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CALICE

Etimologia : dal greco    κάλυξ ,    kalux “calice” / der. da  καλύπτω , kalúptô , dalla radice proto-indoeuropea Kel- / (in latino kalyx) /.
Verticillo sterile del fiore, di cui costituisce l’involucro più esterno, formato da foglioline foto sintetizzanti, dette sepali, che possono essere di colore verde (calice erbaceo con sepali fogliacei, normali) o di colore diverso (calice con sepali petaloidei). A seconda che detti sepali siano saldati tra loro, almeno alla base, a formare un unico pezzo fiorale ovvero che siano liberamente inseriti nel ricettacolo, il calice prende rispettivamente il nome di calice gamosepalo (Silene, Dianthus, Saponaria) o dialisepalo/polisepalo (Scleranthus, Cerastium, Arenaria).
A seconda delle modalità del suo sviluppo, il calice assume svariate denominazioni:
-caduco o effimero (laddove tenda a staccarsi precocemente: Prunus avium);
-persistente (se invece si conserva col frutto: Silene vulgaris);
-deciduo (laddove si distacchi dopo la fecondazione: Erysimum pseudorhaeticum);
-marcescente (quando secca senza cadere: Fabaceae);
-accrescente (quando si accresce fino a formare un involucro membranoso attorno al frutto vero: Physalis alkekengi).
A seconda dell’inserzione del calice sul ricettacolo rispetto all'ovario, esso può essere:
-supero o epigino, cioè con un’inserzione superiore all'ovario (ad es., Prunus avium), quando il ricettacolo è concavo;
-infero o ipogino, se il ricettacolo è convesso (Poligalaceae, Daphne alpina).
Infine può formare speroni nettariferi (Aconitum anthora, viola) e trasformarsi in pagliette, setole, squamette, pappo e presentarsi semplice, piumoso, sessile. A seconda della forma, troviamo calici cilindrici, campanulati, urceolati, vescicolosi, galeati (ad elmo).
Insieme alla corolla (formata dai petali che hanno la funzione di attirare gli insetti impollinatori) e rispetto alla quale ha una consistenza più robusta, va a formare il perianzio del fiore.