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Arnaldo da Villanova detto il Catalano

ARNALDO da Villanova

Arnaldo da Villanova, detto il Catalano (o Arnaldus Villanovanus , Arnoldi de Nova Villa ovvero in catalano Arnau de Vilanova) (medico, alchimista e scrittore catalano, Vilanova, Lérida, Spagna, 1240 ca. – Genova, 1312 o 1313).
Le informazioni sulla vita di Arnaldo da Villanova, compresa la sua data di nascita, sono scarse.
Si formò in Provenza trasferendosi successivamente a Montpellier, ove studiò teologia e iniziò i suoi studi di Medicina che completò a Parigi, dove ebbe modo di seguire i corsi di Alberto Magno (1193-1280). Dalla lettura delle opere di quest’ultimo sarebbe poi nato il suo interesse per l’alchimia.
Una volta conseguita la laurea nel 1270, la sua vita si divise tra Italia, Francia e Spagna.
Giunse in Italia per perfezionare i suoi studi di Medicina, soffermandosi dapprima all’Università di Bologna, dove probabilmente venne a contatto col grande alchimista fiorentino Taddeo Alderotti (1210 ca. - 1295), che era stato il primo a sviluppare la distillazione frazionata. E’ in questo periodo che descrisse la distillazione del vino (di cui al suo “Tractatus de vinis”) e delle proprietà ricostituenti dei vini aromatici.  A lui viene attribuita la creazione del termine “acqua vitae”, per cui arriverà a proporre anche altri usi al di fuori dal contesto prettamente medico [sarebbe stato in seguito il suo discepolo Raimondo Lullo (1235 – 1316) ad introdurre invece il termine di “alchol vini” come “consolatio ultima corporis humani” (“alchol” pare derivato dall’arabo “kohl”, termine già utilizzato dagli antichi Egizi)]. Però lo scritto in cui compare il termine di “acqua vitae” (l’attuale acquavite) è il “De conservanda iuventute”, che è forse inesatto attribuire ad Arnaldo da Villanova. Nello stesso periodo già altri pare si fossero dedicati alla preparazione della c.d. “acqua vitae”, tra i quali il provenzale Raimondo Gaufridi mentre un certo “Marchus Graecus” (addirittura forse mai esistito ma il cui nome come autore risulta a margine del manoscritto contenente il “Liber ignium ad comburendos hostes”) aveva trattato della distillazione di quella che aveva nomato “acqua ardens”. A quest’acqua era stato dato il nome di “acqua ardens” proprio perché si credeva che, confortando il cuore e purificando il corpo, potesse prolungare la vita.
Dopo Bologna, Arnaldo visitò le città di Firenze, Roma, Perugia, Napoli e Salerno. In quest’ultima città si soffermò presso la celebre “Scuola Medica Salernitana”. Sappiamo infatti che scrisse un commento del “Regimen sanitatis salernitanum", che ai suoi tempi costituì il testo di medicina più consultato (“Commentario al regime salernitano”, pubblicato dapprima nel 1479).
Considerato tra i migliori medici ed alchimisti del suo tempo, fu medico personale dei papi Innocenzo V (1225 ca. – 1276, papa nel 1276, anno della sua morte), Bonifacio VIII (1230 ca. – 1303, papa dal 1294 al 1303), Benedetto XI (1240 – 1304, papa dal 1303 al 1304) e di Clemente V (1264 – 1314, papa dal 1305 al 1314).
Sappiamo che a papa Bonifacio VIII curò i calcoli renali e sembra che proprio in presenza di detto papa, il quale si interessò molto alle sue opere alchemiche, Arnaldo da Villanova avesse compiuto una trasmutazione tanto da essere ricompensato con verghe d'oro purissimo.
In precedenza si era trasferito in Spagna, alla corte di Pietro  III di Aragona, detto il Grande (1239 – 1285), re di Aragona e di Valencia, visitando diverse città iberiche, tra cui Barcellona, Valencia, Madrid, Tarragona e Toledo. Sarebbe stato proprio a Barcellona che studiò la lingua spagnola e quella ebraica; quest’ultima quale allievo di Raimondo Martí (1215 ca. – 1284 ca.), titolare della cattedra dello “Studium Hebraicum”. Nel 1286, dopo la morte di Raimondo Martì, prese ad insegnare presso la “Studium” di Barcellona, dove ebbe anche modo di apprendere la lingua araba ponendo anche, riguardo alle fonti, l’esigenza di un particolare tipo di recezione in Occidente degli apporti arabi (dagli Arabi avrebbe appreso l’uso delle preparazioni alcoliche).
Sempre in Spagna, divenne medico e consigliere di Giacomo II d'Aragona, detto il Giusto (1267 – 1327) e figlio di Pietro il Grande. Per conto di Federico II svolse anche numerose missioni diplomatiche, esercitando la sua influenza nelle decisioni politiche riguardanti la Corona d'Aragona, la Francia e l'Italia e attivandosi tra Palermo, Parigi ed Avignone. Sembra, infatti, che si sia speso nelle negoziazioni relative alla Sicilia, svolgendo un ruolo importante tra lo stesso regno di Aragona e la Francia.
E sarebbe stato proprio di ritorno da uno di questi viaggi (da Avignone o dalla Sicilia) che sarebbe perito in un vascello al largo della città di Genova.
Nel frattempo, condannato, era finito in carcere prima a Roma e successivamente a Perugia e, nonostante le frequentazioni delle corti papali, i suoi rapporti col Papato non furono mai eccellenti. Nel 1301 venne inviato dal re Giacomo II d’Aragona (1267 – 1327) alla corte di Filippo IV re di Francia (1268 – 1314). A Parigi venne però imprigionato a causa di alcuni suoi scritti ritenuti ingiuriosi per la Chiesa. Liberato per l’intervento dello stesso re Filippo IV e di Bonifacio VIII, si rifugiò presso la corte siciliana di Federico d’Aragona (ovvero Federico III di Sicilia) (1273 ca. – 1337). Qui scrisse l’opuscolo “De Cymbalis Ecclesiae”, in cui pure fece professione di obbedienza offrendo completa oblazione della propria volontà al Papato, ma che vide restituirselo da Bonifacio VIII. Dopo che quest’ultimo ebbe confiscati i suoi scritti, Arnaldo persistette nei suoi attacchi anticlericali e contro ogni istituzione religiosa.
I suoi rapporti con il Papato sarebbero migliorati solo sotto i papati Benedetto XI e del successore di questi, Clemente V, il quale ultimo non nascose il suo personale interesse per gli scritti di alchimia di Arnaldo.
Al suo ritorno in Francia, Arnaldo da Villanova continuò ad esercitare la sua professione medica e divenne rettore della Scuola di Montpellier, che si sarebbe poi trasformata in Università a seguito di bolla papale di Clemente V.
E fu proprio in Francia che avrebbe incontrato Raimondo Lullo (1235 – 1316) che divenne anche suo allievo.
In Francia compose vari testi medici, diventando famoso per le sue polemiche contro la medicina araba e galenica (che però non ripudiò mai totalmente) e opponendo alla cultura dei libri l'esperienza pratica.
In precedenza, aveva continuato a scrivere opuscoli teologici, astrologici ed alchemici che dopo la sua morte gli avrebbero conferito fama di alchimista e addirittura di mago e che nel 1305 furono oggetto dell’Inquisizione catalana che arrivò a proibirne la lettura. Inquisito, alla presenza del Sacro Collegio si scagliò contro i poteri temporali dello stesso Giacomo II d’Aragona.
Nel 1316, dopo la sua morte, l’Inquisizione di Tarragona diede disposizione di confiscare e bruciare i suoi libri.
Nel campo della botanica si dedicò allo studio dei semplici, all'uso terapeutico delle piante e all'utilizzo della teriaca (nella “Pratica Aurea Medicinalis” ovvero il “De Regimen sanitatis” illustra alcune indicazioni dietetiche e parla anche di legumi, frutti, erbe e verdure, radici e funghi. Ai precetti igienici ed alimentari si accompagna la descrizione delle virtù delle piante accanto ad una descrizione anatomica del corpo umano).
Anche da quanto risulta nella sua “Lettera sull’alchimia”, indirizzata al Re di Napoli, nella sua visione del mondo e dei suoi costituenti sembra primeggiare il significato simbolico piuttosto che la descrizione mera e formale. Così i quattro elementi (fuoco, aria, terra ed acqua) stanno a simboleggiare allegoricamente differenti visioni e concezioni del mondo, rispettivamente la visione che tutto pregna nell’universo (fuoco), la visione celeste (aria), la materia che interpone limiti all’attività degli uomini (terra) e nella cornice di questa la sua percezione più sottile (acqua). In questa allegoria ogni elemento sembra fissato per sempre, al di là del tempo e dello spazio, quasi che Arnaldo da Villanova se ne fosse dichiarato espressamente unico possibile interprete, al di là di ogni sua personale convenienza e preoccupazione per le ricadute negative che le sue affermazioni avrebbero potuto portare alla sua esistenza, dal carcere alle condanne dell’Inquisizione. Il suo pensiero andava pertanto reso pubblico perché in esso Arnaldo intravedeva l’affermazione della verità sul falso, della libertà dell’uomo da ogni gabbia istituzionale e formale.

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Per quanto riguarda le sue numerose opere, citiamo, tra le altre:
-il “Flos Florum” (Libro del Perfetto Magistero, Sear 1986) (opera alchemica di dubbia attribuzione”);
-lì”Epistola Super Alchimia” (Lettera sull'Alchimia al Re di Napoli, Sear 1986);
-il “Novum Lumen” (opera alchemica di dubbia attribuzione”);
-il “Rosario dei Filosofi” (“Thesaurus thesaurorum” o “Rosarius philosophorum”), opera alchemica di dubbia attribuzione, in cui parla di sostanze chimiche paragonandole all’anima che imbevono il corpo rendendolo perfetto;
-le “Domande sull'Essenza e sull'Accidente”;
-lo “Specchio dell'Alchimia” (“Speculum alchimiae”, opera alchemica di dubbia attribuzione);
-il “Carmen”;
-la “Semita Semitae”;
-il “Testamento”;
-la “Practica” (Breviarium Librorum Alchemiae), libro di patologia stampato a Venezia nel 1483 sotto il titolo “Breviarium praticae”;
-la “De Decotione”;
-il “Thesaurus pauperum” (volgarizzamento in siciliano);
-il “De semine scripturarum”;
-il “De tempore adventus antichristi”;
-la “Informatio beguinorum”;
-il “De tribus impostoribus” (libello però attribuito anche a Federico II e ad altri);
-il “Libellus de improbatione maleficiorum” (in cui afferma la natura morbosa dei casi di stregoneria, pur ammettendo la realtà dei sortilegi);
-il “Commentario al regime salernitano”;
-gli “Aphorismi de gradibus”, opera di natura medica scritta al fine di fornire ai medici aiuti pratici nella cura di determinate patologie;
-il “De considerationibus operis medicinae sive de flebotomia”;
-il trattato “Parabole, Analogie, o Esempi alchemici”.
Si riporta qui di seguito una lista dei manoscritti relativi alle varie opere di Arnaldo da Villanova:
-“Opusculum de retardanda senectute” (Biblioteca Angelica di Roma);
-“Regimen Sanitatis” (Biblioteca Angelica di Roma – secc. XII-XIII);
-“Liber de aquis” (Biblioteca Angelica di Roma – sec. XIII);
-“Liber de aquis” (Biblioteca Angelica di Roma – sec. XV);
-“Maeditationes parabolae” (Biblioteca Casanatense di Roma);
-“Thesaurus pauperum” (Biblioteca Nazionale di Torino);
-“Tractatus de singulis aegritudinis” (Biblioteca Nazionale di Torino);
-“Tractatus de morbis humani corporis” (Biblioteca Nazionale di Torino);
-“Epistola ad Regem Robertum de lapide physico” (Biblioteca Nazionale di Firenze);
-“Ricettario medicinale” (Biblioteca Nazionale di Firenze);
-“Opera varia medica et chirurgica” (Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze);
-“Aforismi” (Biblioteca universitaria di Pavia – sec. XVI);
-“Trattato delle acque medicinali” (Biblioteca Palatina di Parma);
-“De iudiciis infirmitatum secundum motum stellarum”  (Biblioteca Apostolica Vaticana di Città del Vaticano – sec. XV);
-“Aerolae sive tractatus de simplicibus” (Bibliothèque Nationale di Parigi – sec. XIV);
-“Tabula syruporum - Cuare breves” (Bibliothèque Nationale di Parigi – sec. XIV);
-“Brevis tractatus introductorius ad judicia astrorum” (Bibliothèque Nationale di Parigi – sec. XV);
-“Trattati vari” (Bibliothèque Nationale di Parigi- sec. XV);
-“Tractatus de conferentibus et nocentibus -  Expositio super canonem” (Bibliothèque Nationale di Parigi – sec. XV);
-“Summa Medicinae” (Biblioteca del Escorial di Madrid – sec. XIV);
-“Flores dietarum” (Erfurt Wissenschaftliche Bibliothek – sec. XIII-XIV);
-“Aphorismi de ingeniis” (Erfurt Wissenschaftliche Bibliothek – sec. XIV);
-“Tractatus de regimento acutorum” (Erfurt Wissenschaftliche Bibliothek – sec. XIV);
-“Libellus de iudiciis infirmitatum” (Erfurt Wissenschaftliche Bibliothek – sec. XIV);
-“Tractatus de simplicibus et compositis digestivis” (Erfurt Wissenschaftliche Bibliothek – sec. XIV);
-“Parabolae - Libellus de generatione embrionis - Tractatus de membris corporis humani” (Erfurt Wissenschaftliche Bibliothek – sec. XIV);
-“Tractatus metricus de iudiciis urinarum” (Erfurt Wissenschaftliche Bibliothek – sec. XIV);
-“De cautelis medicorum” (Dresden Sächsische Landesbibliothek – sec. XV);
-“De conferentibus et nocentibus medicinis” (Bibliothèque Royale di Bruxelles – sec. XIV).
L’”Opera Omnia” di Arnaldo da Villanova venne pubblicata a Lione negli anni 1502, 1520 e 1532, pubblicazioni seguite da quella di Parigi del 1509, di Venezia del 1514 e di Basilea del 1515, 1585 e 1699, anche se le varie edizioni non comprendono tutta la sua produzione scientifica e teologica.
Del 1606, a cura di Jerome Mondragon, è una versione catalana dell’opera in latino di Arnaldo da Villanova dal titolo ”El maravilloso regimiento y orden de vivir” (Una versión castellana del Regimen sanitatis ad Regem Aragonum), riprodotta nel 1980 con la trascrizione del prologo latino da Juan A. Paniagua Arellano (Cattedra di Storia della Medicina, 1980 - 140 pagg.).