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al-FARABI

AL-FARABI

Al-Farabi (alias Abu Nasr Muhammad Fārābī ) (in persiano: ابو نصر محمد بن محمد فارابی ) (noto in Occidente col nome di Alpharabius) (medico, filosofo, cosmologo, psicologo, matematico  e musicista persiano, Wasij, provincia di Farab, attuale Turkestan, 870 o 872 d.C. – Damasco, Siria, 950 o 951 d.C.).
Anche se è noto soprattutto quale filosofo, campo in cui eccelse tanto da venire soprannominato “il secondo maestro” (dopo Aristotele), nonché per la sua fama di grande scienziato, matematico e musicista, lo vogliamo qui ricordare soprattutto per la sua fama di grande scienziato ed in particolare di medico.
Sembra che le sue origini, peraltro nobili, fossero persiane, anche se non pochi studiosi rimandano ad origini afghane o del moderno Kazakistan o ancora turche, tanto da rendere quasi impossibile una esatta ricostruzione della sua biografia.
Certo è comunque il fatto che seguì i suoi primi studi presso le città di Farab e Bukhara, prima di trasferirsi a Baghdad. E sembra che sia stato lo stesso al-Farabi, in un brano autobiografico, ad aver affermato di aver studiato medicina nonché logica e sociologia insieme al suo insegnante Yūḥannā b. Ḥaylān.
Eccelse poi nel campo della musica, spingendosi a studiare la musico-terapia relativamente ai benefici effetti terapeutici della musica sul corpo ma soprattutto sull’anima.
Nel campo della psicologia trattò della socialità dell’uomo come elemento essenziale del suo sviluppo psico-fisico e delle cause, della natura e dell’interpretazione dei sogni.
Nel suo pensiero, la socialità dell’uomo si esprime nella sua integrazione in primis con la famiglia e di poi nella vita sociale della città. Quindi, come il fine del medico era quello di curare la salute del corpo, così per al-Farabi il leader politico – che era l’espressione ultima cui doveva tendere la formazione dei giovani – doveva non solo organizzare e gestire le città ma anche tendere ad aiutare personalmente i cittadini per vincere il male. Quindi, per al-Farabi, l’educazione e la conoscenza – così come la scienza in generale - trovano la loro perfezione nella realtà pratica, vale a dire nella trasformazione dei precetti in azione, senza cui sono entità vuote ed inutili.
Così come per Galeno il desiderio e la curiosità della conoscenza dovevano accompagnare lo studio dei giovani nel campo della medicina e portarli a fare scelte logiche escludendo le opinioni errate, così per al-Farabi l’apprendimento scientifico doveva essere meticoloso ed organizzato di modo da non distrarre lo studente dall’obiettivo del suo studio. Però al-Farabi sembra non collocare tra tali scienze quella della medicina. Ciò lo si può verificare nei capitoli del suo Kitab Ihsa ‘al’ Ulum (noto in latino col titolo “De scientiis”), in cui le scienze vengono classificate in cinque gruppi principali (linguistica, logica, le varie scienze matematiche, le scienze naturali e la metafisica ed infine la politica, anch’essa con le sue suddivisioni).
Quindi al-Farabi cita la medicina a volte come una scienza ed a volte semplicemente come un’arte. Egli si limita ad affermare che la mente è sana solo laddove sia sano il corpo. Una cosa che però egli afferma è che la medicina è una scienza ottenuta tramite i sensi, al pari della musica, dell’ottica e dell’astronomia. In particolare per la medicina trae spunto dalle sue esperienze anatomiche, principalmente nell’ambito delle scienze naturali.
Ma forse non a caso al-Farabi tende a distinguere la medicina – ed in genere le altre arti - dalle altre scienze, in particolare dalla filosofia. Il suo è prima di tutto un approccio teoretico che trae spunto dalla considerazione pratica che in alcune scienze, tra cui la stessa logica, il concetto di soggetto differisce da quello dello scopo cui tende concettualmente e naturalmente la scienza stessa. Tale scopo – che egli noma ġarad – verrà letto da Yahya ibn 'Adi, altro scolaro di Abu Bishr Matta ibn Yunus, e dopo di lui da Avicenna, quale “campo di applicazione”, ricalcando soprattutto una differenza tra le scienze della logica e della grammatica.
Altre arti su cui si sofferma al riguardo al-Farabi, quali ad esempio la stessa medicina e la ginnastica, pur avendo lo stesso soggetto – che egli noma mawḍū‘ – si propongono fini diversi (il su citato ġarad): la prima, difatti, tende unicamente alla salute del corpo mentre la seconda tende a curare il corpo per renderlo appropriato alla lotta ed al combattimento. Ricadendo, infine, nella veterinaria, vi riscontra l’identico fine della medicina (quello della salute) ma sottolinea come la detta arte sia rivolta a soggetti diversi dagli uomini.
Un altro concetto che ritroviamo nei suoi scritti è che, al pari delle altre scienze – ognuno che si rivolga ad uno scienziato, sia esso un geometra od un medico – è preferibile che abbia conoscenze nella materia di modo da non correre rischi per la sua salute così come non ne incorrerebbe per la staticità della sua casa. La conoscenza, quindi, in primis nella filosofia, come ricerca dei principi e delle cause che sono alla base di tutte le cose.
Nel campo dell’alchimia pare sia riconducibile a lui un trattato sull’arte dell’elisir.

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