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Castore Antonio

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CASTORE ANTONIO

Castore Antonio (in latino: Antonius Castor) (medico greco, I sec. a.C. – I sec. d.C.).
Medico greco vissuto a Roma al tempo di Augusto si dice sino a Tito.
Come già altri suoi predecessori, tra i quali spicca il nome di Krateua o Crateua, vissuto nel II-I secolo a.C., venne detto da Galeno il “rizotomo” (ὁ ῥιζοτόμος), vale a dire il “tagliatore di radici” (ovvero erborista). Anche la sua opera va quindi inquadrata nel filone della c.d. “Rhizotomika”, in cui vanno compresi, tra altri, anche gli scritti di Diocle di Caristo, Eumaco di Corcira e Dioscoride, anche se il monumentale “De materia medica” (περὶ ὕλης ἱατριχῆς , Perì hýles iatrichês) di quest’ultimo sembra chiaramente ergersi e distinguersi al di sopra degli erbari illustrati dei su citati “rizotomi”.
In verità, ad essere chiamato “rizotomo” da Galeno, il quale ne loda le formule mediche, è il medico “Antonio” (Anto'nius), il quale probabilmente visse sino al II secolo dopo Cristo (De Compos. Medicam. sec. Locos, 2.1, Vol. XII. p. 557; De Compos. Medicam. sec. Gen. 6.15, Vol. XIII. p. 935) ed era la stessa persona di un medico suo contemporaneo, a sua volta chiamato “φαρμακοπώλης” (farmakopólis, il farmacista) (v. pure Galeno, De Compos. Medicam. sec. Locos, 9.4, vol. xiii. p. 281). Entrambi questi medici, vissuti al tempo dell’imperatore Augusto, vanno forse identificati col medico Castore Antonio.
A proposito di tale medico, nella Biografia Universale antica e moderna” viene detto che era dedito alla raccolta delle piante (“aveva un giardino di piante mediche, che vi coltivava egli stesso”) e viene detto che Plinio ne parla nel Libro XXV (“Quanto a me ho avuto il vantaggio di vedere tutte le piante mediche col mezzo d’Antonio Castore, medico rinomatissimo del tempo nostro, che aveva un giardino pieno d’ogni sorta di semplici, cui teneva per suo diletto. Questo medico aveva più di cent’anni e non era mai stato malato; possedeva ancora la forza di corpo e di spirito, che può avere un giovane”). Nella Biografia Universale antica e moderna viene poi detto che questo è il primo esempio conosciuto di un giardino di botanica. Antonio Castore aveva composto un erbolajo o libro sulle piante, che conteneva molti volumi, ma che non è venuto fino a noi. Plinio lo cita in molti luoghi.

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Leggiamo difatti nel Libro XXV:
v       9    
Quare ceteri sermone eas tradidere, aliqui ne effigie quidem indicata et nudis plerumque nominibus defuncti, quoniam satis videbatur potestates vimque demonstrare quaerere volentibus. nec est difficilis cognitio: nobis certe, exceptis admodum paucis, contigit reliquas contemplari scientia Antoni Castoris, cui summa auctoritas erat in ea arte nostro aevo, visendo hortulo eius, in quo plurimas alebat centesimum annum aetatis excedens, nullum corporis malum expertus ac ne aetate quidem memoria aut vigore concussis. neque aliud mirata magis antiquitas reperietur.

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Un trattato sulle Pulsazioni (Opera, vol. XIX. p. 629), che va sotto il nome di Galeno, ma è probabilmente solo una compilazione spuria da altri suoi lavori su questo argomento, è indirizzato ad una persona di nome Antonius, che lì viene chiamato “Φιλομαθὴς καὶ Φιλόσοφος” (Filomathís kaí Filósofos, ovvero studioso e filosofo). E Galeno scrisse un’opera dal titolo “De Propriorum Animi cujusdam Affectuum Dignotione et Curatione” (Opera, vol. . p.1, &c.) in risposta ad un trattato in qualche modo simile opera di un filosofo Epicureo con questo nome, il quale, tuttavia, non sembra sia stato un medico.