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BORGOGNONI Ugo

Ugo o Ugone o Hugo Borgognoni o de' Borgognoni o Ugo da/di Lucca (medico chirurgo italiano, Lucca, fine del XII sec. – Bologna, 1259 ca.).
Unanimemente considerato uno dei più grandi medici chirurghi italiani del suo tempo ed il principale punto di riferimento per la chirurgia medievale.
Insegnò chirurgia all’Università di Bologna, dove pare abbia esercitato anche la professione di medico condotto per il Comune.
Come avrebbe successivamente insegnato al figlio Teodorico, che aveva intrapreso la strada della chirurgia sulla scia del padre, era sua ferma convinzione che le ferite andassero subito pulite e suturate per evitare la suppurazione e quindi fasciate con garze dopo averle lavate con vino bollente. Il tutto in confutazione delle teorie di Galeno e della Scuola Medica Salernitana che definivano il pus “bonum et laudabile” (la c.d. “materia peccans”).
Questo trattamento antisettico anticipò di centinaia di anni quelle che sarebbero state le intuizioni e le scoperte dei più importanti medici del XVIII e XIX secolo, tra i quali lo stesso Joseph Lister.
Sappiamo che per le patologie della pelle usava adoperare il mercurio e pare che fosse maestro nel trattamento delle lussazioni e delle fratture.
Pare avesse insegnato ai suoi discepoli anche come andasse preparata la “spongia somnifera” come anestetico utilizzando, oltre all’oppio, anche altre sostanze tra cui la mandragora e la cicuta (la c.d. “spongia somnifera” a base di oppio era già stata utilizzata dagli antichi romani e per inalazione dagli antichi medici arabi e di essa aveva fatto precedentemente uso Rogerio Frugardi, il quale aveva esercitato l’arte medica presso la Scuola Medica Salernitana).
Non essendoci pervenuta alcuna opera del Borgognoni, una testimonianza dell’’arte della sua chirurgia e delle sue intuizioni mediche ci viene fornita unicamente attraverso gli scritti del figlio Teodorico, anch’egli medico chirurgo ed insegnante presso l’Università di Bologna.
A lui viene attribuita la paternità del trattato “Magistri Hugonis ars calvarie de vulneribus”, andato purtroppo disperso.
Tra i suoi discepoli, oltre al figlio, pare ci siano stati Bruno da Longobucco e Guglielmo da Saliceto.