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AGNODICE

AGNODICE

Agnodice (in greco Ἀγνοδίκη) (medico greco, Atene, IV sec. a.C.).
La figura di Agnodice si trova al confine tra la realtà ed un mito affascinante.
Ella sarebbe stata la prima donna greca a divenire medico. L’unica fonte (peraltro non autorevole e quindi non molto attendibile) che ci parla della sua esistenza è il mitografo romano Igino (Astronomo) ovvero Hyginus nelle sue “Fabulae” (274) [anche se alcuni attribuiscono la paternità di quest’opera allo scrittore romano Gaio Giulio Igino (64 a.C. ca. – 17 d.C. ca.)].
Premettiamo che all’epoca era assolutamente vietato alle donne – al pari degli schiavi e pena la morte – lo studio e la professione delle arti della medicina e della fisica: il mestiere dell’ostetrica e della ginecologa era poi stato proibito alle donne in Atene probabilmente per il fatto che gli Ateniesi attribuivano loro la colpa di indurre molte donne all’aborto. Lo stesso Ippocrate aveva proibito alle donne di accedere alla sua scuola di Kos (anche se poi avrebbe loro concesso di studiare ostetricia nella sua scuola in Asia Minore).
Per aggirare tale divieto Agnodice ideò lo stratagemma di travestirsi da uomo, acconciando ad arte i suoi capelli. In questo modo riuscì a diventare allieva di Erofilo ed a seguire le lezioni che questi teneva in Alessandria d’Egitto.
Possiamo allora dire che, nonostante già in epoca anteriore ad alcune donne fosse già stato permesso di professare il mestiere dell’ostetrica, Agnodice fu il primo ginecologo dell’era antica che, senza sottomettersi al rilascio di alcun permesso, per prima osò porsi al pari degli uomini anche nello studio di tutte le varie branche della medicina del tempo raggiungendo un’alta considerazione in ambiente medico. Resasi conto che molte donne, soprattutto quelle gravide e prossime al parto, andavano incontro alla morte fra atroci dolori perché riluttanti a farsi visitare da medici uomini, scelse quali suoi campi d'azione per la sua futura professione medica l'ostetricia e la ginecologia.
La sua prima paziente fu infatti una donna, la quale si fece visitare solo allorché Agnodice le rivelò la sua vera identità. Probabilmente gelosi della sua fama, alcuni medici la accusarono di plagiare le donne per poterle visitare fingendo che fossero malate. Riuscirono quindi a trascinarla davanti ai giudici ateniesi dell’Areopago costringendola, pena la morte, a rivelare quale fosse il suo vero genere e, non soddisfatti della sua confessione, ancora indignati nei loro animi, la accusarono di avere infranto la legge che vietava espressamente alle donne di professare la medicina. Secondo una narrazione di chiara valenza popolare, riportata peraltro da Igino, solo l’intervento delle sue pazienti al grido “Voi uomini, non siete i nostri mariti, bensì i nostri nemici, perché state condannando colei chi ci ha guarite...” riuscì ad evitare ad Agnodice le conseguenze del giudizio di condanna dell’Areopago e ad ottenere nel contempo l’abolizione di una legge ritenuta frutto della società patriarcale greca e giudicata discriminante nei confronti delle donne, purché il suo esercizio fosse limitato alla cura del genere femminile.
Successivamente per altre donne, tra le quali ricordiamo qui Antiochis di Tlos (I sec. a.C.), ci fu la concreta possibilità, poprio alla pari dei colleghi maschi, di ottenere il rispetto dai medici di sesso maschile e di lavorare al loro fianco, in un ruolo importante e complementare che riconoscesse anche alla donna un’abilità nella conoscenza teorica e pratica, non relegandola unicamente nella formazione e nella competenza su quelle che erano allora conosciute come materie e malattie prettamente “femminili”. La donna, quindi, intesa non solo come aiutante di un ἰατρός (cosa che invece Galeno dichiarava potesse invece verificarsi comunemente quando faceva riferimento ai medici di sesso femminile) ma col ruolo di guaritrice: essa non solo poteva quindi essere una semplice aiutante o soccorritrice (σώτειρα) bensì “colei che guarisce, il chirurgo” (ἰατρίνη), il corrispettivo femminile dello ἰατρός.
Purtroppo nei secoli successivi solo a partire dal XVIII secolo alle donne sarebbe stato effettivamente riconosciuto il diritto a studiare e professare la medicina e in particolare l’ostetricia, ed in Europa nella capitale francese fu solo nel 1868 che l'École de Medicine di Parigi avrebbe aperto le sue porte alle donne permettendo loro solo nel successivo ventennio di diventare interniste nelle strutture ospedaliere francesi.