Crea sito

BARRIERA SALIVARE

La saliva (ant. scialiva  e  sciliva / latino salīva/) è un secreto composto in prevalenza di acqua ma ricco di elettroliti (in percentuali variabili sodio, potassio, calcio, magnesio, ioni cloruro, fosfato e bicarbonato) nonché di enzimi (ricordiamo l’alfa-amilasi ovvero ptialina, lisozima e lipasi) e di muco (nella cui composizione troviamo glicosaminoglicano e glicoproteine). In particolare, in termini di barriera chimica, l'enzima lisozima può incidere sulle pareti cellulari di batteri gram-positivi digerendo il peptidoglicano (questo enzima si trova anche nelle lacrime).
Essa è prodotta dalle ghiandole salivari presenti nel cavo orale (tre coppie, e precisamente le parotidi a secrezione seriosa pura, le sottomandibolari e le sottolinguali a secrezione mista) e tra le sue funzioni ricordiamo :
-quella di ammorbidire ed umettare il cibo per evitare lacerazioni epiteliali a livello boccale ed esofageo nonché per agevolarne la digestione;
-un’azione antibatterica disinfettante sia nei confronti dei batteri introdotti nella cavità orale sia nei confronti di batteri potenzialmente infettivi. Tale azione avviene tramite le immunoglobuline salivari della classe IgA ed il lisozima.
-la lubrificazione del cibo ingerito ed un’azione digestiva nei confronti dei glucidi (da parte dell’enzima amido-splitting come la ptialina e di secrezioni leggermente alcaline di acqua, mucina, proteine e sali) spesso con una ripartizione degli amidi;
-il contrasto all’erosione agevolato anche dal suo flusso e quindi la funzione di barriera di diffusione nella neutralizzazione degli attacchi acidi. Un sottile strato glico-proteico costituente la pellicola dentale inibisce gli attacchi acidi iniziali. Pertanto, la pellicola riduce la perdita di minerali durante un attacco acido.
Una prolungata riduzione di pH si traduce nella perdita della maggior parte della pellicola e di conseguenza nella perdita di protezione contro gli attacchi erosivi (e abrasivi).
Il flusso salivare è preventivo, vale a dire che previene l’esposizione agli attacchi acidi con aumentati livelli di carbonato, fosfato, calcio e ioni fluoruro sotto lo stimolo di sensazioni visive ed olfattive. Anche la stessa irrorazione sanguigna esercitata sulle ghiandole stimola indirettamente la secrezione salivare. I batteri che vivono nel cavo orale sono continuamente lavati via dalla saliva ed ingoiati, introdotti così in quel grosso sterilizzatore chimico che è lo stomaco (poche specie batteriche sopravvivono al pH dello stomaco: tra esse Helicobacter pylori).
Barriera contro Barriera
Una riduzione del flusso salivare – anche in presenza di anticorpi e cellule bianche del sangue che hanno azione antibatterica – determina una riduzione dei potenziali difensivi. Se i batteri divengono così numerosi da prevaricare i meccanismi di difesa essi iniziano a danneggiare le strutture del cavo orale e, nel caso specifico della carie, i tessuti duri dei denti ai quali cercano di aderire per evitare di essere ingoiati dai flussi di saliva.
Già dalle prime ore su tutta la superficie dei denti vengono a formarsi a macchia di leopardo vere e proprie isole batteriche. A 12 ore dall'inizio del processo il dente appare rivestito interamente da una patina batterica di 8-10 strati di cellule. A 24 ore di distanza, se le manovre di igiene non riprendono, gli strati di cellule arrivano a 100 e a 48 ore sono più di 300. Questa immensa popolazione batterica è tenuta unita da una impalcatura glicoproteica che produce specifiche specie (Streptococcus mutans); essa prende il nome di placca muco-batterica che si comporta come una barriera semimpermeabile che, di fatto, taglia fuori dall'azione protettiva salivare la superficie del dente. Questo quindi si ritrova sommerso dai batteri e dai loro acidi e senza i meccanismi omeostatici salivari: in queste condizioni i minerali del dente cominciano a sciogliersi non appena i processi metabolici dei batteri sono attivati ed il calcio da essi liberatosi viene immediatamente catturato dai batteri.