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CADMIO - INTOSSICAZIONE

CADMIO

Può causare gravi intossicazioni ed in tali casi si raccomanda :
a) Chiamare per prima cosa il 118
b) Contattare i Centri Antiveleni
- vedi elenco al seguente indirizzo:
http://ilmedicodifamiglia.altervista.org/avvelenamenti-centri-antiveleni.html

Etimologia : dal latino cadmium , a sua volta deriv. dal latino cadmīa /- dal greco  καδμεία  , cadmìa, che si estraeva vicino a Tebe, la città di Cadmo/.
Il cadmio è l'elemento chimico di numero atomico 48. Il suo simbolo è Cd. Di aspetto metallico, è tossico e relativamente raro.
Viene usato per i rivestimenti dei contenitori delle industrie alimentari, nelle pile ricaricabili, nei reattori nucleari, nelle vernici, nei cuscinetti a sfere, negli accumulatori e nelle batterie, è presente altresì nell’olio dei motori e negli scarichi d’automobile, nella carta delle sigarette (fumare un pacchetto equivale ad ingerire circa 2-3 mcg di cadmio),  ecc..
L' avvelenamento da cadmio è una condizione clinica caratterizzata dall'assunzione acuta o cronica di cadmio.
Sia esso che i suoi composti sono tossici perfino a basse concentrazioni e tendono ad accumularsi in natura negli organismi  animali e negli ecosistemi. Da qui passa all’uomo  (ove non venga inalato direttamente nelle lavorazioni industriali) e, una volta assorbito, si lega ai globuli rossi e alle proteine plasmatiche per poi accumularsi nel fegato e nei reni dove può permanere anche per molti anni dato che viene smaltito lentamente attraverso la via fecale ed urinaria.
Le più comuni sorgenti di cadmio sono alimenti come il riso ed il grano che crescono in terreni contaminati e dalle acque per irrigare contaminate da fabbriche a monte oppure da terreni agricoli iper-irrorati da antiparassitari e concimi chimici.
Anche i pesci dell’oceano come tonno e merluzzo concentrano nei loro tessuti quantità significative di tale metallo.
Le polveri di cadmio vengono assorbite soprattutto per via inalatoria ed in minima parte tramite la cute e le mucose.
Esposizione acuta
Un'esposizione a polveri di cadmio pari a 5 mg/m3 è letale in circa 8 ore; esposizioni pari a 1 mg/m3 possono invece dare una tossicità rilevante a livello dell'albero respiratorio, con dispnea, tosse, febbre ed astenia. L'ingestione di alimenti contaminati con cadmio provoca invece gastroenterite con crampi epigastrici, diarrea, vomito talora sanguinolento e disidratazione.
Esposizione cronica
Gli organi principalmente colpiti sono i reni con affezioni a carico dei glomeruli,  tubulopatia e calciuria con perdita esagerata di fosfato tricalcico che è la principale responsabile dei quadri di osteoporosi, osteomalacia e calcolosi delle vie urinarie.
L'alterazione della funzione polmonare, con lesioni degli alveoli e riempimento completo degli spazi alveolari, sopravviene solo dopo circa 10 anni di esposizione. Le polveri e i fumi di cadmio portano inoltre all’enfisema e al carcinoma.
Vi può inoltre essere anemia con riduzione dell'assorbimento del ferro, epatopatia e colorazione giallognola dello smalto dentale.
Esso può interferire nella produzione di insulina e nel metabolismo del testosterone, con possibilità di diabete, problemi alla prostata e impotenza.
Il cadmio sostituisce lo zinco nelle arterie rendendole meno flessibili e creando disturbi cardiovascolari come l’ipertensione.
La sua presenza si può accertare soprattutto con l’esame del mineralogramma del capello.
Non esistono terapie specifiche: è necessario allontanare la causa e curare i singoli sintomi.
Il cadmio viene ridotto da zinco, calcio e selenio ma principalmente bisogna intervenire con misure di controllo ambientale, riducendo l’inquinamento da cadmio.
L’integrazione alimentare prevede l’utilizzo di alte dosi di zinco, che antagonizza l’assorbimento intestinale e la fissazione del cadmio: la dose di attacco può essere di 50-100 mg di zinco al dì (ci riferiamo a integratori in cui lo zinco è in forma chelata, ad esempio orotato di zinco).
Come terapia di supporto sono previsti in genere alimenti ricchi di vitamina C (agrumi, frutta, cavoli), vitamina B6 (lievito di birra, germe di grano, leguminose) e aminoacidi solforati (cisteina, metionina).