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BARRIERA EMATO-OCULARE

Si tratta di una barriera fisica tra i vasi sanguigni locali e la maggior parte delle parti dell'occhio stesso.
Si presenta come una complessa unità anatomo – funzionale che impedisce il contatto tra le strutture oculari interne ed alcune sostanze trasportate dal sangue (ormoni, metaboliti, tossine, farmaci, …). L’occhio per poter funzionare correttamente deve mantenere la trasparenza delle sue strutture interne, i cosiddetti mezzi diottrici. Questi non sono vascolarizzati (sono cioè avascolari ovvero privi di sangue) e quindi possono ricevere nutrienti solo per via indiretta, per diffusione attraverso i tessuti circostanti. Se le sostanze contenute nel sangue (fatta eccezione per l’acqua e per i piccoli elettroliti) penetrassero all’interno del vitreo, potrebbero modificarne la composizione, il colore e la trasparenza, con danni seri per la funzione visiva.
Essa non solo assicura che sia stazionario il focus all'interno dell'ambiente oculare ma assicura anche l'importante funzione di focalizzazione all'interno della struttura principale della retina. Può inoltre evitare che nel tessuto intraoculare siano trasmesse sostanze che potrebbero produrre un’infiammazione dovuta ad una risposta immunitaria dello stesso tessuto oculare. L'infiammazione potrebbe rompere questa barriera consentendo a farmaci e molecole di grandi dimensioni di penetrare nell'occhio e potrebbe inoltre portare ad  episodi di degranulazione così gravi da minacciare l’esistenza della barriera emato-retinica.
La Barriera Emato – Oculare è composta dall’endotelio dei capillari della retina e dell’iride, dall’epitelio ciliare e dall'epitelio pigmentato retinico.
Essa è costituita dai seguenti componenti che si combinano per mantenere l'occhio come un luogo privilegiato e sono essenziali per la normale funzione visiva oltre a servire come un percorso di scarico per i prodotti di scarto dell'attività metabolica dei tessuti oculari:
- Barriera Emato – Acquosa che consiste di una membrana formata da uno strato non pigmentato dell’epitelio del corpo ciliare, dai tessuti del diaframma e dall’endotelio dei vasi sanguigni dell’iride; essa è selettivamente permeabile ed il significativo grado di pressione che vi si riscontra è giustificato dall’attività di trasporto in quanto essa regola il passaggio bidirezionale di fluidi tra la camera acquosa dell’occhio ed il sangue. Essa oltre ad influenzare direttamente la regolazione dei fluidi intraoculari ha influenza pure sul metabolismo della cornea e del cristallino. Sostanze liposolubili quali ossigeno ed anidride carbonica penetrano la barriera ad alta velocità mentre è limitato il passaggio del sodio, delle proteine e di altre grandi e medie molecole.
- Barriera Emato – Retinica formata da capillari non fenestrati della circolazione retinica; essa forma una barriera stratificata su due livelli di cui uno esterno formato da giunzioni strette occludenti (dette anche tight junctions) tra le cellule del pigmento retinico ed uno interno formato anch’esso da tight junctions tra cellule endoteliali dei capillari retinici; anch’essa è selettivamente permeabile con giunzioni strette tra le cellule epiteliali della retina che impediscono il passaggio di molecole di grandi dimensioni dai vasi corio- capillari alla retina stessa.  La barriera retinica è particolarmente stretta e restrittiva ed è una barriera fisiologica che regola il flusso di ioni, proteine ed acqua dentro e fuori della retina. Alterazioni della barriera emato-retinica possono portare allo sviluppo di retinopatie diabetiche (alterazioni della membrana interna), degenerazione maculare (alterazioni della membrana esterna) ed edema retinico. Una pressione sanguigna alta può indebolire e far diventare più permeabile alle sostanze la barriera.
- Barriera Oculare di Dua: All'interno dell'occhio, precisamente tutt'intorno al bulbo oculare, è stato recentemente scoperto un sesto strato della cornea umana. Esso va ad aggiungersi agli altri cinque strati, che sono: l’epitelio corneale, lo strato di Bowman, lo stroma corneale, la membrana di Descemet e l’endotelio corneale. Precisamente, si trova nella parte posteriore della cornea, tra lo stroma corneale e la membrana di Descemet.
Il suo spessore accertato è di appena 15 micrometri (0,015 millimetri) ma la barriera è incredibilmente resistente in quanto capace di resistere ad una pressione di 200 kilopascal. Insomma, una barriera sottile, resistente ed impermeabile all’aria.
Precisiamo che l’intera cornea ha uno spessore di circa 550 micron (0,5 millimetri).
Il nuovo strato corneale è  stato nominato “Strato del Dua” dal nome del suo scopritore, Harminder Singh Dua, coadiuvato da un team di ricercatori dell’Università di Nottingham. La svolta è stata annunciata nel 2013 in uno studio pubblicato sulla rivista accademica “Oculistica” (la pubblicazione sul sito web della rivista Ophtamology è avvenuta a fine maggio 2013).
Il Prof. Dua, professore di Oftalmologia, ha subito dichiarato: “Questa è una scoperta importante che significa che i libri di testo di oftalmologia dovranno essere  letteralmente riscritti. Dopo aver individuato questo nuovo e distinto strato profondo nel tessuto della cornea, possiamo ora sfruttare la sua presenza per rendere gli interventi chirurgici molto più sicuri e più semplici per i pazienti.”.
I ricercatori stavano conducendo una ricerca sul trapianto di occhi provenienti da donatori. Iniettando bolle d’ aria tra gli strati della cornea, hanno potuto notare, da un’osservazione al microscopio elettronico, l’esistenza di un ulteriore strato nella parte posteriore dell’occhio, precisamente il sesto strato della cornea, che è la lente protettiva trasparente, che circonda il bulbo oculare, attraverso cui entra  la luce.
La scoperta, stando alle parole dello scopritore, "potrebbe migliorare notevolmente l'esito dei trapianti corneali". Lo stesso ha precisato: "Da un punto di vista clinico, ci sono molte malattie che colpiscono la parte posteriore della cornea. E pensiamo che la loro insorgenza sia in qualche modo collegata alla presenza di danni nello strato che abbiamo scoperto". I protocolli chirurgici andrebbero quindi modificati in quanto, iniettando bolle d’aria al di sotto (anziché al di sopra) di tale piccola barriera, come era avvenuto sino ad ora, "il rischio di danni sarebbe notevolmente ridotto grazie alla resistenza di questo livello".
Già si è cominciato ad ipotizzare che l’idrope corneale, un rigonfiamento della cornea causato da un accumulo di liquidi che si verifica in pazienti con cheratocono (rara distrofia corneale progressiva non infiammatoria che causa la deformazione conica della cornea) possa essere dovuto ad uno strappo nello strato del Dua, attraverso cui l’acqua da dentro l’occhio precipita provocando ristagno. Si potranno ancora meglio comprendere altre malattie, tra cui hydrops acuti, Descematocele e distrofie di pre-Descemet.