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BORGOGNONI Teodorico

Teodorico (o Tederico) Borgognoni o de' Borgognoni (detto anche Teodorico di Lucca o di Cervia) (medico chirurgo italiano, Lucca, 1205 – Lucca, 24.12.1298).
Figlio di Ugo, insieme a Bruno da Longobucco seguì le lezioni di chirurgia del padre, dal quale, dopo un apprendistato, imparò la tecnica e l'arte della chirurgia. Allo stesso suo padre sarebbe succeduto nell’insegnamento presso l’Università di Bologna. Insieme al padre divenne uno dei più significativi punti di riferimento per la chirurgia medievale tanto che le cronache del tempo lo definirono "industrium et gratiosum, maxime in arte cyrusie”.
Divenuto nel 1226 frate domenicano, fu medico personale di Papa Innocenzo IV dall’anno 1240, nel 1262 fu nominato vescovo di Bitonto e nel 1266 di Cervia, coprendo tale ultima carica sino alla sua morte.
Il suo più significativo contributo nel campo della chirurgia occidentale è il trattato “Cyrurgia seu filia principis”, in 4 volumi. Esso fu scritto in una prima versione (il “Vulnera”) intorno al 1240 per Papa Innocenzo IV. Ad essa seguirono la seconda e terza versione (rispettivamente il “Tractaturi” ed il “Venerabili”).
Nel campo più generale della chirurgia il suo approccio fu dichiaratamente empirico, basato sull’esperienza, senza aderire ciecamente e pedissequamente a quanto tramandato dalla cultura degli antichi medici greci ed arabi. Nel primo volume, riguardo, in particolare, al trattamento delle ferite si preoccupò – in contraddizione con la dottrina imperante derivante dalla medicina araba, dalla Scuola Salernitana e da Galeno (con il suo “pus bonum et laudabile”) – di promuovere il loro trattamento “a secco” allo scopo di combattervi il processo di suppurazione pulendo e suturando la ferita per accelerarne la guarigione. Come disinfettante sulle ferite stesse raccomandava dapprima lavaggi con vino caldo e quindi l’uso di bende imbevute nello stesso vino. Egli fu, quindi, un tenace assertore del trattamento antisettico anticipando di centinaia di anni quelle che sarebbero state le intuizioni e le scoperte dei più importanti medici del XVIII e XIX secolo, tra i quali lo stesso Joseph Lister. Questo metodo venne condiviso dal chirurgo francese suo contemporaneo Henri de Mondeville (1260 – 1320) mentre sarebbe stato invece confutato dall’altro chirurgo francese, discepolo del Mondeville, Guy de Chauliac (- ? - + 1368), il quale approvava la teoria del “pus bonum et laudabile” di Rogerio Frugardi (che aveva esercitato presso la Scuola Medica Salernitana). E sarebbe stato la stesso Guy de Chauliac a contestare a Teodorico, in merito al contenuto del suo trattato, di avere plagiato gli scritti del Longobucco. Al riguardo, alcuni studiosi hanno notato come in alcuni punti il trattato segua le indicazioni del Longobucco ma che tali punti sono di minore importanza.
Nel secondo volume il Borgognoni passa al trattamento delle lesioni (in particolare fratture e lussazioni, tra cui la lussazione alla spalla e le lesioni del torace); quindi nel terzo tratta principalmente di ernie, alcuni tipi di cancrene, lebbra, fistole ed ascessi; nel quarto, infine, passa alle patologie che colpiscono la testa (tra cui le cefalee e l’epilessia).
Per quanto riguarda le operazioni chirurgiche, anche sulla base di quanto insegnatogli dal padre, indicò la necessità di ridurre il dolore del paziente durante l’operazione promuovendo l'uso degli anestetici. Il paziente andava addormentato mediante un’apposita spugna (la c.d. “spongia somnifera” già utilizzata dagli antichi romani e per inalazione dagli antichi medici arabi e di cui aveva fatto precedentemente uso lo stesso Frugardi). Per quella che avrebbe battezzato “confectio soporis”, che andava applicata sotto le narici del paziente, oltre all’oppio, di cui aveva fatto uso il Frugardi, Teodorico ricorse all’uso di altre sostanze, tra cui la mandragora, la cicuta, l’edera, la lattuga, il succo di gelso ed il giusquiamo bianco (Hyoscyamus albus). L’aceto andava poi usato per risvegliare il paziente. Sulla base dell'insegnamento del padre adoperò il mercurio per le malattie della pelle.
Il suo “Cyrurgia” ebbe grande successo tanto da essere tradotto in varie lingue, tra cui il francese, il tedesco, l’inglese ed il catalano. La sua prima pubblicazione risale al 1497 (Venezia). Ad essa seguirono altre edizioni, tra cui quella del 1498 di Bergamo e quella del 1499 nuovamente a Venezia.
Altre sue opere spaziano nei campi della medicina veterinaria e della falconeria. Egli infatti scrisse la “Mulomedicina". Le sue fonti furono la “Mulomedicina di Vegezio”, il “De animalibus” di Alberto Magno e la “Mariscalcia equorum” di Giordano Ruffo di Calabria.
Scrisse inoltre il “De cura accipitrum” ed il “De sublimatione arsenici”.