la cittadinanza romana in età tiberiana. Ciò in quanto il nome non trova alcuna rispondenza per quanto riguarda l’origine nell’antroponimia egizia.
Dallo studio delle varie fonti, la sua figura e la sua attività di chirurgo vanno inquadrate nella prima e media età giulio-claudia. Molto probabilmente in epoca di poco anteriore a quella in cui fiorì Moschione.
Da quanto recita un testo frammentario dei “Χειρουργούμενα” (Chīrurgūmena) di Eliodoro sembra che un chirurgo di nome Filosseno operasse in epoca anteriore ad altri medici (anteriormente a oι περί Σωστρατον, ˈˈΗρωνα, ˈΗρακλειδην, Μηνόδωρον); tale espressione, però, si riferisce evidentemente a discepoli e seguaci dei chirurghi testé menzionati e non già ai loro maestri.
Era tenuto in gran conto da Celso e la sua attività e maestria nel campo della chirurgia sarebbe stata lodata, all’incirca un secolo dopo, anche da Galeno.
A proposito di Filosseno, difatti, leggiamo nel De compositione medicamentorum per genera di Galeno – Libri VII, vol. XIII: “...Κλαυδιου Φιλόξένου χειρουργου” (e che Filosseno fosse di origini egiziane appare evidente dall’uso che lo stesso fa – unitamente a Moschione - delle unità ponderali egiziano-alessandrine). Da quanto leggiamo in Asclepiade il Giovane, infatti, si evince la ricetta di un empiastro del chirurgo egiziano, il quale utilizzava una mina alessandrina da 20 once. E le stesse ricette galeniche del De comp. per genera (in cui viene citato Asclepiade il Giovane) fanno riferimento ad ingredienti secondo quantità ponderali che presuppongono l’uso di una mina da 160 dracme. Sappiamo che lo stesso Asclepiade il Giovane, soprannominato il Φαρμακίων , Pharmakíon, - citato da Galeno nel suo De comp. per genera - trattò dei farmaci proprio per la sua abilità e conoscenza nel campo della farmacologia. E sicuramente aveva avuto modo di attingere alle ricette di Filosseno (e probabilmente anche di Moschione), nei libri dei quali era specificato il peso delle unità ponderali egiziane ed in particolare della mina alessandrina, i cui valori all’epoca si attestavano appunto sulle 160 dracme. Galeno, anche se forse con qualche incongruenza, riporta come Asclepiade, nella sua opera - ed in particolare nel terzo libro dei farmaci interni - si fosse soffermato non solo sulle singole ricette ma anche, nella quantità degli ingredienti, sulle misure delle unità ponderali (delle mine e dell’equivalente in dracme). Ivi sono riportate alcune ricette di medici a lui di poco antecedenti, quali la “Moschionos Katagmatikè”, l’empiastro inventato da Moschione, il “correttore” di Asclepiade di Bitinia (“Asclepiade il Vecchio”).
Dunque, all’incirca un secolo dopo Asclepiade il Giovane Galeno si trova a citare Claudio Filosseno. Esemplificando, nel citato De comp. med. per gen. – III 17 (XIII 540.5K), ritroviamo l’espressione “ἐν ἄλλῃ γραφῇ ἔχει οὕτωϲ”, che introduce un’altra versione di un rimedio di Claudio Filosseno prescritto per le piaghe. Tale ricetta, però, si attesta evidentemente su dosaggi più contenuti di quelli presenti verosimilmente in un “volumen” portato probabilmente in un foglietto papiraceo con quella prescrizione [il fatto della presenza di dosaggi molto bassi (formati ridotti) fa pensare che le ricette più tarde rappresentassero, per riporto o per tradizione, la trascrizione di ricette singole, originariamente annotate su etichette di papiro].
Sappiamo poi per certo che il pur eclettico Celso, mentre nel campo della patologia seguiva la teoria ippocratica dei quattro umori, in ambito chirurgico si atteneva invece scrupolosamente agli insegnamenti empirici del medico greco-egiziano.
Leggiamo nel De Medicina - Libro VII:
“Proemium. De chirurgica...[1] ...[2]...Haec autem pars cum sit vetustissima, magis tamen ab illo parente omnis medicinae Hippocrate quam a prioribus exculta est. [3] Deinde posteaquam diducta ab aliis habere professores suos coepit, in Aegypto quoque Philoxeno maxime increvit auctore, qui pluribus voluminibus hanc partem diligentissime conprehendit. Gorgias quoque et Sostratus et Heron et Apollonii duo et Hammonius Alexandrini multique alii celebres viri singuli quaedam reperierunt. /Ac/ Romae quoque non mediocres professores, maximeque nuper T/r/yphon pater et Euelpistus et, ut scriptis eius intellegi potest, horum eruditissimus Meges quibusdam in melius mutatis aliquantum ei disciplinae adiecerunt.
“Proemio...Della materia chirurgica... [1] ...[2]...E questa parte comechè antichissima, nulladimeno da quel padre di tutta la medicina, Ippocrate, più che non da quei che il precederono, raffinata fu : ([3])  poscia dappoiché separata dalle altre principiò ad avere de' professori propri, anche in Egitto fiorì per opera di Filosseno massimamente, il quale in più volumi questa parte diligentissimamente comprese. E Gorgia pure, e Sostrato ed Erone e i due Apollonj ed Ammonio alessandrino, e non pochi altri valenti medici in chirurgia, ciascuno dei quali alcuna cosa andò ritrovando. A Roma ancora chiari uomini, e in particolare Trifone il padre novellamente, ed Evelpisto e Megete, siccome dalle scritture sue si può farne ragione, sopra tutti questi eruditissimo, certe cose a miglior forma ridotte, qualche avanzamento donarono a questa disciplina.
(Traduzione di G. A. Del Chiappa – Venezia, 1838)
Altre citazioni di Filosseno le ritroviamo in Sorano (De Arte Obstetr.), Paolo di Egina (De re medica,  iii. 32, vii. 11), Aezio (ii. 3. 77, iv. 3. 7, iv. 4. 43), Nicholas Myrepsos (Antidotarium ovvero De Compositione Medicamentorum, i. 239, 240) ed Avicenna (Qānūn ovvero Canone, v. 2. 2, vol. ii).