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ANTIOCHIS di Tlos

ANTIOCHIS di Tlos

Antiochis di Tlos (in greco Ἀντιoχίς) – (medico greco, Tlos, Licia, odierna Turchia, I sec. a.C.).
Figlia del medico Diodoto di Tlos, in Licia, nella provincia di Antalya (odierna Turchia), di famiglia agiata, professò medicina nella sua città natale, dove era tenuta in grande considerazione, tanto che alla sua morte le venne eretta una statua che, alla base, reca attualmente la seguente iscrizione:
Ἀντιοχὶς  Διοδότοu Τλωὶς  μαρτυρηθεῖσα ὑπὸ τῆς Τλωέων βουλῆς καὶ τοῦ δήμου ἐπὶ τῇ περὶ τὴν ἰατρικὴν τέχνην ἐνπειρίᾳ ἔστησεν τὸν ἀνδριάντα ἑαυτῆς (“Antiochis, figlia di Diodoto di Tlos, ha avuto assegnato un riconoscimento speciale da parte del Consiglio e del popolo di Tlos per la sua esperienza nell’arte della guarigione, questa statua ha istituito di se stessa”).
La statua ci parla più di quanto ci sia dato immaginare. Essa è datata alla prima metà del I sec. a.C. ed il padre Diodoto di Tlos corrisponde certamente al Diodoto conosciuto tramite la De Materia Medica di Dioscoride (del I sec. d.C.), che lo cita come se fosse un’autorità in campo medico. Nella prefazione della sua De Materia Medica, Dioscoride afferma infatti di non essere del tutto d'accordo con scrittori come Sestio Nigro (Niger) e Diodoto, che sono seguaci di Asclepiade, perché si basano su informazioni di uso comune invece di tenere in maggiore considerazione la loro personale esperienza medica. (Pleket, Epigraphica vol. II). Antiochis fu quindi la figlia di un medico famoso e sicuramente sin da piccola dovette ricevere un’educazione ed un incoraggiamento a studiare nel campo della medicina. Possiamo quindi pensare che sia stata nominata alla carica di medico dai suoi concittadini e che per questo abbia pattuito e ricevuto un compenso ed un'esenzione dal pagamento delle tasse, come era usanza a quei tempi. Il fatto che fosse ricca lo si evince dall’erezione della statua, in quanto simili riconoscimenti si attribuivano solo a persone facoltose e famose. Il riferimento alle abilità mediche di Antiochis è poi indicativo di una formazione teorica oltre che di esperienze pratiche.
Sue citazioni le troviamo in Galeno (12.691 e 13.250, 13.341), il quale, citando Asclepiade di Bitinia, ne parla come di una vera autorità nella cura delle malattie della milza, dell’idropisia, della sciatica (per cui aveva escogitato un medicamento) e dell’artrite. Galeno scrive anche che il famoso medico empirista Eraclide di Taranto (Eraclide di Taras, in greco Τάρας , del I sec. a.C.) aveva per lei scritto un libro che trattava dell’emorragia dal naso: Antiochis non era quindi solo tenuta in grande considerazione, proprio alla pari dei suoi colleghi maschi, ma la sua fama aveva oramai varcato i confini della sua stessa patria. C'era quindi la possibilità concreta, anche per una donna, di ottenere allora il rispetto da un medico di sesso maschile e di lavorare al suo fianco, in un ruolo importante e complementare che riconoscesse anche alla donna un’abilità nella conoscenza teorica e pratica, non relegandola unicamente nella formazione e nella competenza su quelle che erano allora conosciute come materie e malattie prettamente “femminili”. La donna, quindi, intesa non solo come aiutante di un ἰατρός (cosa che invece Galeno dichiarava potesse invece verificarsi comunemente quando faceva riferimento ai medici di sesso femminile) ma col ruolo di guaritrice: essa non solo poteva quindi essere una semplice aiutante o soccorritrice (σώτειρα) bensì “colei che guarisce, il chirurgo” (ἰατρίνη), il corrispettivo femminile dello ἰατρός.
Le voci che circolavano su Galeno dicevano che avesse copiato da Antiochis non pochi rimedi terapeutici.