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ANTIPATRO (medico greco-romano, II sec. d.C.)

ANTIPATRO

Antipatro (medico greco-romano, II sec. d.C.).
Fu medico in Roma ai tempi di Galeno, il quale lo cita più volte, dicendo che fu fra i successori di Tessalo, e quindi tra quelli facenti parte della setta dei c.d. “Metodici riformisti”, insieme ai nomi di Mnasea, Dioniso e Proclo, parlandone come di un medico molto apprezzato in Roma.
Molti studiosi parlano del suo rapporto diretto con Galeno: Antonio Giuseppe Testa (1756 - 1814), nel suo Libro “delle malattie di cuore, loro cagioni, specie, segni e cura Ed. II – Tomo I – Lib. I (1810), lo definisce medico assai “pregiato” in Roma, aggiungendo che Antipatro morì in Roma dopo essere stato colpito da una febbre e che, ancora convalescente, sentì il suo polso irregolare. Del suo stato di salute aveva già messo al corrente l’amico Galeno, il quale sentenziò che il disordine del suo polso dipendesse dall’ostruzione dei vasi sanguigni più grandi del torace.
Quanto sopra pare essere stato conseguenza di una patologia delle arterie principali che, dopo sei mesi e a seguito di ripetute palpitazioni e piccoli accessi dispnoici, portarono Antipatro alla morte.
Di tutto ciò parla lo stesso Galeno nel suo trattato dedicato alla diagnostica dei luoghi affetti, il De locis affectis, dove la malattia di Antipatro diviene una storia clinica.
J. Schenkii, nel suo Observationum Medicarum Rariorum, Libri VII (Francoforte 1665), parla di come Galeno nel Liber II – ove tratta dei tubercoli delle arterie – scrivesse “aliorum quorumdam exemplo, qui cordis affectibus laborant”. Galeno pensò che tale malattia potesse derivare da qualche tubercolo o tumore “levium arteriarum pulmonis” cioè dell’arteria e della vena polmonare, chiamate allora “arterie liscie” per distinguerle dai vasi bronchiali, “disuguali e più forti nella loro tessitura”.
Il medico padovano Alessandro Knips Macoppe (1662 – 1744), nel suo “De aortae polypo epistola medica praeclarissimo, ac eruditissimo viro Carolo Patino” - XVI (1693), giudicò che fosse dilatata l’aorta “quod fortasse assecutus esset Galenus, si Antipatri cadaver dissecasset”.
Galeno scrive anche che Antipatro fu autore delle “Epislolae medicinales ad Gallum”, non pervenuteci.