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APULEIO CELSO di Centuripe

APULEIO CELSO di Centuripe

Apuleo Celso di Centuripe (in latino Appuleius Celsus) (medico e farmacologo greco, Centuripe, attuale Enna, Sicilia, I sec. d.C.).
Famoso medico siceliota, si trasferì a Roma durante l’impero di Augusto e vi fiorì sotto Claudio.
Fu precettore di Vettio Valente e di Scribonio Largo, il quale lo cita più volte nelle sue “Compositiones Medicae”.
A tal riguardo, così leggiamo nelle “Compositiones Medicae” (Ioannes Rhodis recensuit..., Patavii, 1655, Typis P. Frambotti Bibl.)]: CLXXI : “Apulei Celsi Etiam in veteri fragmento lapidis fuit: C. APULEIUS, Claudii temporibus posteriorem opinatur G. Barthius Advers. lib. XXXIX. cap. XVI. Attamen Valentis & Scriboni praeceptorem indicat Compositio XCIV: quorum uterque ipso imperante floruit”.
In effetti, nelle “Compositiones medicae” di Scribonio Largo (cap. 171) possiamo leggere: “Apulejum centuripensem siculum praeceptor meum...”.
Pare che Apuleio Celso usasse inviare ai suoi concittadini un preparato contro la tosse pleurica da lui scoperto e che usasse prescrivere ai suoi pazienti una teriaca a base di zafferano contro i morsi dei serpenti ed un medicamento composto da ben 20 erbe contro il morso dei cani portatori della rabbia che sembra a quel tempo infestassero la sua terra di Sicilia (scrive Scribonio – Comp. CLXXI: “...Antidotus Apulei Celsi praeceptoris quam componebat et genere quodam publice mittebat Centuripas, unde ortus erat, quia in Sicilia plurimi fiunt rabiosi canes”). Il quale Strabonio, a proposito di Centuripe - come citato anche nelle Emendazioni di Ioannes Rhodes – al lib. VI scrive: “Sita sunt Centoripa supra Catanam, montes Aetneos attingentia, & Symaethum flumen, quod in agrum Catanaeum meat”, mentre Plinio [Nat. Hist., Lib. III, VIII, (89, 90) 91], descrivendo la Sicilia, scrive: [...“...fronte Siciliae flumen Hyrminum, oppidum Camarina, fluvius Gelas, oppidum Agragas, quod Agrigentum nostri dixere,(89) Thermae colonia, amnes Achates, Mazara, Hypsa, Selinuus, oppidum Lilybaeum, ab eo promunturium, Drepana, mons Eryx, oppida Panhormum, Soluus, Himera cum fluvio, Cephaloedis, Haluntium, Agathyrnum, Tyndaris colonia, oppidum Mylae et, unde coepimus, Pelorias.(90) intus autem Latinae condicionis Centuripini,...(91)].
Per quanto riguarda la qualità dello zafferano di Centuripe, sempre in Plinio il Vecchio (XXI, 31) troviamo una citazione: “Crocum silvestre optimum. serere in Italia minime expedit...Prima nobilitas Cilicio et ibi in Coryco monte, dein Licio e monte Olimpo, mox Centuripino Siciliae...” (“Ottimo è lo zafferano selvatico. E’ conveniente coltivarlo in Italia...Il primo apprezzamento per quello della Cilicia e qui sul monte Corico, quindi per quello di Licia dal monte Olimpo, quindi per quello di Centuripe in Sicilia...”).
Recentemente alcuni studiosi – tra altre congetture - hanno ipotizzato che fosse l’autore di un Libro di botanica citato in un manoscritto ed attribuito ad uno sconosciuto Apuleio.