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Amanita muscaria

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AMANITA MUSCARIA

CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE
CAPPELLO: 6-20 cm, carnoso, in principio emisferico, poi aperto, umido, un po' viscoso, margine leggermente striato, di un bel colore rosso vermiglio o aranciato, coperto da numerose verruche bianche o giallastre, raramente nudo.
LAMELLE: molto fitte, con lamellule, larghe, ventricose, libere, bianche o leggermente giallastre.
GAMBO: 12-25 x 1-2,5 cm, cilindrico, pieno, poi cavo, leggermente ingrossato alla base in un bulbo che presenta cerchi concentrici di verruche, resti del velo generale. Anello ampio, bianco o leggermente giallino, striato, con al bordo rimanenze del velo generale.
CARNE: bianca sotto la cuticola del cappello, gialloaranciata in profondità odore e sapore insignificante.
SPORE: bianche in massa, lisce.

HABITAT: estate-autunno nei boschi di conifere e di latifoglie, più frequente sotto conifere. Molto diffuso.
COMMESTIBILITA': velenoso. Per consumarlo deve essere prima sottoposto a dei trattamenti di detossificazione. Uno di questi è l'asportazione della cuticola del cappello dove è più concentrata la sostanza tossica.

Dal fungo sono state isolate numerose sostanze:
L'unico composto contenente vanadio esistente nel regno dei Miceti.
È presente anche la muscarina, ma in quantità minime e pertanto è da escludersi un possibile effetto velenoso. È stato infatti accertato che la muscarina è presente nella quantità di circa 2,5 mg/kg.. La muscarina stimola il sistema parasimpatico provocando sudorazione, contrazione (miosi) delle pupille (effetto anti-midriatico, dato che la midriasi è il rilassamento delle pupille), diminuzione della frequenza cardiaca, sudorazione profusa e aumento della peristalsi intestinale.
L'atropina non è presente nella A. muscaria ma veniva utilizzata come antidoto per chi era soggetto ad avvelenamento; però, invece di far passare gli effetti, li amplificava [fonte il Drug Plan Laboratory dell'università di Washinghton]
Gli effetti psicotropi possono essere imputabili alla bufotenina, sostanza presente anche nelle secrezioni dei rospi della specie Bufo bufo, ingrediente attivo dei "filtri delle streghe".
Sono invece sostanze isolate in laboratorio come:
l'acido ibotenico,
il muscimolo,
il muscazone,
ad aver suscitato, nei volontari cui sono stati somministrate, esperienze psichedeliche similari a quelle provocate dal fungo.
La quantità di muscazone contenuto nel fungo può variare di molto, anche a seconda della zona di raccolta: questo spiegherebbe come mai la potenza psichedelica è incostante da fungo a fungo.
Il muscimolo, invece, viene escreto intatto per via urinaria: questo potrebbe spiegare l'abitudine, testimoniata da vari scritti, di riciclare le urine di chi ha assunto la muscaria.
Usi
Testimonianze storiche, come manufatti e pitture murali, testimoniano che le proprietà psicotrope dell'A. muscaria erano conosciute sin dai tempi antichi e che tale fungo venisse utilizzato per riti religiosi in tutto il mondo. Rappresentazioni di Amanite, con buona probabilità A. muscaria, sono state ritrovate in pitture rupestri nel deserto del Sahara risalenti al Paleolitico (9000-7000 a.C.).
In alcuni paesi europei è usato come stimolante, per l'effetto neurotropico; in altri paesi, come ad esempio il Giappone, nella prefettura di Nagano, viene consumato dopo prolungata bollitura, oppure dopo salamoia e prolungati lavaggi. Presso alcuni popoli del Nordeuropa e del Sud-America, viene usato come psichedelico.
Nel 1784 il professore svedese Samuel Ödmann sostenne che la furia combattiva di berserker e Úlfheðnar era probabilmente indotta dall'assunzione di piccole quantità di A. muscaria, ma le fonti storiche contemporanee non ne fanno alcuna menzione, motivo per cui tale affermazione può considerarsi una mera leggenda metropolitana.
In Siberia solo in tempi recenti il suo uso è stato sostituito da quello della vodka.
Schultes e Hofmann riferiscono del rito di bere l'urina: si usava bere l'urina di chi aveva usato il fungo, anche per cinque o sei passaggi; questo perché ogni passaggio, pur conservandone i principi psichedelici, eliminava parte delle sostanze tossiche in esso contenute.
Nell'antichità l'amanita era anche stata oggetto di un florido commercio. Nelle zone in cui scarseggiava raggiungeva prezzi esorbitanti. Si racconta che i Coriachi non avrebbero esitato a scambiare una renna per un solo esemplare di Amanita muscaria; ciò spiegherebbe lo stretto legame tra la civiltà della renna e l'uso degli allucinogeni.
All'inizio del Novecento Atkinson riferì di un procedimento di macerazione dell'A. muscaria per realizzare un preparato per ammazzare le mosche, motivo per cui il fungo si sarebbe chiamato così. Evidenze sperimentali hanno però dimostrato che non tutte le mosche che bevono tale preparato muoiono, ma una percentuale presenta disturbi del comportamento. È stato tuttavia appurato che l'assunzione di alcune specie di Amanita inibisce la crescita delle larve di Drosophila melanogaster.

L'Amanita muscaria è un fungo micorrizico.